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[PREMESSA]

Come vi accennavo ieri questa settimana sono ospite sul blog di Grazia e sono molto contenta di vedere che dal primo post "Che lavoro fai?" e’ nata una bella discussione sulle domande che in qualche modo temiamo perche’ di non semplice risposta. Ho chiuso il post dicendo che la domanda che mi manda piu’ in crisi e’ "Di cosa parla il tuo blog?"; me lo chiedono in tanti, amici, familiari, "intervistatori" e rispondere e’ davvero complesso.

Qualche post fa vi ho scritto che quando mi e’ stata posta questa temutissima domanda per l’intervista su Jack ho inviato al povero malcapitato una lunghissima descrizione di me stessa e che prima o poi l’avrei pubblicata.

Mi sento di dire che quel momento e’ arrivato :-D

A parte gli scherzi se lo leggete mi fa piacere, ci tengo al "lato umano" di questo blog, beh di ogni blog per la verita’, e’ il criterio principale con cui seleziono i blog che seguo, e’ quella componente della blogosfera che mi fa pensare che chi dice che i blog sono morti non ha capito proprio un bel niente.

 

"Di cosa parla il tuo blog?"

Quando qualcuno mi chiede di cosa parla il mio blog vado in crisi. Un blog che si chiama “Simply My Blog” fa intuire che si tratta di un blog personale, e infatti lo e’, il problema e’ che quando "personale" si riferisce a tante persone compresse in una c’e’ la necessita’ di aggiungere qualche dettaglio in piu rispetto alla description nella header:

“LaFra nel web, Francesca Casadei all’anagrafe, Digital Strategist in ufficio. Qualcuno mi definisce anomala, altri istrionica, altri geek, altri bionda. Qui trovate tutte le “me” possibili”

Francesca Casadei nasce il 19 maggio 1980 a Londra perche’ la mamma e’ inglese. La famiglia paterna vive a Roma. Lei vive a Milano. Insomma un mix di culture che si riflette nella sua capacita di sentirsi a suo agio nei contesti piu’ disparati: dall’aperitivo milanese, alla pinta post lavorativa londinese, dal pranzo di Natale lombardo, ai piatti pronti di Sainsbury.

LaFra nasce il 9 giugno 2006, data in cui ha scritto il primo post intitolato “Everything But Advertising”, un evento in cui ha sentito dire che la differenza tra il blogger e il giornalista e’ che il primo scrive solo se ha qualcosa di interessante da dire. Il suo pensiero fu: “Osservazione interessante, quasi quasi domani ne parlo sul mio blog ;-)

La Digital Strategist nasce nel novembre 2007 in deepblue (gruppo Aegis Media) anche se a dir la verita forse esisteva gia’ da un po’ ma aspettava il giusto input per venire allo scoperto. Una scelta professionale che le sta dando tantissime soddisfazioni: la piu’ importante l’ha avuta a Giugno 2008 vincendo la Young Lions Media Competition ai Cannes Lions (tiriamocela un po’ dai)

Vita personale, professionale, virtuale si contendono la mia attenzione nei post che scrivo. Mi lascio guidare dalla mia continua ricerca di ispirazioni e dalla assoluta convinzione che quelle migliori arrivano sempre attraverso la condivisione dei propri pensieri con gli altri.

Per questo motivo sono capace di passare da temi diciamo piu’ impegnativi, professionalmente parlando, come l’evoluzione dell’offerta pubblicitaria online verso il social e l’utilizzo dei sistemi di microblogging come strumento di PR, a quelli legati alle emozioni di una vita virtuale che diventa sempre piu reale quando i nickname diventano persone in carne e ossa che hanno una voce e un sorriso, fino alla condivisione di aspetti squisitamente legati alla propria vita privata come viaggi e acquisti.

La verita’ e’ che in ogni tema che affronto c’e’ un po’ di ognuna di queste persone: se parlo del mio viaggio a Disneyland poi mi soffermo sulla visibilita degli sponsor (ah la deformazione professionale!), se mi soffermo ad analizzare una campagna di comunicazione online lo faccio prima come utente e poi come addetta ai lavori.

So che suona molto profetico e idealista ma adoro la comunicazione in tutte le sue forme: personale, digitale, pubblicitaria. Il mio obiettivo e’ capire e poi far capire come questi siano aggettivi comuni ad un solo fenomeno e non siano tre attivita distinte.

  • Posted by lafra

Proprio cosi’! La redazione di Grazia mi ha invitato a scrivere nel loro blog come guest blogger della settimana.


Il primo post riguarda le domande che noi temiamo per diversi motivi:

  • Domande a cui e’ difficile dare una risposta sintetica
  • Domande a cui rispondiamo con una piccola bugia per comodita’

Dai commenti e’ gia’ emersa anche un’altra categoria:

  • Domande che semplicemente ci irritano e tirano fuori il lato peggiore di noi eheh

Il titolo del post e’ legato al fatto che una delle domande che mi mette piu’ in crisi e’ "Che lavoro fai?".

L’altra e’ "Di cosa parla il tuo blog?" :-D

Vi aspetto "di la’" ;-)

  • Posted by lafra

Sono lontani i tempi in cui mi divertivo a cambiare la header del blog alla ricerca di quella che fosse più in sintonia con la mia vita in quel particolare periodo.

Il blog da allora è “cresciuto” insieme alla sua mamma, si è ammalato gravemente, è stato curato, è stato spogliato di ogni indumento per poi essere rivestito di un semplice sacco di juta (non chiedetemi il perché di questa associazione mentale sto cercando di ricordarmelo anch’io scavando nel mio bagaglio bibliografico / cinematografico).

Gliel’ho promesso e finalmente eccolo: un vestito nuovo di zecca.

Vi piace?

A me moltissimo :-D soprattutto perchè ogni componente rappresenta qualcosa che mi riguarda.

La header sembra disegnata a matita, che io prediligo rispetto alla penna, su un foglio di carta, rigorosamente a quadretti. Nel mio lavoro ma anche nella preparazione di alcuni post cerco spesso l’ispirazione partendo da un quaderno e da una matita; è una sensazione bellissima quando il pensiero guida la mano che impugna la matita su un foglio bianco, non trovate?

La signorina con la gonna, seduta con il laptop sulle ginocchia ravvicinate e la testa nascosta dietro allo schermo rappresenta il rapporto tra la tecnologia e il mio inevitabile essere donna. Un po’ di tempo fa, presa da una crisi di blogger-identita’ ho chiesto a chi segue questo blog di rispondere ad una domanda: "di cosa parla lafra nel suo blog (e come ne parla)?". Una delle risposte che mi era piaciuta di piu’ era stata la [mini]affermazione di Gianluca

“rete e marketing con un tocco femminile”? :-D

Credo che in un ambiente in cui la componente maschile e’ decisamente prevalente il tocco femminile quando c’e’ si nota, e non parlo solo di me ovviamente ma di tutte le geek girls: si nota nel modo di scrivere, nell’organizzazione degli eventi, nei rapporti con i propri "simili". Mi faceva piacere trasmettere un assaggio visibile di questo tocco anche in questo blog.

E ora i fumetti che escono dalla testolina della nostra signorina dalle gambe lunghe (magari!): sembrano disegnati a caso ma in realtà ognuno rappresenta uno dei possibili approcci che seguo quando scrivo questo blog:

mi lascio ispirare dagli altri (che quoto)…

…per dare il mio personale punto di vista (spesso convinto anche se non necessariamente convincente ahah)…

 

…e lasciare spazio ad ulteriori riflessioni o commenti (miei o dei lettori ovviamente)

E ora i ringraziamenti! Eh si, perche’ io ho solo orchestrato, i musicisti sono stati altri.

Innanzitutto grazie a Laura, mia collega e amica, per aver realizzato tutta la grafica! Qualcuno mi ha suggerito di organizzare un contest per creare il nuovo template del blog ma io volevo lei, il suo tocco e il suo talento grafico e lei ha accettato!

E poi grazie a Kerouac3001 per avermi aiutato con l’implementazione del tutto! 

A voi i commenti invece eheh.

  • Posted by lafra

Stamattina ho visto la diretta in streaming della "Colazione da Wired", l’evento organizzato dal futuro direttore di Wired Italia Riccardo Luna per incontrare noti rappresentati della blogosfera e raccogliere impressioni, suggerimenti, consigli sul futuro lancio di Wired in Italia.

Non so a quanti sia stato mandato l’invito ma era arrivato anche a me e per ovvi motivi logistici ho dovuto declinare altrimenti avrei partecipato. Mi sarebbe piaciuto condividere le mie riflessioni sulle opportunita’ editoriali di questa nuova rivista con gli altri presenti e non potendo esserci lo faro’ ovviamente qui :-)

Le mie considerazioni iniziali sono:

  • Wired e’ un mensile quindi non puo’ creare il suo vantaggio competitivo rispetto alle altre proposte editoriali puntando sulla "freschezza" delle notizie (fanno fatica i quotidiani figuriamoci i mensili). Le attese e le aspettative maggiori nei suoi confronti sono relative ala modalita’ con cui le stesse verranno concettualizzate e approfondite.
  • Wired Italia non puo’ diventare la copia di Wired USA: gli stessi blogger oggi hanno chiarito che sperano che il primo non cannibalizzi il secondo e il direttore ha precisato che non succedera’, sara’ possibile trovare entrambe.
  • Wired deve posizionarsi in maniera diversa rispetto alle altre proposte editoriali che potrebbero essere percepite come concorrenti: rispetto a Nova, piu’ volte menzionato durante la Colazione (dovuto ovviamente anche alla presenza del direttore Luca De Biase), da Jack, accostamento che tutti temono perche’ svalorizzerebbe il ruolo di Wired nel panorama informativo tecnologico, e da altri prodotti in qualche maniera accostabili a Wired relativamente ai temi trattati. Dovrebbe svilupparsi in maniera sinergica e non antitetica a quanto gia’ esiste.
  • Wired potra’ avere, o almeno ci si aspetta avra’, una versione online che a mio avviso non dovrebbe replicare i contenuti della rivista se si vuole venderne un numero di copie sufficiente al sostentamento economico (mi riferisco ovviamente anche alla vendita degli spazi pubblicitari). Oggi durante la colazione ho sentito parlare della rivista come di un "feticcio" perche’ ha ovviamente qualcosa che l’online non puo’ replicare, ma non so quanti possano condividere questa visione a parita’ di contenuti.
  • Wired difficilmente puo’ posizionarsi come aggregatore perche’ una buona parte dei suo potenziali lettori utilizza gia’ strumenti di aggregazione delle informazioni (e qui ritorno sempre al discorso del filtro informativo di cui parlavo in un precedente post)

Per quanto riguarda questo ultimo punto faccio riferimento ad uno degli eventuali target di Wired. Provo a fare chiarezza, a mio avviso i possibili pubblici potrebbero essere:

  • Appassionati di tecnologia (di cui fa parte una bella fetta di blogosfera, in senso lato ovviamente)
  • Opinion Leader (di cui fa parte un’altra porzione di blogosfera, in alcuni casi sovrapponibile alla precedente)
  • Manager Aziendali
  • Enti pubblici e privati

I primi rientrano appunto nel discorso che ho fatto prima in merito alla difficolta’ da parte di Wired di posizionarsi come un aggregatore dell’informazione rilevante: questo pubblico ha gia’ sviluppato una sua modalita’ di aggregazione, in piu’ non ha molta affinita’ con la carta stampata come hanno raccontato alcuni durante l’incontro, e quindi ha bisogno di un vero valore aggiunto per comprare la rivista (e soprattutto per leggerla).

Gli opinion leader, fatta eccezione qualche caso, tengono fortemente in considerazione i big brands editoriali, soprattutto in formato cartaceo, perche’ sanno che l’opinione acquista appunto leadership quando sconfina il bit e e arriva sui mezzi classici.In questo senso Wired dovra’ vedersela con i grandi quotidiani, versione cartacea e online, e con lo stesso Wired americano: dovra’ essere in grado di costruirsi una reputazione, di acquisire credibilita’ nei confronti di questo pubblico.

I terzi e i quarti preferiscono un’informazione snack piuttosto che lunghi articoli ridondanti.

Che cosa accomuna questi pubblici? Di cosa hanno bisogno? Che cosa manca? A mio avviso manca uno strumento che li metta nelle condizioni di capire cosa stanno leggendo, di andare oltre alla notizia, di invididuare dei trend. Come gia’ accennato nel precedente post, piu’ che di un filtro informativo hanno bisogno di una chiave di lettura dell’informazione e di identificazione delle possibili implicazioni per il panorama italiano (e secondo una logica ad imbuto per il loro business).

Durante la Colazione e’ stato precisato il fatto che Wired Italia deve connotarsi di italianita’, raccontando storie e vicende legate a persone, aziende, attivita’ italiane, ma a mio avviso anche individuando le conseguenze e l’impatto per l’Italia di cio’ che avviene oltreoceano, oltremanica, insomma oltre i nostri confini.

Non e’ una novita’ se dico che in Italia spesso l’innovazione arriva "dopo", a volte semplicemente c’e’ ma non e’ visibile, manca una traduzione della stessa per un pubblico piu’ ampio rispetto agli addetti ai lavori.

Ecco questa e’ l’attivita’ di "traduzione" che auspico per Wired Italia.

  • Posted by lafra

Questi ultimi giorni non ho aggiornato il blog perchè mi sono dedicata a rispondere alle dieci domande che Riccardo Pizzi di Pocacola.com mi ha fatto per la sua "rubrica" Una blogger alla settimana:

  1. Come spiegheresti a mia nonna il tuo lavoro di “Digital Strategist” ?
  2. Il fatto di essere bionda non ti impedisce di avere dimestichezza con le tecnologie. Hai fatto un master specifico oppure non sei bionda naturale ?
  3. Che tipo di persona è chi ha un blog ?
  4. “nei confronti di amici e parenti”: di cosa la accusano?
  5. L’idea dei “Fotofaccioni” è diventata il tuo marchio di riconoscimento nelle reti sociali. Marketing o cazzeggio ?
  6. Hai un aspetto da pinup e una mente brillante, dov’è nascosta la fregatura ?
  7. Quanto tempo passi davanti allo specchio?
  8. Come gestisci fans, provoloni e molliconi che ti insidiano quotidianemate con tutti gli strumenti social a loro disposizione?
  9. Il più bel complimento che ti hanno fatto come donna e il più bel complimento come blogger.
  10. Hai appena fatto l’amore e ti alzi per prendere una sigaretta o un succo di frutta. Passando davanti al computer (che mostra sullo schermo la dashboard di WordPress) , noti che c’è un commento in attesa di moderazione o un nuovo link in ingresso.. Che fai?

L’intervista su Pocacola segue la mia comparsata su Jack di Novembre insieme ad altri amici blogger nell’articolo "Da Zero a Star coi Blog"

Sapevo ovviamente che sarebbe stato pubblicato qualcosa su di me nel numero di questo mese, quello che non sapevo è cosa avrebbero scritto. Mi è stata chiesta una descrizione di me stessa e il risultato è stata un’intera pagina di word (ah! la sintesi) da cui è stato estratto questo articoletto. Sintetico ovviamente ma mi è piaciuto molto (a parte il dettaglio della reginetta dei blog che avrei evitato volentieri eheh).

Comunque quella paginetta è ancora qui nel mio pc da qualche parte quindi penso che utilizzerò quello che ho scritto per aggiornare la mia descrizione su questo blog, per ora decisamente scarna e non aggiornata.

Intanto se avete tempo mi farebbe piacere se leggeste l’intervista che mi ha fatto Riccardo :-) Buona lettura!

  • Posted by lafra

Vorrei condividere con voi alcune riflessioni che ho fatto in merito a come si sono evolute le modalita’ di accesso alle informazioni nel tempo, con un riferimento particolare ai feed rss.

I feed rss per me, come per molti di voi ne sono certa, sono una droga. Spesso mi trovo a spiegarne la natura e l’utilizzo ad amici e colleghi e per farlo consiglio sempre di guardare (o mostro direttamente) il video realizzato dai quei geniacci di Commoncraft.

In sintesi il buon leelefever nel 2007 ci spiegava che c’e’ un modo vecchio e lento di accedere alle informazioni (the OLD and Slow Way) e ce n’e’ uno invece nuovo e veloce (The NEW and Fast Way).

Il modo vecchio e’ andare su ogni singolo sito e blog per controllare se ci sono novita’.

 

Il modo nuovo e’ invertire questo procedimento e lasciare che siano le novita’ a venire da te.

Questa inversione e’ fattibile ovviamente grazie alla possibilita’ di ricevere i nuovi articoli e i nuovi post sotto forma di feed rss in un aggregatore, nel mio caso Google Reader.

Ora non so voi, ma se io fossi l’omino disegnato da Commoncraft potrei essere rappresentata cosi:

Avevano ragione quelli di Commoncraft, i feed rss danno dipendenza, arrivi ad aggiungere talmente tanti siti e blog nel tuo aggregatore che e’ umanamente impossibile seguirli tutti. 

E qui vi volevo portare: nasce l’esigenza di un filtro informativo. 

A mio avviso esistono tre macrocategorie di filtri informativi: editoriale, sociale e tecnologico.

FILTRO EDITORIALE

Lasciamo che sia una struttura editoriale a filtrare le notizie più rilevanti e ci fidiamo della loro capacità di scansionare le diverse risorse e di scelta.

Il filtro editoriale, un filtro diciamo "dall’alto", e’ in un certo senso l’attivita’ che e’ storicamente alla base del concetto di pianificazione editoriale, di creazione del palinsesto, dei mass media, se non fosse che le fonti consultate oggetto del filtraggio sono spesso le stesse. E’ anche un’attività a volte offerta come servizio aggiuntivo rispetto alla sola rassegna stampa da parte degli uffici stampa o delle società di pubbliche relazioni.

In questo contesto specifico tuttavia preferisco pensare ad una struttura editoriale piu’ "web oriented" che seleziona le risorse della rete per noi potenzialmente piu interessanti. 

Un esempio potrebbe essere Techmeme e l’italiano Memesphere che "aggrega e analizza migliaia di feed provenienti da blog e da altre fonti web e fornisce ogni giorno la fotografia delle conversazioni e dei concetti più citati dal popolo della rete italiano, ma anche dai media mainstream".

FILTRO SOCIALE

Lasciamo che sia l’aggregazione delle scelte e delle segnalazioni del nostro network sociale a far emergere le novità e gli interventi più interessanti. Faccio specifico riferimento al nostro network personale e non al network generale per due motivi: da una parte perche’ voglio focalizzarmi sul ruolo attivo dell’dell’utente nella scelta di chi (o come vedremo dopo di cosa) "fidarsi" per il filtraggio delle informazioni, dall’altra perche’ siti come digg, come oknotizie e come delicious hanno acquisito con il tempo un ruolo diverso, di siti di ricerca, ma credo che sia meglio rimandarne l’approfondimento in un altro post (di riflessione sulle riflessioni di questo ;-) ).

Alcuni esempi possono essere:

  • Google Reader shared item l’area del tuo Google Reader dove e’ possibile visionare i feed che i tuoi contatti hanno deciso di condividere perche’ considerati piu’ interessanti.
  • delicious.com/network: i links salvati su delicious dai contatti inseriti nel nostro network.
  • Friendfeed: Friendfeed per chi ancora non lo conoscesse (attenzione perche’ e’ giudicato il nuovo Twitter) può essere considerato un servizio di lifestreaming alla stessa stregua di Profilactic ma con una sostanziale differenza che a mio avviso e’ uno dei fattori ne sta decretando il successo: tutto è non solo "likabile" (è possibile contrassegnare i feed interessanti con un "like") ma commentabile; il commento ha la sua importanza in quanto ogni qualvolta un elemento viene commentato in automatico viene riportato in cima alla lista tanto che in alcune occasioni si parla di spam quando i commenti sono talmente numerosi da riportare in cima lo stesso feed più volte. Io sono diventata una friendfeed addicted e quando un feed è fortemente "likato" e commentato mi viene la curiosità di andare a vedere di cosa si tratta.

In contrapposizione al filtro editoriale "dall’alto" potremmo definire il filtro sociale "dal basso"

FILTRO TECNOLOGICO

Il filtro "dal mezzo" (scusate la freddura). Ci affidiamo a filtri automatici, a servizi che o all’interno del nostro reader (ad es. AideRSS con il Postrank) o all’esterno in una pagina web dedicata, selezionano i feed per noi potenzialmente interessanti, sulla base del nostro comportamento (es. Feedhub), dell’interesse mostrato nei loro confronti da altri (nel caso di Postrank si parla di audience engagagement ), o sulla base di keywords da noi segnalate (ad es. FeedRinse).

A questo proposito vi invito a leggere il post di ReadWriteWeb che ha anche ispirato queste mie riflessioni in cui vengono descritti diversi servizi che consentono di filtrare i feed rss tra cui quelli che ho citato.

In questo particolare filtro entra inoltre in scena il tanto discusso e atteso Semantic Web considerato il futuro del Web (il Web 3.0?). Io sono d’accordo con il commento di un lettore di ReadWriteWeb al post "What’s Next After Web 2.0

If Web 1.0 was about Read and Web 2.0 was about Read/Write, then Web 3.0 should be about Read/Write/Understand

Ma sono d’accordo a prescindere dal web semantico.

"(to) Undestand" e’ la vera skill del futuro, sembra scontato ma non lo e’.

Pensiamo ad esempio al web: quanti siti/blog riportarno i fatti e quanti li spiegano? Quanti capiscono veramente quello che stanno scrivendo? Quanti si soffermano sulle parole prima di gettarle in un post? Una persona e’ ovviamente libera di decidere cosa fare del proprio blog o del proprio sito come meglio crede ma se vuole distinguersi, se vuole essere seguito e apprezzato dovra’ sempre di piu’ a mio avviso placare quella crescente sete di "Understanding" che gli utenti hanno.

E per quanto mi riguarda dietro a questi utenti si muovono aziende ed enti pubblici e privati desiderosi di capire cosa sta succedendo e che a volte difficilmente possono riuscirci attraverso la sola lettura dei propri innumerevoli feed.

E qui per ora chiudo ma solo per ora :-)

Voi cosa ne pensate?