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Un mese fa circa, Christian, mio caro amico conosciuto a Londra, mi dice di avere avuto un’idea insieme ad altre persone in merito a come portare la voce collettiva della rete alla Copenhagen Climate Conference (7-18 dicembre 2009) e "metterla nelle mani" dei delegates.
L’idea in sè è semplice e quindi potenzialmente efficace, la sua diffusione, come spesso succede, difficile e un tantino ambiziosa, a tal punto da farmi pensare che avrebbero presto abbandonato il progetto.
Mi sbagliavo.
Così nasce This Place.
L’idea è questa: usare Twitter per rispondere ad una domanda?
What’s
worth
saving
in
#thisplace?
tradotto in italiano sarebbe: Cosa vale la pena salvare su questo pianeta?
Tutto qui. O meglio questo è quello che gli utenti devono fare. Scrivere un twit, possibilmente in inglese, con la risposta a questa domanda e ricordarsi d inserire l’hashtag
#thisplace.
Quello che faranno Christian, David e Becky sarà stampare i twit e pubblicarli in un libro che metteranno nelle mani dei delegates a Copenhagen.
“Climate
change
is
such a
big
and
complex
issue
we
wondered
if
there
was
a
way
to
somehow
squeeze
it
all
into
something
small
and
simple
that
could
make
a
difference
at
Copenhagen.” [Christian]
“To
lots
of
people
Climate
change
seems
like
a
remote
issue
‐
we
wanted
to
capture
personal
stories
of
the
impact
it’s
having
on
peoples
lives
today
or
in
the
near
future.” [David]
Per partecipare all’iniziativa e restare aggiornati sulla sua evoluzione i ragazzi hanno creato www.thisplace09.com dove è possibile vedere l’aggiornamento del Twitter Feed con gli ultimi twit pubblicati, iscriversi all’account di Twitter, leggere il blog e diventare fan della pagina su Facebook.
Ovviamente i numeri in questo momento sono molto molto bassi, conoscendo uno degli ideatori del progetto sono una delle prime persone a parlarne, ma da qualche parte bisogna pur iniziare.
Non so se riusciranno nel loro intento ma io faccio un grosso in bocca al lupo.
Qui i loro contatti personali
David@thisplace09.com
Christian@thisplace09.com
Becky@thisplace09.com
Christian mette a disposizione anche il suo numero di cellulare per chi volesse parlarne con lui a voce +44 787 655 6469.
Recentemente sul numero di Ottobre di Wired Italia ho letto “Ode allo Spreco” di Chris Anderson, direttore di Wired US.
“La tecnologia tende a somigliare sempre di più alla natura. Abbondare è l’unico modo per prosperare e assicurarsi una chance di sopravvivenza. Nella dura vita delle nuove economie, meglio imparare la lezione del libero arbitrio di YouTube”
In sintesi i principali concetti dell’articolo:
- A differenza della natura che è portata a sprecare vita per cercare vita migliore noi esseri umani non siamo predisposti positivamente verso lo spreco, lo consideriamo eticamente sbagliato (pensiamo al senso di colpa che proviamo nei confronti del cibo: se dovessi cucinare una torta e questa non mi soddisfa pienamente non la butterei via per provare a farne una migliore, ma mangerei quella mediocre perchè sarebbe un peccato gettarla nella spazzatura).
- Il concetto di spreco è soggettivo e muta nel tempo perchè cambia il valore economico di alcuni prodotti e servizi; Anderson fa l’esempio della differente percezione di una chiamata interurbana tra nonni e nipoti: i primi la vivono come qualcosa da fare in fretta senza perdere tempo perchè dispendiosa nonostante oggi il costo delle telefonate si sia drasticamente ridotto, i secondi quasi non si pongono il problema.
- La tecnologia oggi ci consente di sprecare proprio come avviene in natura perchè il costo dello spazio che occupiamo con i nostri sprechi (dati, file, etc) è prossimo allo zero.
- YouTube è un esempio concreto di sfruttamento dello spreco: una specie di esperimento collettivo per esplorare lo spazio potenziale dell’immagine in movimento “sprecando video” in cerca di video migliori.
- YouTube mette in crisi il concetto di qualità, scardinandolo da ogni valenza oggettiva per lasciare posto a quelle soggettive: è risaputo che YouTube è pieno di cosiddetta spazzatura, ma non lo è nel momento in cui un video come il piccolo panda che starnutisce totalizza oltre 40 milioni di views. Anderson fa l’esempio dei suoi figli appassionati di Star Wars che preferiscono le animazioni in stop motion ricreate con il Lego da bambini di nove anni loro coetanei rispetto al dvd HD. “La spazzatura è negli occhi di chi la guarda”.
- YouTube cambia le logiche del marketing facendo emergere un mercato prima invisibile in cui la domanda è spesso inespressa o ignorata e l’offerta va ricercata all’interno dello spreco. Riprendendo l’esempio dei suoi figli, Anderson dice che “dev’esserci sempre stata una domanda di Star Wars in stop motion, ma era invisibile perchè nessun esperto di marketing aveva avuto l’idea di offrire un prodotto del genere”. YouTube stravolge le logiche del media introducendo una logica di abbondanza in un settore fortemente caratterizzato dalla gestione della scarsità. Riprendo un passaggio dell’articolo: “Se controlliamo risorse scarse (per esempio la TV in prima serata), dobbiamo scegliere attentamente. Quelle mezz’ore di trasmissione hanno costi reali, e se non si raggiungono le decine di milioni di spettatori si paga con soldi bruciati e carriere distrutte. Non stupisce che i dirigenti televisivi si affidino alle sit-com e alle celebrità: una scommessa sicura in un gioco costoso. Ma se potete sfruttare risorse abbondanti, potete correre rischi perchè il costo del fallimento è basso. Nessuno viene licenziato se la vostra clip su YouTube viene vista solo da vostra madre.”
- In un mondo in cui scarsità e abbondanza coesistono è necessario “perseguire simultaneamente controllo e caos”.
Mi sembra un punto di vista molto interessante ma a tratti incompleto.
Non ho letto gli eventuali approfondimenti su questo tema ma vorrei condividere alcuni pensieri su alcuni passaggi dell’articolo che ovviamente mi interessano quando devo considerare l’Economia dell’abbondanza nel mio ambito lavorativo.
Anche internet è gestita in logica di scarsità.
Ovviamente non “internet” globalmente, solo alcuni dei suoi ambienti, ma credo sia opportuno ricordarlo perchè nell’articolo di Anderson mi sembra che i media classici vengano analizzati come se avessero logiche totalmente differenti dai digital media.
Anche quest’ultimi sono interessati da una logica di scarsità, pensiamo ai portali e alle testate giornalistiche online. La visibilità si paga, non tanto quanto sui mezzi classici come la TV, ma non è gratis.
La stessa homepage di YouTube richiede un investimento spesso non marginale in termini di quote di budget.
Di conseguenza procedere per tentativi, sperimentare sprecando con l’obiettivo di cercare la soluzione migliore può essere oneroso se il video in questione è appunto nella homepage di YouTube o del Corriere (a questo proposito vado un po’ OT ma vi ricordo alcune discussioni “roventi” su Friendfeed in merito alla sponsorizzazione di Lancia Delta appunto sul Corriere).
Il rovescio della medaglia è che l’economia della scarsità online si trascina gli stessi atteggiamenti prudenziali e sbagliati tipici dei media classici. Anderson dice che i dirigenti televisivi puntano sulle celebrità per non “sbagliare”, io vedo web marketing manager che per lo stesso motivo, andare sul sicuro, decidono di riproporre online lo spot televisivo, tale e quale, o perchè hanno paura di puntare su qualcosa di diverso o perchè nella loro percezione è il contenuto di maggiore qualità che hanno a disposizione (quello che è costato di più produrre). Potrebbero avere contenuti inediti, magari banalmente i dietro alle quinte dello spot con episodi divertenti delle riprese o i commenti a caldo dei protagonisti, ma preferire lo spot andato in onda, perchè gli altri contenuti non sono qualitativamente adeguati.
Qui ovviamente ha ragione Anderson quando dice che la spazzatura è negli occhi di chi la guarda e che c’è una domanda che il marketing non vede e a cui quindi non può rispondere.
Internet ha una memoria che lascia molte tracce. Caotica, ma potenzialmente infinita.
Sì è vero, il costo dello spazio occupato dai dati oggi si avvicina allo zero, ma è anche vero che questo rende possibile immagazzinarne la memoria storica.
Arriverò al dunque: se metti online una cavolata è molto difficile farla sparire. Puoi eliminarla dalla tua macchina ma questo non esclude che qualcuno l’abbia salvata e ripubblicata in altri spazi della rete. Quindi anche in questo caso sprecare per andare alla ricerca del contenuto perfetto può essere controproducente perchè nulla esclude che l’utente arrivi al tuo spreco prima di arrivare al tuo contenuto perfetto.
Anche nel caso in cui l’utente scopra il contenuto perfetto non è escluso che per approfondirlo non arrivi agli sprechi che lo hanno preceduto.
Questo ragionamento vale ovviamente per le aziende, per le celebrities, ma anche per le persone comuni: vogliamo davvero che il nostro potenziale datore di lavoro cercando informazioni su di noi arrivi a quel famoso video che ha fatto tanto scompisciare i nostri amici? Anche questo è un tema che richiederebbe un approfondimento ma in questo post eviterei (vi suggerisco la sempre valida presentazione di Sara al Parmaworkcamp "Quando anche il tuo capo è online", qui ripresa in video da Elena).
Attenzione, non voglio censurare un determinato tipo di comportamento online, io stessa ho vita morte e miracoli di me stessa nei vari social media ma ad ognuno dò un ruolo e li tengo per quanto possibile sotto controllo.
Vorrei solo suggerire un po’ di prudenza verso la cosiddetta Economia dell’Abbondanza e approfondire un aspetto solo accennato da Anderson nell’articolo che è quello di perseguire simultaneamente controllo e caos.
L’approccio all’Economia dell’abbondanza dovrebbe iniziare non dallo spreco ma dal monitoraggio.
In conclusione posso dire che a mio avviso il miglior modo per sfruttare questa abbondanza è iniziare da subito a monitorarla.
Il monitoraggio dovrebbe interessare quattro categorie di contenuti:
- I tuoI contenuti per avere una visione d’insieme degli “sprechi” già pubblicati e ricostruirne uno storico. Come sono stati recepiti? Come sono stati riutilizzati da parte degli utenti? Sono davvero degli sprechi inutili o se modificati possono evitare di sprecare ulteriormente generandone di nuovi?
- I contenuti che parlano di te per capire come controllarli ed eventualmente gestirli. Internet ha il vantaggio rispetto agli altri mezzi di poter modificare, taggare, commentare, linkare, aggregare ciò che viene distribuito in rete. Se qualcuno pubblica un video su un nostro prodotto è scontato dirlo ma è importante essere il primo a saperlo in modo da decidere se e come reagire. Se gli utenti ad esempio pubblicano video tutorial sui nostri device potrebbe essere una buona idea creare un ambiente dove aggregarli piuttosto che crearne di nuovi (ed evitare ancora una volta “sprechi”).
- I contenuti degli altri per controllare cosa è già disponibile in rete per evitare di aggiungere “sprechi” già realizzati. Anderson afferma che “presto o tardi ogni video realizzabile sarà realizzato”: a mio avviso sarà più tardi che presto perchè la cultura del Remix può portare alla generazione di infinite versioni di uno stesso contenuto, ed è opportuno monitorare la rete per evitare di investire risorse nella creazione di qualcosa che esiste già se non è necessario.
- I commenti ai contenuti: per cercare di capire cos’è la qualità oggi. Non voglio dire che il video del panda che starnutisce sia un video eccelso ma se ha totalizzato così tante views forse è meglio farsi delle domande su cosa è possibile offrire oggi ed esplorare il web alla ricerca di stimoli che stravolgano magari i canoni tradizionali di qualità.
Voi cosa ne pensate? Secondo voi qual è il giusto modo di approcciare questa Economia dell’Abbondanza? Avete esempi interessanti di gestione dello "spreco"?
Oggi è stata pubblicata su TPBlog, il blog di TP Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti, l’intervista che mi ha fatto Flavia Brevi, che conosco grazie al suo blog Simply ADdicted.

Le domande che mi ha fatto sono:
- Come sei diventata digital strategist?
- Quanto ha contato per la tua esperienza professionale il tuo blog?
- Torniamo a scuola e fingi di trovarti di fronte alla maestra che ti chiede di riassumere il tuo e-book
Grazie Flavia, non è stato facile rispondere, è sempre complesso parlare del mio lavoro e nelle domande spero di aver espresso con chiarezza il mio punto di vista sia su cosa vuol dire per me essere digital strategist sia sull’importanza di essere blogger anche sul piano professionale.
Oltre all’intervista su TPBlog volevo cogliere l’occasione di questo post per rispondere a coloro che mi stanno chiedendo o che magari nei prossimi giorni mi chiederanno "Ma sei tu quella che balla su l’Espresso di questa settimana?".
Sì sono io e sì è stata un sorpresa anche per me.
Non voglio dilungarmi ulteriormente su cosa penso di questo scatto o meglio della pubblicazione di questa foto nell’articolo di Alessandro Gilioli relativo alla Blogfest a Riva del Garda.
Il tema è già stato sufficientemente sviscerato in questa discussione su Friendfeed quindi mi limito ad embeddarla.
AGGIORNAMENTO DEL 20 OTTOBRE 2009
Successivamente alla pubblicazione di questo post ho scritto al Direttore de L’Espresso Daniela Hamaui per segnalarle la discussione e chiederle gentilmente di garantirmi che lo scatto in questione non sarebbe rientrato tra le immagini di repertorio, in sostanza volevo assicurarmi che non venisse più utilizzata. Mi ha risposto il photo editor chiedendomi di inoltrare la richiesta direttamente al fotografo Frazzetta. Andrea è stato davvero molto gentile e professionale e oltre a scusarsi mi ha spiegato le ragioni dell’utilizzo della foto. Mi fa quindi molto piacere pubblicare la sua email e ringraziarlo.
Cara Francesca, Sono Andrea, fotografo, autore del servizio sul Blogfest per l’Espresso.
Innanzitutto, doverosamente, e davvero con molta sincerità: scusa. Non era proprio mia intenzione metterti in imbarazzo con questa immagine, e in sostanza, senza dilungarmi troppo, hai ragione su tutta la linea.
In secondo luogo ti garantisco che la foto non verrà mai più usata, non sarà archiviata nè da me nè dall’Espresso e provvederò oggi stesso ad eliminare il file (è uno scatto digitale) dall’Hard Disk.
Detto questo mi piacerebbe spiegarti come sono andate le cose, soprattutto per chiarire che non c’è stata da parte mia nessuna cattiva intenzione.
Sono stato incaricato dall’Espresso di seguire l’evento del Blogfest, nei giorni di sabato e domenica, insieme ad Alessandro Giglioli. Ti confesso che sin dall’inizio mi sono trovato un po’ difficoltà, l’evento in sé, interessantissimo nei contenuti, era davvero difficile da trasporre fotograficamente… Parlando e consultandomi un po’ con Alessandro, Gianluca Neri, e facendo amicizia poi con un po’ di ragazzi al blogfest, ho deciso di cercare di riportare, fotograficamente, l’attenzione sull’elemento più “umano”… sui blogger, sui ritratti, e sul clima di festa e confronto che erano nello spirito di questo evento. Quanto alle foto della festa sinceramente non pensavo neanch’io sarebbero state usate… ma credo di capire il senso della scelta.
Per noi “profani” la figura del blogger è un qualcosa di molto vicino a una sorta di “nerd”, un’appassionato “internettofilo” richino sulla sua tastiera e chiuso in casa davanti al monitor. Ora queste immagini della festa, molto vitali, credo siano piaciute alla redazione proprio perché un po’ spiazzanti rispetto all’argomento… Per la serie: ehi i blogger sono socievoli non solo on-line, e sono pure belli… Ecco io ho inserito queste foto un po’ per questo motivo…
Detto questo è stato un mio errore non averti chiesto il consenso preciso. È una cosa che non faccio mai, ti prego di credermi, ho un grandissimo rispetto per tutte le persone che fotografo, la mia mancanza è stata un po’ accidentale ed è stata una leggerezza… Come ti dicevo non immaginavo che le foto della festa alla fine sarebbero state usate, (fra l’altro sono passato alla festa anch’io un po’ per caso e fuori programma…).
Mi son reso conto che le immagini sarebbero state tutto sommato interessanti da inserire nel servizio solo il mattino dopo, domenica… e proprio domenica mattina ho cercato di trovarti “nel tendone” e nei paraggi… ma non ti ho più visto… ho incontrato invece Lawrence e Guido anche loro “protagonisti” di una foto di ballo che non è stata poi scelta, e a Guido ho chiesto il permesso per poter fare anche un altro ritratto (quello con gli occhiali finti, pubblicato poi vicino alla tua immagine…)
Insomma non ti ho incrociato più e poi ho lasciato correre un po’ così, non pensando che la foto sarebbe stata pubblicata e confidando eventualmente nella tua comprensione e nella chiarezza delle buone intenzioni di questo articolo.
Insomma, lo ribadisco, ho sbagliato a non dirtelo (e anche non cercare di contattarti dopo) e sono sinceramente dispiaciuto… E ti ribadisco anche tutta la mia buona fede… ho dovuto “allargare” il servizio con queste immagini proprio per riuscire a far “reggere” fotograficamente il reportage che rischiava altrimenti di saltare o di diventare molto più stringato… insomma di fronte a questa possibilità ho deciso piuttosto di rischiare.
Ti chiedo ancora scusa. Quanto all’immagine nello specifico il mio poco obiettivo parere di autore e che sia una bella foto… e spero che in qualche modo questo abbia limitato un po’ i danni, ovvero il fastidio che ti ha inevitabilmente provocato… il mio era un tentativo di rendere omaggio al “mood” dell’evento e all’allegria del momento (in fondo era una festa, lo dice anche il nome no? blogfest, no blog-symposium, o blog-award-ceremony…) non volevo davvero strumentalizzare la tua bellezza.
Spero in qualche modo di aver recuperato un po’ e ti ringrazio davvero per aver reagito in maniera così intelligente e comunque gentile a uno sgarbo innegabile che ho fatto nei tuoi confronti… Ti lascio per qualsiasi ulteriore informazione e chiarimento il mio numero di telefono [...]
Ho letto poi la discussione generatasi su FriendFeed (fra l’atro davvero molto interessante e “istruttiva” per me e per chi fa il mio lavoro…), ho deciso di risponderti privatamente perché mi sembrava doveroso e più opportuno.
Gradirei comunque farti delle scuse pubbliche anche per chiarire la mia posizione rispetto agli altri partecipanti, se lo ritieni quindi pubblica pure questa mail, o fammi sapere e nel caso sarò contento di lasciare un mio piccolo post.
Grazie per la tua attenzione e comprensione.
A presto
Andrea
Grazie ancora.
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