Stamattina una delle prime cose che ho fatto è stato andare sulla homepage di Google per vedere la personalizzazione del logo in stile Halloween (sì lo so, ho qualche problemino mentale…) e ho constatato che contrariamente alle mie previsioni il logo oggi è sempre lo stesso
Solo in Italia però, ecco cosa c’è infatti sulla homepage di Google.com
E il G Halloween non finisce qui, anche il logo di YouTube è stato personalizzato
Google.it è solo in ritardo o non ha intenzione di vestirsi per l’occasione?? Staremo a vedere.
Zopa has launched Zopa Listings, allowing individual borrowers to post their own specific requests for loans for individual lenders to review and then bid against.[...]
Il 28 ottobre mi è arrivata un email il cui mittente è bébé surgelé il cui subject è "A "home made" street marketing campaign for 119 (National French phone number to prevent child abuse)" e all’interno del cui corpo è presente solo un link, una firma e un’immagine.
Il link era l’URL di un video su YouTube, questo
La firma è
"Bébé Surgelé" (frozen Baby)
A home made (spoof but done) street marketing campaign for 119
(national french phone number to prevent child abuse)
inspired by real facts.
PARIS 10 . 2007
e l’immagine è questa .gif
A qualcun’altro è arrivata la medesima email? Non riesco a risalire alla "sorgente" di questa comunicazione ma credo che abbia sortito l’effetto sperato.. ne sto parlando qui
Una caratteristica che mi contraddistingue è il tempismo (ultimamente nella vita reale ne ho dato una lampante dimostrazione) tranne quando si tratta di scrivere su questo blog. Trovo un articolo interessante e poi immancabilmente passano settimane prima che riesca a trovare il tempo o l’occasione per parlarne. Comunque, chiusa parentesi, il post in questione è When Does a Social Network Become a "Publicity Network"?
Allen Stern, l’autore dell’articolo, analizza il fenomeno Twitter come strumento di social networking e si sofferma sulla inevitabile "snaturizzazione" dello stesso da parte di alcuni noti personaggi della rete. Il personaggio di riferimento è Robert Scoble il cui account su Twitter mostra in questo momento 6.628 followers, e fino a qui tutti i nostri complimenti, accanto però a questo dato "Following: 6.809".
La domanda sorge spontanea: come può Scoble seguire tutti i twit di 6809 utenti? Stern a questo proposito ipotizza anche un calcolo per verificarne la fattibilità "umana":
With 6,000 people on Twitter, let’s assume 10% are active and post 3 messages a day, that’s 1800 messages per day to keep track of
La riflessione che è scaturita da questa constatazione è stata appunto se per personaggi come Scoble Twitter più che un social network sia diventato un publicity network, ossia un mezzo per farsi pubblicità, per automanifestarsi, per segnalare i propri articoli/post, senza di fatto interagire con gli altri utenti in uno spirito di condivisione e di confronto.
A social networking tool becomes a publicity tool when "I speak, you speak, I reply, you reply" becomes "I speak, you listen".
Lo stesso Scoble è intervenuto con un commento in cui ha spiegato che per lui Twitter è come una sorta di chat room e che non è vero che è impossibile star dietro a tutti i twit, anzi "it is VERY possible". Aggiunge inoltre che non perde MAI i twit di coloro che iniziano i loro messaggi con "@scobleizer" grazie al loro raggruppamento all’interno della pagina "replies" e chiude parlando della funzione "track" che gli consente di avere sott’occhio tutto ciò che viene discusso su un argomento come ad esempio "microsoft".
Insomma una cosa è certa: Scoble conosce molto bene il mezzo che ha a disposizione e lo utilizza in maniera consistente (anche se c’è chi afferma che i twit non sono tutti farina del suo sacco), quello che ci si chiede e se lo stia usando in maniera corretta.
Il punto è che molti account su Twitter sono stati aperti solo ed esclusivamente per utilizzare il mezzo come un publicity network, l’esempio citato da Stern è Mashable (Following 2 / Followers 1.608) a me vengono in mente tra i miei contatti SkyTG24 e Blogosfere , e il successo di alcuni di questi fa scaturire una domanda forse un tantino provocatoria
Are these new publicity networks (Facebook, Twitter, etc.) the new press release? [...] And if you are working with a social media consultant who isn’t leveraging these new publicity networks where appropriate, you need to find a new consultant
Che ne pensate? Twitter potrebbe arrivare a sostituire la tradizionale press release? Come vedete l’utilizzo di Twitter non come servizio di microblogging, o di social networking in senso lato, ma come Publicity Network? Considerate Robert Scoble un caso ibrido?
Nonostante tutti gli scetticismi e le critiche, Second Life continua a vivere e soprattutto a stupirci, o almeno ci riesce con la sottoscritta che dopo aver letto l’ultimo post di Giovy è andata subito a vedere la ricostruzione della Cappella Sistina da parte di Vassar.
Ecco qualche snapshot scattato oggi:
Nella seconda parte delle mie riflessioni su Second Life scritte su One Web 2.0 avevo già manifestato la mia opinione sul fatto che è importante considerare tutti i possibili campi di applicazione e non solo quelli strettamente collegati alla promotion o al branding
può avere diversi campi di applicazione tra cui sembra interessare molto alle aziende quello del R&D in particolare per testare prototipi di prodotto e/o di servizi, riducendo drasticamente l’investimento economico e potendo contare allo stesso tempo su un ampio bacino d’utenza
Vassar ha deciso di investire sulle opportunità che Second Life offre per l’insegnamento e l’apprendimento non solo nel campo artistico ma anche in altre discipline. La ricostruzione della Cappella Sistina ha già riscontrato un notevole successo, sul sito di Vassar apprendiamo che molti insegnanti da tutte le parti del mondo, dopo aver visitato la Cappella, hanno scritto per informare che molto probabilmente navigheranno in Second Life durante le loro lezioni.
Se come me sentite subito il desiderio di vedere "dal vivo" di cosa si tratta cliccate sul relativo SLurl.
E se ve la foste persa vi consiglio una capatina anche alla Basilica di San Francesco d’Assisi (vai sul sito secundavita.com).
Non so da quant’è che gira in rete questo filmato ma l’ho trovato brillante e quindi lo inserisco anche qui.
Si tratta di un video realizzato per RedPrairie, leader mondiale nella tecnologia per la supply chain, in cui viene dimostrato come all’interno del negozio molte delle vendite non vanno a buon fine perchè gli addetti hanno PAURA di recarsi nello StockRoom, ossia il magazzino, per prendere articoli non disponibili nell’area di vendita.
Il filmato è un po’ lunghetto, oltre i 7 minuti, ma è esilarante e vi consiglio di guardarlo se non lo avete ancora fatto
Venerdì ho comprato l’Espresso, come molti altri blogger credo, per leggere l’articolo di copertina "SESTO POTERE" il cui sottotitolo recita "Prima la TV ora la Rete. Dopo il caso Grillo il Web sotto processo. è democratico o è un nuovo Grande Fratello?".
Avevo saputo infatti che erano stati intervistati anche alcuni noti blogger italiani ed ero curiosa di sapere che cosa avevano detto. Se devo essere sincera molti di questi mi hanno deluso perchè hanno voluto analizzare il caso Beppe Grillo come se quest’ultimo fosse un blogger come loro, con uguali "diritti e doveri".
Beppe Grillo in realtà; sfrutta la Rete disinteressandosi delle sue caratteristiche di "nuovo media", vale a dire di strumento bidirezionale. Al contrario, usa Internet come un media convenzionale. In alcuni casi la politica tende a usare Internet "da uno a molti", magari con semplici video messi online [...]
In Rete Grillo emette ma non riceve, cioè lascia liberi i commenti ma poi non interagisce nè con i suoi lettori nè con il resto della blogosfera
Sarà superficiale da parte mia fare questa considerazione ma la prima cosa che mi è venuta in mente è stato: vi aspettavate DAVVERO qualcosa di diverso? In tutta onestà mi chiedo se sia fisicamente fattibile per un solo uomo rispondere a tutti i commenti presenti nel blog di Beppe Grillo. Qualcuno potrebbe rispondere "l’80% di quei commenti è fuffa, potrebbe rispondere al restante 20%", ok il ragionamento non fa una grinza se non per un particolare: BEPPE GRILLO è UN VIP, non un VIP BLOGGER ma un VIP vero e proprio (e forse sarebbe opportuno ricordare a questo proposito che è diventato un cosiddetto blogger perchè non aveva più la possibilità di farsi vedere e sentire altrove). Cosa succederebbe se Beppe Grillo rispondesse ad alcuni utenti? Si scatenerebbe la competizione "Beppe Grillo ha risposto ad un mio commento!" "Uff ma a me non risponde mai!" "Ma cosa devo fare affinchè Beppe Grillo mi consideri? Lascio sempre tanti commenti sul suo blog ma a me non risponde mai!" etc etc. So che è una considerazione triste e non in linea con il "tenore" della blogosfera ma Beppe Grillo è un VIP nella blogosfera (non della blogosfera) e come tale deve essere guardato e giudicato.
Una volta ho letto che il blog di Beppe Grillo è di fatto "una blogosfera a sè", non so se essere pienamente d’accordo con questa definizione (che purtroppo non mi ricordo dove ho letto) ma sicuramente esprime bene il concetto di considerare il suo blog come qualcosa di diverso.
Antonio Sofi, in linea con quanto dichiarato dai blogger sopracitati dice
Grillo ha scelto di disegnare la sua Internet come fosse un palcoscenico teatrale, in cui c’è chi si esibisce sopra il palco dei post e un pubblico che sta nella platea dei commenti a godersi lo spettacolo e a chiaccherare tra loro. Di qui una certa illusione di partecipazione e interazione. Ma i commenti alla fine tendono a perdersi nel rumore di fondo di mille altri commenti diventando di fatto applausi o fischi
In questo intervento di Antonio Sofi c’è un passaggio che condivido: "Grillo ha scelto di disegnare la sua Internet", esatto, la SUA internet, non ne esiste una sola che ne dite? Ma quello che ho apprezzato maggiormente di Sofi è stata la prima parte della sua dichiarazione perchè credo che sia il punto di partenza che bisognerebbe adottare per una reale e sensata conversazione sull’argomento
Si può usare Internet in mille modi diversi e con mille finalità [...] Vale l’esempio del classico coltello che può essere usato per tagliare il pane o per offendere. Non esiste una sola Internet, ma tante Internet quante sono le persone che la usano.
[Scritto martedì 2 ottobre prima della pubblicazione]
Ci sono altri pensieri che mi passano per la testa in merito a quanto ho letto sull’Espresso ma per ora preferisco fermarmi qui e non rileggere troppe volte questo post perchè se no va a finire che lo riscrivo o lo cancello eheh. Spero di non essere sembrata "impertinente", è tutto semplicemente imho
Mi sono accorta solo adesso di non aver mai comunicato sul blog, ma solo su Twitter, che ho aperto anche un tumbleblog (credo si dica così) il cui indirizzo è ovviamente