Per l’occasione ho preparato una presentazione in cui ho descritto brevemente il contenuto dell’ebook e come è nato per poi soffermarmi su come ho cercato di renderlo visibile online attraverso l’utilizzo dei miei spazi social.
L’evento ha rappresentato anche il momento ideale per "ufficializzare" il mio editore: ovviamente Simplicissimus Book Farm che è stato anche sponsor della GGD.
Il mio intervento si è chiuso con un video in cui racconto alcune tecniche di promozione 1.0 di un ebook. In realtà il video è molto meno serio di quanto il titolo possa far pensare, ve ne accorgerete guardandolo.
I materiali a cui faccio riferimento nel video sono scaricabili qui:
Ovviamente se qualche pazzo come me volesse provare ad utilizzarli mandatemi qualche prova fotografica o un video della pazzia che ci facciamo due risate.
Eccone due
Un doveroso ringraziamento va ad Antonio Tombolini e Marco Croella di SBF, alle ragazze del team della GGD di Bologna per avermi invitato, ad Anna per aver reso possibile questa trasferta (ero stampellata e avevo bisogno di assistenza ), a Maurizio per il brainstorming 1.0 e a Laura per i disegni.
Quanto ha contato per la tua esperienza professionale il tuo blog?
Torniamo a scuola e fingi di trovarti di fronte alla maestra che ti chiede di riassumere il tuo e-book
Grazie Flavia, non è stato facile rispondere, è sempre complesso parlare del mio lavoro e nelle domande spero di aver espresso con chiarezza il mio punto di vista sia su cosa vuol dire per me essere digital strategist sia sull’importanza di essere blogger anche sul piano professionale.
Oltre all’intervista su TPBlog volevo cogliere l’occasione di questo post per rispondere a coloro che mi stanno chiedendo o che magari nei prossimi giorni mi chiederanno "Ma sei tu quella che balla su l’Espresso di questa settimana?".
Sì sono io e sì è stata un sorpresa anche per me.
Non voglio dilungarmi ulteriormente su cosa penso di questo scatto o meglio della pubblicazione di questa foto nell’articolo di Alessandro Gilioli relativo alla Blogfest a Riva del Garda.
Il tema è già stato sufficientemente sviscerato in questa discussione su Friendfeed quindi mi limito ad embeddarla.
AGGIORNAMENTO DEL 20 OTTOBRE 2009
Successivamente alla pubblicazione di questo post ho scritto al Direttore de L’Espresso Daniela Hamaui per segnalarle la discussione e chiederle gentilmente di garantirmi che lo scatto in questione non sarebbe rientrato tra le immagini di repertorio, in sostanza volevo assicurarmi che non venisse più utilizzata. Mi ha risposto il photo editor chiedendomi di inoltrare la richiesta direttamente al fotografo Frazzetta. Andrea è stato davvero molto gentile e professionale e oltre a scusarsi mi ha spiegato le ragioni dell’utilizzo della foto. Mi fa quindi molto piacere pubblicare la sua email e ringraziarlo.
Cara Francesca, Sono Andrea, fotografo, autore del servizio sul Blogfest per l’Espresso.
Innanzitutto, doverosamente, e davvero con molta sincerità: scusa. Non era proprio mia intenzione metterti in imbarazzo con questa immagine, e in sostanza, senza dilungarmi troppo, hai ragione su tutta la linea.
In secondo luogo ti garantisco che la foto non verrà mai più usata, non sarà archiviata nè da me nè dall’Espresso e provvederò oggi stesso ad eliminare il file (è uno scatto digitale) dall’Hard Disk.
Detto questo mi piacerebbe spiegarti come sono andate le cose, soprattutto per chiarire che non c’è stata da parte mia nessuna cattiva intenzione.
Sono stato incaricato dall’Espresso di seguire l’evento del Blogfest, nei giorni di sabato e domenica, insieme ad Alessandro Giglioli. Ti confesso che sin dall’inizio mi sono trovato un po’ difficoltà, l’evento in sé, interessantissimo nei contenuti, era davvero difficile da trasporre fotograficamente… Parlando e consultandomi un po’ con Alessandro, Gianluca Neri, e facendo amicizia poi con un po’ di ragazzi al blogfest, ho deciso di cercare di riportare, fotograficamente, l’attenzione sull’elemento più “umano”… sui blogger, sui ritratti, e sul clima di festa e confronto che erano nello spirito di questo evento. Quanto alle foto della festa sinceramente non pensavo neanch’io sarebbero state usate… ma credo di capire il senso della scelta.
Per noi “profani” la figura del blogger è un qualcosa di molto vicino a una sorta di “nerd”, un’appassionato “internettofilo” richino sulla sua tastiera e chiuso in casa davanti al monitor. Ora queste immagini della festa, molto vitali, credo siano piaciute alla redazione proprio perché un po’ spiazzanti rispetto all’argomento… Per la serie: ehi i blogger sono socievoli non solo on-line, e sono pure belli… Ecco io ho inserito queste foto un po’ per questo motivo…
Detto questo è stato un mio errore non averti chiesto il consenso preciso. È una cosa che non faccio mai, ti prego di credermi, ho un grandissimo rispetto per tutte le persone che fotografo, la mia mancanza è stata un po’ accidentale ed è stata una leggerezza… Come ti dicevo non immaginavo che le foto della festa alla fine sarebbero state usate, (fra l’altro sono passato alla festa anch’io un po’ per caso e fuori programma…).
Mi son reso conto che le immagini sarebbero state tutto sommato interessanti da inserire nel servizio solo il mattino dopo, domenica… e proprio domenica mattina ho cercato di trovarti “nel tendone” e nei paraggi… ma non ti ho più visto… ho incontrato invece Lawrence e Guido anche loro “protagonisti” di una foto di ballo che non è stata poi scelta, e a Guido ho chiesto il permesso per poter fare anche un altro ritratto (quello con gli occhiali finti, pubblicato poi vicino alla tua immagine…)
Insomma non ti ho incrociato più e poi ho lasciato correre un po’ così, non pensando che la foto sarebbe stata pubblicata e confidando eventualmente nella tua comprensione e nella chiarezza delle buone intenzioni di questo articolo.
Insomma, lo ribadisco, ho sbagliato a non dirtelo (e anche non cercare di contattarti dopo) e sono sinceramente dispiaciuto… E ti ribadisco anche tutta la mia buona fede… ho dovuto “allargare” il servizio con queste immagini proprio per riuscire a far “reggere” fotograficamente il reportage che rischiava altrimenti di saltare o di diventare molto più stringato… insomma di fronte a questa possibilità ho deciso piuttosto di rischiare.
Ti chiedo ancora scusa. Quanto all’immagine nello specifico il mio poco obiettivo parere di autore e che sia una bella foto… e spero che in qualche modo questo abbia limitato un po’ i danni, ovvero il fastidio che ti ha inevitabilmente provocato… il mio era un tentativo di rendere omaggio al “mood” dell’evento e all’allegria del momento (in fondo era una festa, lo dice anche il nome no? blogfest, no blog-symposium, o blog-award-ceremony…) non volevo davvero strumentalizzare la tua bellezza.
Spero in qualche modo di aver recuperato un po’ e ti ringrazio davvero per aver reagito in maniera così intelligente e comunque gentile a uno sgarbo innegabile che ho fatto nei tuoi confronti… Ti lascio per qualsiasi ulteriore informazione e chiarimento il mio numero di telefono [...]
Ho letto poi la discussione generatasi su FriendFeed (fra l’atro davvero molto interessante e “istruttiva” per me e per chi fa il mio lavoro…), ho deciso di risponderti privatamente perché mi sembrava doveroso e più opportuno.
Gradirei comunque farti delle scuse pubbliche anche per chiarire la mia posizione rispetto agli altri partecipanti, se lo ritieni quindi pubblica pure questa mail, o fammi sapere e nel caso sarò contento di lasciare un mio piccolo post.
Il mio adorato collega Mauri, mi ha segnalato un altro caso di "Personality-based marketing" davvero molto interessante che non conoscevo. Si tratta di Scott Schuman, autore del blog The Sartorialist.
Come Julia Allison anche Scott e’ diventato una web celebrity e la sua fama ha superato i confini della rete, tanto è vero che recentemente ne ha parlato anche la rivista Style del Corriere.
Chi è: Scott Schuman aveva uno showroom specializzato in vendite di collezioni di giovani designer, chiuso dopo l’11 settembre. In seguito ha iniziato a fotografare persone che lo colpivano per il loro look, e a pubblicare queste immagini in un blog: non foto dalle sfilate, non immagini patinate, ma persone che incontrava per strada, caratterizzate da accostamenti insoliti ed estrosi. Come dichiare lui stesso: "My only strategy when I began The Sartorialist was to try and shoot style in a way that I knew most designers hunted for inspiration (…). At the same time I’m also really touched when I get emails from everyday people who say they have been inspired to see themselves and others in a new and usually more accepting way."
Il successo: Il progressivo successo del suo blog lo ha portato a diventare fotografo a tempo pieno e il Time Magazine’s lo ha inserito tra i personaggi più influenti in fatto di moda e design. Il suo blog è insomma diventato un punto di riferimento sia per un pubblico di curiosi e di modaioli, ma anche per stilisti, giornalisti e venditori di moda. Attualmente Schuman ha una pagina mensile su GQ, è autore di articoli e video per style.com ed è stato ingaggiato anche da Gant per realizzare l’ultima campagna pubblicitaria.
Perchè Schuman? Schuman sta connotando l’ultima campagna Gant con un’immagine urban, young e un po’ edgy (a parere mio). Infatti non vi sono passerelle, ma strade di New York, non vi sono modelli, ma ordinary people e non vi sono nemmeno solo vestiti Gant: i ragazzi sono infatti stati invitati a scegliere i pezzi più rappresentativi della collezione da abbinare ad altri capi del proprio personale guardaroba. Credo che la scelta di Schuman sia stata dettata dal desiderio di posizionare la marca come metropolitana, giovane, versatile.
Web celebrity & brand Questo caso mi sembra interessante poichè da una parte ci mostra alcune condizioni che possono lanciare qualcuno come celebrità sul web:
talento (non tutti gli UGC sono uguali)
visibilità nei social media
specializzazione in un determinato ambito (la moda)
capacità di attrarre un pubblico specifico (appassionati di moda metropolitana)
coerenza con il mezzo web (scegliere contenuti non presenti su altri media, cogliere il lato "dal basso" della moda che può attrarre i navigatori)
D’altro canto l’interesse di media brand come Condè Nast (GQ e Style.com) e di brand come Gant mostrano come le web celebrity possano essere utilizzate strategicamente per connotarsi con un’immagine cool&updated, di cui la rete continua a godere.
Grazie Mauri!
La mitica Vissia, altra collega dalle mille risorse, mi segnala invece un articolo su Glamour edizione francese dedicato alle Fashion Blogueueses, blogger che si focalizzano sulla moda e che sono diventate un punto di riferimento non solo per il pubblico, ma anche per le stesse case di moda.
Ecco qualche esempio:
The cherry blossom girl: Alix ha 23 anni ed è parigina; decisamente un personaggio polivalente: disegna lei stessa dei modelli, è fotografa e ha creato la propria brand "Alix".
Punky B’s fashion diary: Géraldine (32 anni, residente a Metz) ha creato il suo blog nel novembre 2006. Tutto il materiale nel sito è per cosi’ direhome made (le foto sono scattate da un amico). Ora Géraldine è stilista anche nella vita reale.
Une fille comme moi: Garance. 33 anni, parigina, appassionata di moda fin da piccola, va a caccia di stili che riproduce nel suo sito con foto e illustrazioni. E’ spesso linkata a The Sartorialist.
Rispetto a Julia Allison questi blogger hanno cercato di far leva sulle loro passioni e le hanno sfruttate per crearsi visibilita’ e per emergere dall’ormai affollatissima blogosfera.
Sicuramente questi "case study" sono un altro chiaro segnale dell’evoluzione degli user-generated contents, in particolare dell’interesse che altri media come stampa e televisione possono avere nei loro confronti: dall’accapparamento dei contenuti amatoriali migliori (diciamo il meno peggio) allo scouting di professionalità emergenti.
Come alcuni sapranno la copertina di Agosto di Wired era dedicata ad una ragazza: Julia Allison. Ho letto i commenti nella versione online dell’articolo “Internet Famous: Julia Allison and the Secrets of Self-Promotion” e ho notato che la comunita’ della rivista si e’ diciamo spaccata in due: chi ha trovato l’articolo interessante e chi si e’ sentito offeso come lettore per la scelta di Wired di mettere una sciacquetta come Julia, un tipo alla Paris Hilton , in prima pagina.
(Julia ha risposto ai commenti alla copertina su Flickr)
Io rientro nella prima categoria. Personalmente credo che questo articolo possa portare a fare delle riflessioni e dare origine a diversi tipi di discussione.
Questa in sintesi (ehm) la mia personale revisione dell’articolo.
Il personaggio di Julia Allison e’ stato scelto come un eclatante caso di personality-based marketing e in sostanza ci “insegna” che se vuoi diventare famoso a tutti i costi in rete ci puoi riuscire, basta seguire alcune regole.
1. FARSI NOTARE (non importa come)
Think Big (but start small). Julia ha inizialmente individuato un “target” di riferimento ben specifico, una nicchia di persone su cui far colpo. Quando era una studentessa universitaria aveva un debole per gli studenti di medicina e per farsi notare ha iniziato a lavorare nella biblioteca della loro scuola, posto perfetto per creare un contatto. Quando arrivo’ a New York il suo obiettivo era diventare una figura “cult” e ha capito che iniziare da una “nicchia” e restarci fino a quando non vieni notata dalla stessa, sarebbe stata la sua strategia per irrompere nel mondo mediatico di manhattan. La nicchia in questo caso e’ stato il blog Gawker.com "The source for daily Manhattan media news and gossip" avente spesso come tema i VIP e i media.
"Be a hot woman with an exhibitionist streak" Per farsi notare dal blog Gawker Julia ha iniziato a scrivere articoli con link al blog, a commentarne i post e a flirtare con alcuni dei lettori/scrittori. Per questo motivo Gawker l’ha “bannata” dal blog (ossia le ha vietato l’inserimento di ulteriori commenti) e screditata pubblicamente. Invece di disperarsi Julia ha risposto cosi
“In-person” is the least common communication channel: per farsi davvero notare e sopratutto ricordare Julia ha capito che non era sufficiente essere un nickname nel web ma doveva farsi notare in carne e ossa perche’ la continua proliferazione di nuovi canali di comunicazione rende la propria persona il canale meno comune, meno scontato e piu’ memorabile. Le eccentriche (una volta si e’ vestita da preservativo) comparsate di Julia a party e gala sono state rese note dai numerosi scatti fotografici e video pubblicati da online da lei stessa e dagli utenti “paparazzi”.
"It’s not who you know, it’s who you’re next to": tra le piu’ celebri foto di Julia ci sono quelle accanto a celebrita’ come Richard Branson, Chris Anderson e Henry Kissinger.
2. TENERLI AL GUINZAGLIO
Be always their Top of The Mind: non basta farsi notare, e’ necessario che chi ti ha notato si ricordi di te, e per farlo Julia usa i social media come il suo blog, aggiornato costantemente con foto e video (caricati su YouTube), e Twitter, il famoso servizio di microblogging dove alterna messaggi sulla sua vita quotidiana come “At sushi”, “In the car on the way to the Hamptons”, etc a link al suo blog. I contenuti non saranno particolarmente interessanti ma catturano ugualmente l’attenzione.
Embrace Enigma: Una volta Julia ha comunicato che l’odio dimostrato nei suoi confronti da diverse persone nella rete la stava distruggendo e che non avrebbe mai piu scritto sul suo blog. Il giorno dopo ha reiniziato a scrivere. Narcisismo o Satira personale? Non si sa, ma la voglia di scoprirlo e’ cio’ che spinge molti fans a continuare a seguirla.
Let your fans fight your battles: Julia e’ amata quanto odiata ma questo le giova in ogni caso; da una parte vale la vecchia regola del “non importa come se ne parli, l’importante e’ che se parli”, dall’altra i fans hanno la possibilita’ di dimostrarle il suo affetto difendendola dagli attacchi nemici.
3. EXTEND YOUR BRAND Recentemente Julia ha lanciato un nuovo sito all’indirizzo www.nonsociety.com insieme ad altre due ragazze visibili non appena si accede all’homepage. Perche correre il rischio di abbassare le luci dei riflettori perennemente puntati su di lei per accenderli su altre due donne? Perche’ si tratta di due amiche che grazie a lei, e solo grazie a lei, stanno diventando due web celebrities. Ormai la notorieta’ di Julia e’ talmente forte da poter essere utilizzata per rendere celebri altre persone, come se fossero due subrands del motherbrand Julia Allison.
Alcune riflessioni iniziali:
Best (and worse) branding practises: il punto 3 evidenzia come Julia sia ormai paragonabile ad un brand ed in quanto tale credo sia interessante analizzarne l’evoluzione perche’ le sue “tattiche” sono in qualche maniera assimilabili ad operazioni di marketing: pensiamo ad esempio al tentativo di inserirsi all’interno di una nicchia (di mercato) o di connotare la propria immagine di esibizionismo e protagonismo, mi vengono in mente diversi brand che hanno messo in pratica le stesse tattiche di Julia con successo e altri invece che non ci sono riusciti. Uno dei lettori di Wired ha scritto un post in risposta all’articolo di Wired dove spiega che la storia su Julia Allison e’ un chiaro esempio di:
1. How not to do PR
2. How not to use web 2.0 social media tools
3. How not to run a magazine Siete d’accordo?
Web Celebrities vs Real celebrities: magari Julia non ispirera’ nessun brand ma potrebbe stimolare i “veri” VIP; pensiamo ad esempio a Britney Spears e a come abbia deciso di puntare sui social media per ricostruire la propria immagine.
Nuovi testimonial (o nuove opportunita’ di co-branding): la ricerca da parte di un brand di un testimonial e’ spesso un’impresa difficile: da una parte ci sono “sempre le stesse facce”, dall’altra e’ difficile per il proprio target identificarsi con questi personaggi, e poi beh costano parecchio. Persone come Julia ma in generale le web celebrities non rappresentano in questo contesto delle nuove opportunita’? (e in quanto brand il legarsi a questi personaggi non e’ un po’ come dar vita ad azioni di co-branding? )
Queste sono le prime considerazioni che mi vengono in mente. Voi cosa ne pensate?
Qualcuno mi ha "rimproverato" perchè ultimamente sto scrivendo poco, effettivamente è trascorsa oltre una settimana dal mio ultimo post.
In compenso sto popolando il mio account su Flickr di centinaia di fotografie a dimostrazione del fatto che sono stata un pochino presa in questo ultimo periodo:
Palio San Giorgio della Valera di Varedo che non ha niente a che a vedere con il Palio di Siena: niente cavalli, piuttosto tante leonesse
Il mio compleanno. Lo abbiamo festeggiato in mille modi diversi, dalla cenetta per due cucinata dal mio uragano al Brunch domenicale con gli amici (guardate che meraviglia i miei pseudonipoti!).
Addio al Nubilato a Milano Marittima (sì lo so, tutte che si sposano…). Ho lasciato le foto visibili solo a Friends e Family, quindi se volete vederle dovete aggiungermi come Friend su Flickr e io farò lo stesso (mi confermate che non è possibile far vedere le foto solo ai tuoi Contacts??)!
C’è un posto sul web dove uragano è più presente di me ed è il sito del Mangione.
Iscritto dal 2005, uragano si è guadagnato il titolo di Mangione VIP, che viene assegnato agli utenti che hanno scritto un certo numero di recensioni e raggiunto una data soglia di punteggio.
A uragano non piace solo mangiare, ma anche e soprattutto cucinare, va da sè che in casa quello che frequenta maggiormente (direi quasi esclusivamente) la zona fornelli è lui… io apparecchio, sparecchio e faccio partire la lavastoviglie (in realtà non sempre). Ah assaggio anche la pasta, ho un talento particolare per azzeccare la cottura :-\.
Nell’eventualità in cui lui non ci fosse nel momento del bisogno alimentare ho pensato di acquistare qualche barattolino di sugo pronto da tenere in dispensa, insomma per le emergenze. Diciamo che uragano non ha apprezzato e ha chiesto ai suoi amici mangioni quali provvedimenti dovrebbe prendere di fronte a questo inaccettabile comportamento da parte mia
Avevo segnalato In the Motherhood su Twitter già un po’ di tempo fa ma era indubbio che avrei dedicato anche un post a questa iniziativa americana di cui sono ormai diventata una fan accanita!
Si tratta di una divertente serie televisiva fruibile esclusivamente online in un canale dedicato sul sito di MSN le cui protagoniste sono tre donne (tra cui Jenny McCarthy) alle prese con il difficile ruolo di mamma.
A rendere In the Motherhood ancora più interessante è la componente "user-generated": le storie alla base dei vivaci webisodes sono ispirate ai racconti che le mamme pubblicano sul sito e che vengono votati dagli utenti; il racconto vincitore diventa il soggetto del prossimo episodio. Si può quindi dire che questa web tv series è un prodotto innovativo che coniuga l’autenticità degli user-generated contents, con la qualità e la continuità di una produzione seriale televisiva. Se volessimo ipotizzare la sua "applicabilità" o "replicabilità" in Italia è ovvio che bisognerebbe considerare il fatto che i webisodes rappresentano ancora un fenomeno di fruizione limitata ma ci insegnano anche che puntare su elementi apprezzati dal target come la qualità della produzione e soprattutto la serialità possono comunque generare un seguito di pubblico interessante e rappresentare delle leve per la diffusione di forme analoghe di intrattenimento.
In più vorrei farvi notare la tipologia di presenza degli sponsor: la web series, che è alla sua seconda stagione dopo il successo della prima (5.5 milioni di visitatori) è sponsorizzata da Suave ("the only beauty brand specially formulated for moms") e Sprint (numero tre dei servizi mobili in America). Onestamente non so quanto abbiano dovuto investire i due sponsor in questione per realizzare la web series ma credo che la percezione di brand da parte degli utenti che si sono appassionati alle storie delle tre mamme protagoniste non possa che essere positiva. I brand in questione sono molto visibili ma non sono invadenti, io personalmente li percepisco più come "enabler" della serie che "sovvenzionatori", sarà l’espressione "conceived by Suave and Sprint" (ossia concepito da) che appare all’inizio di ogni episodio e l’assenza di ogni altro brand sia all’interno degli episodi che del sito a farmelo pensare?
Deformazione professionale a parte vi consiglio vivamente di concedervi 10 minuti di relax (gli episodi durano circa 5-7 minuti ciascuno) e di immergervi nel coinvolgente mondo di In the Motherhood (sto facendo talmente tanta pubblicità a questa serie che dovrebbero pagarmi!).
Ieri sono andata alla presentazione di Internet PR invitata dal suo autore Marco Massarotto. Oltre a Marco erano presenti Antonio Sofi, Giovanni Boccia Artieri, autore della prefazione del libro, e Manuela Crippa, conosciuta in rete soprattutto come blogger del corporate blog Quellichebravo in quanto allora product manager di Fiat Bravo e ora product manager del fiore all’occhiello di casa Fiat: Fiat 500.
Ed è stato proprio chiaccherando insieme a Manuela che ho trascorso parte della serata, parlando ovviamente dell’importanza crescente delle Internet PR e di come questo argomento sia ancora difficile da trattare in molte aziende. Mi fa sempre piacere conoscere persone entusiaste del proprio lavoro e che hanno voglia di condividere questo entusiasmo con gli altri, lo trovo un atteggiamento contagioso. Questo post ne è la dimostrazione: dovrei essere sul divano in totale relax con uragano e invece l’ho lasciato lì da solo con gli occhioni di chi vuole lamentarsi ma non lo fa perchè sa che la voglia che ho di scrivere è sempre tanta e il tempo è sempre poco (ma giuro che appena finito spengo tutto e ritorno da lui!).
Visto che sono una milanese acquisita Manuela mi ha invitato a scoprire all’interno del sito fiatgroupautomobilespress.com tutte le iniziative che Fiat sta organizzando in occasione del Salone del Mobile tra cui ovviamente ha colpito subito la mia attenzione il "Temporary Store" visto l’interesse che ho già avuto e dimostrato nei confronti di questo argomento:
[...] Fiat 500 sarà protagonista dell’evento milanese con numerose iniziative, alcune di queste in programma presso il Fiat 500 Pop Up Store in Via De Tocqueville 11. Il nuovo spazio sarà inaugurato con una grande festa il 18 aprile alle ore 18.30 in occasione del quale sarà ospitata la mostra “500 Work Pop” realizzata in collaborazione con Guzzini.
Il “Temporary-Store” resterà aperto fino al 31 luglio e sarà un luogo attento al design dove conoscere l’Universo Fiat 500, in cui protagonista non sarà solo l’auto ma anche il visitatore che si muoverà in un luogo “vivo”, che comunica emozioni. Uno “spazio libero” in cui si potrà navigare in Wi-Fi, vivere iniziative editoriali o addirittura assistere a trasmissioni radiofoniche o televisive che utilizzeranno l’area come studio.
Il Fiat 500 Pop Up Store sarà, inoltre, un luogo in cui le persone potranno “sperimentare” un’emozione vivendo un’originale esperienza d’acquisto che riguarderà la Fiat 500 e molti altri oggetti esposti. Sarà luogo di merchandising e licensing, teatro di iniziative, esposizioni e mostre esclusive.
Personalmente seguirò questa iniziativa con molto interesse. Posso chiedervi cosa ne pensate? Cosa vi aspettereste da Fiat? E cosa non vi aspettate ma vi piacerebbe tanto trovare all’interno dello store?
Settimana scorsa Livia ha pubblicato il video realizzato in occasione della Girl Geek Dinner a cui ho partecipato venerdì 29 febbraio in cui intervista alcune delle ragazze presenti tra cui la sottoscritta.
Credo che sia decisamente la mia più lunga apparizione in video e questo perchè personalmente non mi ritengo in alcun modo videogenica e ho la tendenza ad arrossire visibilmente e a balbettare :-). In questo caso penso che il vino abbia fatto la sua parte e quindi eccomi nel video, sorriso a 50 denti, biascicante e tono di voce a mio avviso anche un po’ antipatico (il rossore non si nota fortunatamente).
Soggettività estetica a parte, voglio scrivere questo post soprattutto perchè mi sono resa conto di aver detto una castroneria pazzesca, complice la fretta, un po’ di imbarazzo e la povertà lessicale:
"scrivo un blog un po’ tecnologico"
Ma che vuol dire un po’ tecnologico?? Direi proprio un bel niente
Da un po’ vorrei concedere a questo blog personale un tocco di chiamiamola personalità ma prima di farlo vorrei togliermi una piccola curiosità: secondo voi che tipo di blog è questo? Cioè se qualcuno vi dovesse chiedere: "di cosa parla lafra nel suo blog (e come ne parla)?", voi cosa rispondereste?
Grazie a chi vorrà partecipare a questo piccolo sondaggio eheh.
Per quanto riguarda il Social Media Lab la prova tangibile della mia presenza è che so cos’è il CPM Binario
Quando Mafe ha aperto la giornata con il suo intervento chiedendo "chi sa cos’è il CPM?" "chi sa cos’è il codice Binario?" "chi si è chiesto il perchè di questo titolo?" io ho alzato la mano ma la verità è che non mi ero davvero posta questa domanda, forse sono andata sulla fiducia :-), e ho iniziato ad ascoltare con curiosità.
CPM è un’unità di misura utilizzata in advertising ed è l’acronimo di Cost per mille(o Cost per Thousand) visualizzazioni degli annunci (non è utilizzata solo online - inteso come display advertising ovviamente - , ma in radio, TV e altre forme di pubblicità) mentre il Il sistema numerico binarioè un sistema numerico posizionale in base 2, cioè che utilizza 2 simboli, tipicamente 0 e 1, invece dei 10 del sistema numerico decimale tradizionale, [...] è usato in informatica per la rappresentazione interna dei numeri, grazie alla semplicità di realizzare fisicamente un elemento con due stati anziché un numero superiore.
Mafe ha accostato un elemento tipico dell’advertising tradizionale con un altro appartenente all’Informatica in generale e quindi possiamo dire anche ad Internet. Perchè?
Per spiegare con quale parametro le aziende dovrebbero valutare il loro potenziale investimento in iniziative online volte a dialogare con i singoli utenti: usando il CPM Binario, ossia considerare il numero 1000 con il sistema numerico binario e rapportarlo all’equivalente nel sistema numerico decimale, ossia 8 (per saperne di più su questa conversione potete leggere la Breve guida sul calcolo dei numeri binari con le operazioni matematiche).
Quindi quando attivo una comunicazione mirata e personalizzata su 8 utenti internet devo considerare che questo dato potrebbe essere equiparato ad un target di 1000 spettatori di una campagna ad esempio televisiva e questo perchè se nel primo caso io arrivo a conoscere queste 8 individui a coinvolgerli davvero a farli vivere seriamente un’esperienza con il mio brand nel secondo la comunicazione è "sparata" ai mille con la speranza di averli colpiti e influenzati. Nel primo caso invece possiamo stare (quasi) certi che questi non terranno tutto per sè ma lo condivideranno, diventeranno non solo dei brand lovers ma dei veri e propri ambassadors, arrivando potenzialmente a raggiungere positivamente fino a 1000 utenti. Ovviamente questo processo di viralizzazione è più tangibile e soprattutto misurabile se avviene online, difficilmente possiamo sapere quanto la diffusione dello stesso è capillare offline.
Questo assunto così forte, e ovviamente provocatorio, è stata una premessa ideale alla presentazione delle start-up che è seguita all’intervento di Mafe, per le quali il passaparola è un requisito fondamentale per lo sviluppo e la crescita.
Tornando al CPM Binario, Mafe ha evidenziato un altro aspetto ostico per la comunicazione online ed è la misurazione: quello che in realtà è un punto di forza del web, ossia la possibilità di avere dati certi sul comportamento degli utenti, viene vissuto da molti con frustrazione soprattutto da parte di coloro che sono abituati a lavorare per stime (con le quali è più facile trovare delle adeguate giustificazioni ai propri risultati).
Purtroppo, anche se io personalmente direi per fortuna, l’evidenza e la brutalità dei numeri è un aspetto del web che bisogna in qualche modo accettare e soprattutto imparare a conoscere riparametrando le proprie unità di misura relative all’efficacia dei progetti di comunicazione.
Per quanto riguarda il resto della giornata vi invito a leggere altri post scritti sull’argomento:
e ovviamente il blog ufficiale del Social Media Lab dove è possibile trovare tutte le presentazioni delle start-up presenti al Minibar.
Per quanto mi riguarda ho già parlato sia di Zooppa che di Zzub (ai tempi Bzzers), due delle iniziative presentate durante la giornata, su One Web 2.0 quindi per il momento vi rimando lì :-).
Mi riprometto di saperne di più su BootB, per il momento ho la loro maglietta appesa nella bacheca del mio ufficio come promemoria!