Movies, TV, songs, games. Pop culture now comes packaged like cookies or chips, in bite-size bits for high-speed munching. It's instant entertainment – and boy, is it tasty
Molti di voi si ricorderanno lo speciale sulla snack culture di Wired del 2007 dove si spiegava come la fruizione “snack” di contenuti e informazioni e la modalità di produzione degli stessi si estendesse a tantissime categorie.
La scrittura ne è un esempio lampante: il fenomeno del microblogging, gli haiku giapponesi e più semplicemente gli sms. A questo proposito mi fa piacere segnalare l’esperimento lanciato da Andrea Contino “WhyIBlog” perfettamente in linea con questa tendenza:
Ho deciso di raccogliere in un arco di tempo non precisamente stabilito, diciamo da qui a un mese, le vostre spiegazioni sul motivo che vi spinge a tenere in vita il vostro blog. Ben conscio del fatto che chiedere a tutti di scrivere un post al riguardo sarebbe ingiusto e probabilmente non riscuoterebbe l’attenzione che vorrei, vi chiedo di farlo attraverso un semplice Tweet quindi con un testo di massimo 140 caratteri.
Molto sfidante per me che non ho il dono della sintesi
Il cortometraggio è uno snack cinematografico che trova la sua massima espressione in progetti come "The 1 Second Film". Anche nell’animazione troviamo casi celebri come i corti Pixar ed esempi più recenti come i webisodes della nuova property di Mattel “Monster High”.
La cultura snack è fortemente visibile anche nel gaming ed è diventato un vero e proprio business con lo sviluppo delle applicazioni iPhone.
E ancora pensiamo allo “snack shopping” con il proliferare dei one-day deals come Woot, siti che mettono in vendita un solo oggetto per una sola giornata, ovviamente a condizioni molto vantaggiose.
Si potrebbe associare ogni manifestazione della snack culture ad una particolare innovazione o fenomeno digitale: l’evoluzione delle piattaforme video online, i servizi di microblogging, l’e-commerce, il mercato delle apps e così via.
Mi chiedo se la geolocalizzazione e servizi come Foursquare, Facebook Places e a quanto pare anche Twitter non stia estendendo la snack culture anche al turismo.
Non più, o meglio non solo, guide con pagine e pagine di descrizioni di monumenti, cattedrali e piazze ma brevi notizie e curiosità come fa Travelitalia che grazie a Foursquare può geolocalizzare i suoi tweet e trasformarli in tips.
Per altri esempi di utilizzo di Foursquare in chiave turistica vi consiglio di leggere il post Geolocalizzazione e turismo.
Io personalmente apprezzo questa modalità di produzione e di fruizione delle informazioni, riesco a trovare il tempo per leggere un tip e magari è uno stimolo per ulteriori approfondimenti.
Nel medio-lungo periodo vedo però due criticità: l’invasività e la ridondanza dei contenuti.
Se il numero dei contatti e il numero dei tip cresce presto potremmo trovarci a leggere tantissimi tip molto simili tra di loro che si materializzano uno dopo l’altro in automatico sullo schermo del telefonino non appena fatto check-in.
Immagino che questo problema sarà già stato preso in considerazione da Foursquare (ammetto di non aver fatto ricerche in merito) e magari sono già in fase di implementazione dei filtri per la visualizzazione dei tip legati ad un rating associato ai nostri contatti, alle interazioni fatte a livello assoluto con il tip o ad una combinazione delle due variabili, oppure più semplicemente un sistema di riconoscimento dei tip che ti avvisa se è già presente qualcosa di analogo con la possibilità di editarlo come se fosse un wiki.
Dall’altra mi sono immaginata la nascita di nuovi servizi e nuove realtà come gli “aggregatori di tips”.
Circa 2 anni fa parlavo della ricerca del filtro perfetto, tema valido anche oggi se pensiamo alla continua ricerca di modalità per selezionare, aggregare e appunto filtrare il gran numero di notizie, post, tweet ed in generale stimoli informativi con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Avremo bisogno di un filtro ancher per i contenuti prodotti all'interno dei servizi dei geolocalizzazione?
Forse in futuro nasceranno servizi che aggregheranno i tips degli utenti per tipologia, come fa Liquida con i post, e invece di leggerli tutti, sceglieremo di visualizzare quelli di un unico account che li selezionerà per noi in base alle nostre preferenze o ai nostri contatti.
Che ne pensate? È l’antibiotico che mi fa vaneggiare o c’è qualcosa di potenziale in quello che ho scritto?
Quest’ultimo weekend l’ho trascorso nella mia adorata Londra, diciamo un altro long weekend londinese se consideriamo che sono tornata martedì.
Se prima anche un classico fine settimana da venerdì sera a domenica sera mi bastava ora, dopo averci vissuto quattro mesi, ho affetti che vanno al di là di quelli familiari e sono “costretta” a pianificare weekend più lunghi.
Il motivo principale del mio viaggetto era lo “spupazzamento” (dal verbo "spupazzare" ) del mio nuovo nipote (figlio di mio cugino per la verità, ma essenzialmente un nipote).
Eccomi praticamente appena sveglia (ossia senza trucco) con l’adorabile pupo addormentato tra le mie braccia.
Motivi secondari, ma non per questo meno importanti, il voler vedere alcuni colleghi, alcuni amichetti italiani
e lo shopping (ribattezzato SHOePPING visto che mi sono portata a casa quattro paia di scarpe).
Nel set dedicato al weekend su Flickr ho inoltre aggiunto scatti in apparenza senza senso, in realtà si tratta di “appunti fotografici” in quanto mi servono per ricordarmi di cercare informazioni sugli oggetti fotografati.
I gusti "Crispy Duck & Hoisin" e "Fish & Chips" delle patatine Walkers
Gli inglesi sono grandi consumatori di patatine in busta e quando da noi esistevano come varianti di gusto solo “paprika” con le Più Gusto e “formaggio” con le Dixi, gli inglesi potevano già scegliere tra “Cheese & Onion”, “Salt & Vinegar”, "BBQ" (barbecue), "Prawn Cocktail", etc.
Uno dei brand di patatine più conosciuti è Walkers il quale ha deciso di coinvolgere direttamente i consumatori nella invenzione e nella scelta del nuovo gusto da aggiungere alle 13 varianti già presenti.
L’iniziativa "Do us a flavour" (basato sul gioco di parole "Do us a favour" ossia "Facci un favore"), partita l’estate scorsa, è entrata a inizio anno nella seconda fase.
La prima prevedeva l’invio da parte degli utenti di proposte per il nuovo gusto delle patatine e la votazione da parte degli utenti.
La seconda consiste nell’individuazione dei finalisti e la creazione di una short list per la votazione.
è possibile votare Online, via mobile (SMS o mobile site), via email o su Facebook.
Ho assaggiato il gusto Chili e Chocolate e non mi è piaciuto (bleah); in aeroporto ho comprato i due gusti che avete visto sopra, vediamo come sono
Il premio per il vincitore?
Not only does the winner get bragging rights as the taste’s inventor, but they also receive 50,000 pounds in prize money and 1% of future sales in the new product – an unique opportunity to truly feel apart of the Walker brand. [via pskf]
Un case study davvero interessante, cercherò di riprenderlo in futuro e di dettagliarlo raccogliendo un po’ di numeri.
Altri appunti che voglio approfondire sono il Personal Stylist di GAP
su cui da una veloce navigazione non ho trovato informazioni in rete, e la macchina mediatica che vive dietro al Red Nose Day di Comic Relief di cui qui vedete il cd dell’edizione di quest’anno con il singolo e il video del cortometraggio.
Settimana scorsa sono stata ad Amsterdam due giorni per lavoro.
Era la prima volta. Non sono riuscita a vedere un granche’ perche’ non ho avuto il tempo di gironzolare ma ne sono rimasta ugualmente affascinata. L’ufficio che mi ha ospitata e’ in una delle strade che costeggiano i canali non lontana dal centro.
Che meraviglia! Tutti in giro in bicicletta, biciclette all’apparenza vecchie visto che in alcuni casi si tratta solo di look e non di eta’ del mezzo, e pochissime macchine.
Su Flickr ho caricato un po’ di foto, anch’esse scattate di fretta senza dedicarci troppo tempo ma che rimangono ugualmente un bel ricordo di questa trasferta olandese.
Ma veniamo al titolo del post: come spesso succede le discussioni piu’ improbabili e le curiosita’ piu’ bizzarre nascono e vengono fuori mentre si mangia (mannaggia ai miei colleghi inglesi che non hanno questa cultura, passano tutte le pause pranzo in ufficio sigh).
La curiosita’ che vorrei condividere con voi e’ l’espressione inglese Tit Monday. C’e’ un giorno dell’anno non predefinito ma che cade generalmente in primavera dove le donne la mattina si svegliano e dato un improvviso aumento della temperatura decidono di lasciare a casa il cappotto pesante e di scoprirsi un pochino. Quel giorno si chiama appunto “Tit Monday” ed e’ un’espressione che ormai fa parte del vocabolario linguistico di molti inglesi (a quanto mi e’ stato detto), uomini e donne. Visto che su queste cose sono come san tommaso, se non googlo non credo, ho cercato l’espressione ed effettivamente esiste eheh! Vi riporto un estratto di un articolo dedicato a questo “fenomeno”.
That glorious day when, heading into work on the bus, or walking to the tube, or sitting on the train, you find yourself suddenly chirpier than you have been in months. You find yourself smiling at strangers again. […] And then you get a text around lunchtime from a mate which says: "At last, Tit Monday!" And you instantly understand why you are so happy. For Tit Monday is that special day in the year when, for the first time, the temperature rises above that magical point which causes girls getting dressed in the morning to decide to show a bit of skin.
L’arrivo a Berenice e’ stato un tantino traumatico. Ero talmente sconcertata dalla situazione che mi sono sorpresa a volerne fare un videopost
Per quanto riguarda il mezzo di trasporto che ci ha portati dall’aeroporto al resort immaginatevi la scena: trasciniamo il nostro trolley verso il parcheggio dove circa una ventina di bus granturismo sono in attesa di accompagnare i turisti in arrivo verso i rispettivi alberghi/villaggi… li scorriamo con lo sguardo tutti, uno dopo l’altro cercando di capire quale potrebbe essere il nostro e poi ad un certo punto vediamo un mezzo di locomozione decisamente spartano e pensiamo "non sara’ mica quello?" ERA QUELLO.
Devo dire pero’ che non mi ‘ dispiaciuto affatto, e’ stato a suo modo divertente e comunque non particolarmente scomodo.
Per quanto riguarda la desolazione del posto devo ammettere che all’inizio e’ stato un piccolo shock, vi assicuro che appena arrivati non abbiamo visto NESSUNO, solo il personale. La prima sera a cena eravamo solo io e uragano, una coppia di russi e altre due-tre persone. Fortunatamente il giorno dopo e’ arrivata una coppia di italiani con cui ci siamo trovati molto bene e con cui abbiamo ovviamente trascorso tutta la settimana.
Altro grosso problema iniziale e’ stato constatare come fosse impossibile accedere al mare: i coralli in quella zona arrivano fino a riva e noi non avevamo le apposite scarpette per camminarci sopra. In molte altre strutture e’ presente un ponte che consente di arrivare a piedi fino al di la’ della barriera, in mare aperto e lo stesso accorgimento doveva essere presente anche nel nostro villaggio. Purtroppo il rispetto delle tempistiche e la celerita’ a quanto sembra non sono decisamente uno dei punti forza degli egiziani e del ponte non c’era nemmeno l’ombra.
Anche in questo caso pero’ il problema e’ stato risolto dalla nostra guida Ashim (credo si scriva cosi’) che ci ha portato le scarpette e ci ha accompagnato fino al di la’ della barriera corallina per una snorkelata di un’ora circa dove ho avuto l’occasione di vedere, oltre ai bellissimi pesci del Mar Rosso, una temutissima Murena.
Vi risparmio i dettagli sui problemi fisici che mi hanno un tantino devastata i primi giorni della settimana per passare all’ultimo giorno effettivo di vacanza e alla nostra gita alla Baia dei Delfini.
Un posto meraviglioso, un cerchio di coralli in mezzo al mare che delimitano un’area nota appunto come una delle Dolphins House, dove branchi di delfini nuotano liberi anche se non indisturbati eheh.
Una volta ancorata la barca infatti si attende l’arrivo del branco e non appena viene avvistato si salta tutti sul gommone e si parte all’inseguimento per vederli da vicino e provare ad entrare in acqua con loro.
Io sono stata molto fortunata, sono saltata giu’ dal gommone dalla parte dove se ne vedevano pochi e ormai in lontananza ma con mia grande sorpresa il branco stava nuotando sotto di me con alcuni delfinini saldamente attaccati al fianco della mamma. L’emozione e’ stata davvero indescrivibile. Ho scattato qualche foto con una macchinetta usa e getta, non appena le sviluppo le fotografo e le aggiungo al set che ho creato su Flickr.
Chi mi segue al di fuori di questo blog (ad esempio su twitter) qualche notizia sul mio conto l’ha gia’ letta. Per tutti gli altri eventualmente interessati faccio un breve riepilogo della mia vita dall’ultimo post che ho scritto.
La settimana successiva al long weekend londinese l’ho trascorsa in ufficio per portare a termine alcuni task e per fare il passaggio di consegna dei vari progetti su cui sto lavorando al mio adorato collega Mauri (che ora mi vorra’ meno bene). E perche’ mai? Niente dimissioni, niente prepensionamento, semplicemente mi e’ stato proposto di lavorare nella sede londinese della mia azienda per due mesi . Data di inizio dell’avventura londinese: 11 agosto 2008 (quindi SI sono gia’ qui, nel caso qualcuno non lo avesse ancora capito, vero Tony?).
Ho quindi anticipato le mie vacanze durate relativamente poco: due settimane di ferie di cui una trascorsa a casa con mamma Jacqueline a recuperare con un leggero ritardo sia le pulizie di primavera sia il cambio di stagione e l’altra di effettive vacanze.
La prima delle due settimane di ferie e’ stata fortunatamente non solo all’insegna delle grandi manovre domestiche ma anche dei saluti agli amici.
Visto che il tempo è tiranno cercherò di essere estremamente sintetica (e la sintesi non è assolutamente il mio forte )
Ecco le altre curiosità che mi sono portata a casa da Londra durante il mio recente long weekend.
IL CHA CHA SLIDE
Sono dell’idea che gli inglesi compensino la scarsa varietà culinaria con tanto sano divertimento. Questo è assolutamente visibile durante i party dove i miei familiari e i miei amici si scatenano sempre in balli sfrenati, sia i più giovani sia i più "maturi".
Quest’anno ho scoperto un ballo di gruppo che esiste a quanto pare già da tantissimi anni e che mi ha divertito tantissimo guardare: il cha cha slide. Cercando su Youtube ho trovato tantissimi risultati: sia il video ufficiale che tanti filmati amatoriali e non basati su questo brano.
La prossima volta dovrò essere pronta!
LA PINTA
Se volete essere delle signorine a modo non potete ordinare la pinta di birra perchè è da "maschi". Se proprio non potete farne a meno ordinate due piccole. Questo è quello che mi hanno raccontato le mie girlfriends un po’ inorridite dalla mia scelta alcolica. In realtà una di queste mi ha poi detto che "al nord" anche le ragazze bevono la pinta. In ogni caso non penso che mi farò intimidire da queste regole, a maggior ragione dopo che il mio cuginetto vedendomi bere il bicchierozzo di birra ha esclamato "tu sì che sei una vera donna" eheh.
THANK YOU TEACHER
Come vi raccontavo nel precedente post gli inglesi sono fanatici dei biglietti d’auguri, ma più in generale delle festività, tanto da creare occasioni diverse per festeggiare e comprare biglietti e pensierini. A luglio è il periodo "Thank you Teacher": i negozi sono pieni di idee regalo per la maestra! Sarei proprio curiosa di sapere cosa potrebbe succedere in Italia di fronte ad un’iniziativa di questo tipo
Qui vi riporto l’immagine della vetrina di un negozio di cioccolatini.
I SALDI DI NEXT
Next è una catena di negozi di abbigliamento molto conosciuta a Londra. Non so darvi ulteriori dettagli perchè personalmente ho acquistato poche volte ma so che le inglesi, o almeno alcune di mia conoscenza, impazziscono per i saldi di Next che rappresentano ormai un vero e proprio evento a cui non ci si può sottrarre, a prescindere dall’orario di apertura del negozio.
Mia cugina si è alzata alle 4:30 per essere una delle prime ad entrare. Vi state chiedendo come mai così presto? Date un’occhiata all’orario di apertura del primo giorno dei saldi
Mi ha raccontato che lo fa da quand’era ragazzina con una sua cara amica, praticamente è diventata una loro tradizione.
Dopo aver fatto acquisti è tornata a casa e si è rimessa a letto.
Sono appena tornata da un long weekend a Londra, o meglio nel Kent dove vivono i miei zii perchè non potevo mancare alla festa del ventunesimo compleanno della mia adorabile cugina.
Nonostante cinque giorni consecutivi di mal di testa e di assunzione di droghe varie per stare meglio mi sono divertita moltissimo, ho rivisto tutta la mia english family e i miei amici.
Quando torno da Londra mi porto a casa sempre qualche novità e curiosità sugli inglesi e sul loro modo di vivere, ho pensato di condividerne vecchie e nuove qui:
BIGLIETTI D’AUGURI (e non solo)
In Inghilterra i biglietti d’auguri sono una sorta d’istituzione, si spediscono biglietti per ogni occasione ed esistono negozi che vendono quasi esclusivamente quello (ad es. Clinton Cards e Birthdays). è possibile trovare biglietti di ogni prezzo, da 10 per 1 sterlina a 1 per 10 sterline, e per ogni sorta di destinatario: mamma, papà, fratello, sorella, nonno, nonna, zio, zia, nipote, cugino, suocera, cognato, vicina di casa etc. di quasi tutte le età.
Domenica sono andata a comprare per mia zia dei biglietti con scritto Thank You da spedire agli invitati per ringraziarli dei loro regali. Ho provato a ripercorrere il traffico di biglietti legati a questa festa di compleanno e mi sono resa conto di quanti biglietti girano ogni giorno sul territorio inglese.
Biglietti d’invito alla festa
Biglietto per confermare la presenza alla festa (sì, visto che viene chiesta conferma alcuni rispondono all’invito
Biglietto d’auguri alla festeggiata
Biglietto per ringraziare gli invitati
Totale? Conosco solo la quantità del punto 4 perchè li ho comprati io ed erano 40. Facendo un calcolo approssimativo direi un traffico di almeno 150 biglietti.
Ho sempre pensato di adeguarmi a questa usanza, magari in forma ridotta, ricordandomi almeno di mandare a tutti un biglietto per il compleanno e uno per Natale ma devo ammettere che la pigrizia poi prende il sopravvento. Meno male che c’è mamma Jacqueline che invece in questo è very english e mi ricorda le occasioni importanti.
Fino ad un anno fa non avevo problemi, al massimo mi limitavo a firmare il biglietto della family casadei, ora invece devo scrivere i miei. In questo primo anno di convivenza infatti ho iniziato a ricevere i primi biglietti indirizzati a me e uragano e nell’ordine: biglietti di congratulazioni per la casa nuova, biglietti di natale, biglietti di compleanno (magari a fine anno vi farò vedere la quantità di biglietti che ricevo per le feste natalizie e quelli che riceve mia madre e soprattutto cosa ne facciamo).
Direi che le altre curiosità che volevo condividere le lascio ad una seconda parte del post. Spero di non avervi annoiato eheh.
Stazione centrale ore 15. Binario 19. Carrozza 1 dell’eurocity che porta a Nizza.
Eh si, carrozza 1, per una volta tanto viaggio in prima classe! Non che cambi poi molto, in più c’è solo la moquette e in meno i posti a sedere nel corridoio.
“Dannazione ma perché i gradini sono così alti?”, la domanda che segue è “perché non c’è mai un uomo quando serve?”. Fortunatamente una ragazza giapponese mi aiuta a far salire la mia valigia sul treno perché da sola l’avrei vista davvero molto dura.
La ragazza giapponese in questione va avanti ed entra nel suo scompartimento. Controllo i numeri e scopro con piacere che è anche il mio, mi siedo di fronte a lei e ridiamo della casualità.
Ottimo inizio direi.
Manca solo un uomo per mettere la valigia in alto (io e lei insieme non ce l’avremmo fatta). Non c’è, va beh vado a cercarlo e lo trovo nello scompartimento accanto (mi sento tanto Victoria nella pubblicità stampa della Modus Grazia).
Perfetto sono pronta! Cannes arrivooo.
Poi arriva lei: una uoma sui 130 chili direi che traspira puzza di sudore da ogni poro. Mi guarda e mi dice che sono seduta al suo posto. Ha ragione, io avrei il posto della giapponese e lei purtroppo aveva sbagliato a leggere il biglietto e il suo posto non era il 56 ma il 65.
Quindi rimaniamo io e la uoma che mi racconta che sta andando dai suoi genitori e che la sua gatta, rinchiusa in un trasportino di plastica rossa, è “inca..ata nera”. Gli altri dettagli li ho persi, non sono riuscita a concentrarmi sulle sue parole, solo sulla sua puzza.
L’aria si fa irrespirabile, apro il finestrino ma non entra niente, mi dico che proverò a resistere.
Nel frattempo arrivano loro: una coppia di mezza età con la puzza sotto il naso; si guardano in giro evidentemente schifati alla ricerca del motivo di cotanta puzza, guardano prima il gatto poi guardano la uoma e capiscono che è lei la causa.
LUI mi guarda storcendo il naso e io ricambio lo sguardo annuendo. Poi LUI apre bocca e dice alla uoma biascicando “c’è puzza eh?” Poi si gira verso di me e sempre biascicando aggiunge “bisogna dirle queste cose se no la gente non impara”. Io vorrei nascondermi, ma perché tutte a me?
Cerco lo sguardo di LEI, magari sta accompagnando LUI che è evidentemente ritardato, ma con accento snob lo guarda e dice squadrando la uoma che nel frattempo è di spalle “ma cos’è? Un uomo o una donna?”… la uoma non dice niente, è in imbarazzo e lo maschera cercando di sistemarsi la pancia che straborda dal pantalone.
Mi chiama uragano, che è ad un addio al celibato in canoa; mentre sto parlando LEI si alza va da LUI con qualcosa in mano ma non riesco a capire cos’è… me ne rendo conto troppo tardi, è una boccetta di profumo che LEI gli spruzza praticamente dentro le narici. Ve lo giuro gli ha spruzzato il profumo nelle narici. Sono assolutamente basita e un tantino innervosita. Io odio il 90% dei profumi in commercio, mi fanno venire mal di testa e la nausea.
Appena finito di parlare con uragano chiedo gentilmente a LEI di non spruzzare altro profumo e LEI con tono da super donna mi dice "Eh pazienza, cosa possiamo fare? Io ho la nausea, e poi il profumo è alcool e disinfetta"… non sono stata capace di aggiungere altro ma una domanda mi tormenta.
Qualcuno mi ha "rimproverato" perchè ultimamente sto scrivendo poco, effettivamente è trascorsa oltre una settimana dal mio ultimo post.
In compenso sto popolando il mio account su Flickr di centinaia di fotografie a dimostrazione del fatto che sono stata un pochino presa in questo ultimo periodo:
Palio San Giorgio della Valera di Varedo che non ha niente a che a vedere con il Palio di Siena: niente cavalli, piuttosto tante leonesse
Il mio compleanno. Lo abbiamo festeggiato in mille modi diversi, dalla cenetta per due cucinata dal mio uragano al Brunch domenicale con gli amici (guardate che meraviglia i miei pseudonipoti!).
Addio al Nubilato a Milano Marittima (sì lo so, tutte che si sposano…). Ho lasciato le foto visibili solo a Friends e Family, quindi se volete vederle dovete aggiungermi come Friend su Flickr e io farò lo stesso (mi confermate che non è possibile far vedere le foto solo ai tuoi Contacts??)!
(Premessa: spero di non dover pagare i diritti a Gianluca per l’uso improprio del prefisso mini nel titolo )
Come ho comunicato più volte suTwitter, ho trascorso gli ultimi 4 giorni a Disneyland Paris, o meglio da mercoledì alle 19 circa fino a sabato alle 13.
Nel complesso è stata un’esperienza davvero molto bella e indimenticabile, con ovviamente qualche piccolo difetto anche se marginale; ho l’impressione che le aspettative che precedono la gita in questo meraviglioso parco sono spesso avvolte da un manto d’incanto e il disincanto arriva inevitabile: sei sempre un turista in un grande parco di divertimenti le persone che ti circondano sono esseri umani con i loro pregi e difetti e tutto quello che ti circonda è in un’unica parola business.
Mi sento quindi di elencare in punti alcuni consigli/suggerimenti, o usando un inglesismo tips, a chi ha in programma un viaggetto in questo mondo incantevole, ma non troppo.
I PARCHI
Come probabilmente già saprete Disneyland Resort Paris non è composto da un unico parco ma due, uno accanto all’altro: Disneyland e Walt Disney Studios.
Il primo è il parco che tutti conosciamo, quello con le attrazioni ispirate alle storie più classiche della Disney come Biancaneve e i Sette Nani, Il Libro della Giungla, Alice nel Paese delle Meraviglie etc.;
il secondo è dedicato ad un pubblico più adulto dove protagonisti sono le storie più recenti della Disney tanto apprezzate anche dai più grandi come Monsters & Co, Alla Ricerca di Nemo e Lilo e Stitch.
Non solo, l’attenzione verso noi grandicelli è visibile anche in altre attrazioni come lo spettacolo degli stuntmen (classificabile direi come uno degli impedibili) e le montagne russe aventi come colonna sonora gli Aerosmith.
I primi tre consigli che vi do sono:
Dedicate almeno due giorni a questa vacanza
Non saltate gli Studios, soprattutto se siete adulti senza bambini
Munitevi subito di una Guida di entrambi i parchi.
LE GUIDE
Due parchi e quindi due guide. All’ingresso di Disneyland troverete subito una miniguida fatta a mappa del parco ma non degli Studios. Vi consiglio allora di andare nel Disneyland City Hall, ossia il Punto informazioni presente in Main Street USA, per chiedere anche la mappa degli Studios e prendere il depliant con gli eventi di entrambi i parchi così potete organizzare le vostre giornate e non rischiate di perdervi spettacoli ed esibizioni.
I miei suggerimenti a questo proposito sono:
Non perdete la Parata delle 17:00, i carri sono molto belli così come i personaggi.
Se siete adulti (soprattutto se siete senza bambini) e se vi piace il genere montagne russe, individuate subito le attrazioni in arancione ossia quelle etichettate come Emozioni Forti.
Utilizzate il sistema FastPass per non fare troppa coda. Sono delle macchinette situate vicino alle singole attrazioni dove inserendo il biglietto d’ingresso si ottiene un biglietto con l’orario esatto in cui recarsi. All’orario indicato ci si ripresenta all’attrazione e ci si infila nella coda FastPass, una sorta di corsia preferenziale. Purtroppo non tutte le attrazioni prevedono questo sistema, quelle che ce l’hanno hanno un bollino FP sulla guida.
MANGIARE E BERE
Disneyland è carissima, tutto costa uno sproposito e quindi può essere utile adottare qualche accorgimento:
Se proprio non volete portarvi il pranzo al sacco, portate almeno qualcosa da bere e da sgranocchiare: drinks e snacks costano parecchio.
Se vi siete dimenticati di farlo potete fare qualche acquisto nella stazione fuori dall’ingresso al parco, nel negozio all’interno o direttamente dalle macchinette, tanto è tutto preconfezionato anche dentro e pagherete qualcosa meno.
Se volete fermarvi al Disney Village, l’area adiacente ai parchi con negozi e ristoranti, per fare qualche acquisto e vi viene fame sappiate che c’è anche un enorme McDonald’s: magari non siete amanti del genere ma visto i prezzi degli altri ristoranti è sempre un bene saperlo
I BAMBINI
Disneyland è indubbiamente il paradiso dei bambini, ma potrebbe non essere quello dei genitori visto i prezzi. Non fatevi incantare dal messaggio I Bambini sotto i 7 Anni NON pagano: il biglietto sarà gratis ma Disneyland è pur sempre una grande macchina da soldi e questa è una realtà con cui bisogna fare i conti da subito.
Quindi è opportuno sapere che:
Per farsi fare gli autografi dai personaggi è necessario comprare l’apposito quadernetto degli autografi, onestamente non mi ricordo quanto costa ma non è sicuramente gratis.
I palloncini con le teste di Topolino, Paperino, Winnie the Pooh e company costano 7.50 euro l’uno.
Se vedete qualche bambino/bambina con un vestito tipo da Carnevale sappiate che ho visto abitini da principessa a 60-70 euro. Provate a persuadere vostra figlia che potrà diventare una splendida Minnie anche solo il cerchietto con le orecchie, dovreste cavarvela con 10-15 euro.
Per ora mi fermo qui, se mi viene in mente qualche altro consiglio utile lo aggiungo a questo post.
Seguirà (tempo a disposizione per scrivere permettendo) un post con un’impronta più “markettara” anche se ad essere sinceri sono riuscita a non farmi assalire da pensieri “impuri” per la stragrande maggioranza del tempo trascorso.
Tutte le foto scattate sono già su Flickr. Erano più di 400 ma ho fatto una selezione (ora sono 397).