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"Tu sei toro allora sei cocciuta”

“Sì è vero. Ma ti dirò un’altra cosa. I tori sono talmente testardi da avere sia la pazienza sia la capacità di spiegare le proprie ragioni”

“Forse alla fine riuscite ad avere ragione per sfinimento”

Sì, mi sa che sono fatta così. Cerco di convincere gli altri delle mie ragioni. Mi ricordo quando frequentavo l’università: io e la mia compagna di banco studiavamo insieme ed eravamo preparate allo stesso modo ma alla fine io prendevo voti più alti dei suoi perché io ero davvero convinta di quello che dicevo mentre lei tentennava alla prima obiezione del professore. La faccia convinta non è la faccia da culo, non fraintendiamo. Non c’è falsità. Non c’è finzione. La convinzione è un’altra cosa.

“Hai detto che ho ragione? Puoi ripeterlo per favore?”

“Sì, hai ragione”.

Come mi pesa dare ragione, ma l’ho fatto. Davvero. Sarà il segno zodiacale ma sono fatta così, devo sbatterci la testa, o come si suol dire le corna, e come San Tommaso se non vedo, non tocco, non credo.

Sì, sono fatta così. Non fraintendetemi, non voglio avere ragione a prescindere. Ascolto, rosico, e poi sono capace di ammettere che mi sbagliavo. Beh, magari non completamente. Ok, sto cercando di convincervi che non posso davvero aver sbagliato qualcosa. Magari qualche errore di valutazione. E poi, sto cercando di convincere voi o me?

Forse ho dato ragione perché volevo essere dalla parte della ragione. Forse non è vero che voglio avere sempre ragione, forse voglio solo essere dalla sua parte, fa vivere meglio.

“E sticazzi, chi vuole vivere dalla parte del torto?”

Eppure io qualche volta dalla parte del torto ci sono stata.

Delete.

Ctrl+Z.

Ma sì tanto vale lasciarla lì quella parolina tanto temuta, negata e schivata (anche un po’ schifata). Torto.

È vero, una donna è libera di stare con diversi uomini sbagliati fino a quando non trova quello giusto. Anche essere la donna sbagliata però. E poi diciamocelo, si può davvero essere il partner sbagliato di qualcuno? Ok, ci sto provando di nuovo. Però dai, provate a non darmi ragione.

È la dura lotta dell’essere umano, combattuto tra razionalità e passionalità. Amiamo e odiamo l’una e l’altra con la stessa intensità. In realtà riuscire ad odiarle e amarle è un lusso che pochi si possono permettere. È un lusso riuscire a farle convivere entrambe dentro di sé.

O forse è solo un’altra testardaggine della quale cercherò di convincervi.

PS E comunque oggi ho vissuto qualche piccola bella sorpresa che mi ha fatto sorridere. E tutto questo, perché in fondo in fondo, ma molto in fondo e ci aggiungo anche un forse, avevo ragione.

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Proprio come un anno fa mi ritrovo a scrivere un post in treno durante il viaggio di ritorno da Cannes. Gli ho dato lo stesso titolo, cambiando solo l’anno, perchè se confronto questa esperienza con quella dell’anno scorso noto che molte cose non sono cambiate.

Proprio come un anno fa ho conosciuto persone a cui mi sono affezionata in pochissimi giorni e con cui ho condiviso pensieri e riflessioni ma soprattutto tante emozioni. Non me lo so spiegare ma a Cannes tutto si amplifica: i tempi, le sensazioni, le relazioni, si dilatano e si intensificano in modo quasi innaturale, o almeno questo è quello che provo io.

(eh sì, si trova anche il tempo per fare un pisolino)

Proprio come un anno fa ritorno a casa con la testa che mi scoppia per i mille pensieri che si accalcano l’uno sull’altro cercando di farsi posto e con la voglia di fare, di cambiare, di trasformare e di realizzare mille propositi diversi senza sapere bene da dove cominciare.

Proprio come un anno fa mi ci vorrà qualche giorno per riprendermi completamente dai ritmi di questa settimana, dove la voglia di non perdere nessun aspetto di questo evento, dai seminari ai party serali, ti porta

  • a dormire 4-5 ore per notte perché è davanti ad una birra (facciamo anche due, ok tre) che spesso scopri il lato umano dei leoni di Cannes;

  • a portare avanti e indietro un borsone con portatile, telefoni, fotocamere (e relativi caricabatterie), moleskine, moo cards per non correre il rischio di non riuscire ad appuntare e immortalare dettagli importanti;

  • a “metterti giù da gara” tutte le sere perchè su la Croisette ci sono tante di quelle belle ragazze che tu non vuoi assolutamente sentirti da meno.

 

Qualche differenza rispetto all’anno scorso c’è.

Come ho ripetuto a tutti quelli che mi chiedevano come mai fossi lì, quest’anno non ho partecipato a nessuna competition e quindi non sono tornata a casa come vincitrice ma solo come spettatrice di tante vittorie, e un po’ di invidia lo ammetto c’è stata. Ma è una sensazione positiva.

Non mi hanno rubato la fotocamera, anzi le fotocamere (compatta e reflex) e quindi ho diversi giga di foto, soprattutto delle creatività esposte e delle presentazioni dei relatori durante i convegni che mi serviranno per parlarvi di cosa è emerso di interessante dagli incontri a cui ho partecipato. Quelle scattate invece alle persone che ho incontrato e ad alcuni momenti e situazioni vissute a Cannes ho già iniziato a caricarle su Flickr e su Facebook.

Quest’anno sono andata “collaudata” e credo di aver vissuto questa settimana nel migliore dei modi con la voglia di incanalare quanta più esperienza possibile. Avrei voluto condividerla di più con coloro che non sono riusciti a venire postando di più nel tumblr dedicato ai Cannes Lions 2009 che ho aperto prima di partire, purtroppo il wifi era quasi tutto a pagamento e quindi non è stato così semplice ma cercherò di rimediare nei prossimi giorni.

Cos’altro aggiungere? Come ho scritto su Friendfeed quando sono ai Cannes Lions mi sento piccola piccola, ed è una sensazione piacevolissima perché quando torni hai voglia di vivere una vita alla grande.

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Quest’ultimo weekend l’ho trascorso nella mia adorata Londra, diciamo un altro long weekend londinese se consideriamo che sono tornata martedì.

Se prima anche un classico fine settimana da venerdì sera a domenica sera mi bastava ora, dopo averci vissuto quattro mesi, ho affetti che vanno al di là di quelli familiari e sono “costretta” a pianificare weekend più lunghi.

Il motivo principale del mio viaggetto era lo “spupazzamento” (dal verbo "spupazzare" ;-)  ) del mio nuovo nipote (figlio di mio cugino per la verità, ma essenzialmente un nipote).

Eccomi praticamente appena sveglia (ossia senza trucco) con l’adorabile pupo addormentato tra le mie braccia.

Cuore di zia (seppiato)

Motivi secondari, ma non per questo meno importanti, il voler vedere alcuni colleghi, alcuni amichetti italiani

Due Fra Ca[etc] a Londra

e lo shopping (ribattezzato SHOePPING visto che mi sono portata a casa quattro paia di scarpe).

SHOePPING londinese

Nel set dedicato al weekend su Flickr ho inoltre aggiunto scatti in apparenza senza senso, in realtà si tratta di “appunti fotografici” in quanto mi servono per ricordarmi di cercare informazioni sugli oggetti fotografati.

  1. I gusti "Crispy Duck & Hoisin" e "Fish & Chips" delle patatine Walkers

Walkers VOTE FOR ME

Gli inglesi sono grandi consumatori di patatine in busta e quando da noi esistevano come varianti di gusto solo “paprika” con le Più Gusto e “formaggio” con le Dixi, gli inglesi potevano già scegliere tra “Cheese & Onion”, “Salt & Vinegar”, "BBQ" (barbecue), "Prawn Cocktail", etc.

Uno dei brand di patatine più conosciuti è Walkers il quale ha deciso di coinvolgere direttamente i consumatori nella invenzione e nella scelta del nuovo gusto da aggiungere alle 13 varianti già presenti.

L’iniziativa "Do us a flavour" (basato sul gioco di parole "Do us a favour" ossia "Facci un favore"), partita l’estate scorsa, è entrata a inizio anno nella seconda fase.

La prima prevedeva l’invio da parte degli utenti di proposte per il nuovo gusto delle patatine e la votazione da parte degli utenti.

La seconda consiste nell’individuazione dei finalisti e la creazione di una short list per la votazione. 

Questi sono i gusti finalisti

Walker Flavours Contest

è possibile votare Online, via mobile (SMS o mobile site), via email o su Facebook.

Ho assaggiato il gusto Chili e Chocolate e non mi è piaciuto (bleah); in aeroporto ho comprato i due gusti che avete visto sopra, vediamo come sono :-)

Il premio per il vincitore?

Not only does the winner get bragging rights as the taste’s inventor, but they also receive 50,000 pounds in prize money and 1% of future sales in the new product – an unique opportunity to truly feel apart of the Walker brand. [via pskf]

Un case study davvero interessante, cercherò di riprenderlo in futuro e di dettagliarlo raccogliendo un po’ di numeri.

Altri appunti che voglio approfondire sono il Personal Stylist di GAP

GAS Personal Stylist

su cui da una veloce navigazione non ho trovato informazioni in rete, e la macchina mediatica che vive dietro al Red Nose Day di Comic Relief di cui qui vedete il cd dell’edizione di quest’anno con il singolo e il video del cortometraggio.

Comic Relief 2009 CD Single

Anche questo in quanto appunto andrà approfondito :-)

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Ieri ero a Londra per un corso interno in cui si è parlato anche di viral marketing.

Per coinvolgere attivamente le 4 classi sono stati mostrati 4 video ed è stato chiesto ad ogni gruppo di sceglierne uno.

Il video sarebbe stato caricato su Break.com dopo aver individuato il titolo ed aver selezionato le tags.

Ed è partita la competition: ogni partecipante avrebbe dovuto promuovere il video del proprio gruppo tenendo conto che l’unico spazio di tempo a disposizione era la pausa pranzo (durante il corso non era possibile usare telefoni cellulari tanto meno collegarsi in wireless con il laptop).

Verso le 12:30 ho scritto questo twit:

Twitter - lafra- HELP al corso sto facendo ..._1235142786426

che oltre ad aggiornare il mio status su twitter ha anche aggiornato quello di Facebook e il mio lifestream su Friendfeed.

Alle ore 16 circa ieri hanno dato i risultati e il tizio che ha organizzato il simpatico esperimento ha detto che c’erano dei risultati notevoli, anzi UN risultato notevole.

Ecco i risultati delle altre squadre Roxette, Ace of Base, Robyn (gli organizzatori sono svedesi…)

   ore 12  ore 13:10  ore 16
Roxette 12 21 27
Ace of Base 13 33 39
Robyn 5 11 68

La mia squadra, gli Europe, invece ha sbalordito tutti con:

ore 12: 39

ore 13:30: 494

ore 16: 859

Purtroppo non era possibile visionare le statistiche di accesso al video, ma sono sicura che una buona fetta l’hanno fatta amici / colleghi / conoscenti che hanno risposto al mio appello!

Grazie grazie grazie

E il premio? Un cd a caso tra Europe, Roxette, Ace of Base e Robyn e a me è capitata quest’ultima!

  • Volo Alitalia A/R: (meglio non dirlo)
  • Valore del premio: irrisorio
  • Entusiasmo per la vittoria: NON HA PREZZO ;-)

Viral Competition

Tornando alle cose serie il corso di ieri mi ha dato tanti spunti di riflessione e stimoli che non appena ho tempo condividerò :-)

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[PREMESSA]

Come vi accennavo ieri questa settimana sono ospite sul blog di Grazia e sono molto contenta di vedere che dal primo post "Che lavoro fai?" e’ nata una bella discussione sulle domande che in qualche modo temiamo perche’ di non semplice risposta. Ho chiuso il post dicendo che la domanda che mi manda piu’ in crisi e’ "Di cosa parla il tuo blog?"; me lo chiedono in tanti, amici, familiari, "intervistatori" e rispondere e’ davvero complesso.

Qualche post fa vi ho scritto che quando mi e’ stata posta questa temutissima domanda per l’intervista su Jack ho inviato al povero malcapitato una lunghissima descrizione di me stessa e che prima o poi l’avrei pubblicata.

Mi sento di dire che quel momento e’ arrivato :-D

A parte gli scherzi se lo leggete mi fa piacere, ci tengo al "lato umano" di questo blog, beh di ogni blog per la verita’, e’ il criterio principale con cui seleziono i blog che seguo, e’ quella componente della blogosfera che mi fa pensare che chi dice che i blog sono morti non ha capito proprio un bel niente.

 

"Di cosa parla il tuo blog?"

Quando qualcuno mi chiede di cosa parla il mio blog vado in crisi. Un blog che si chiama “Simply My Blog” fa intuire che si tratta di un blog personale, e infatti lo e’, il problema e’ che quando "personale" si riferisce a tante persone compresse in una c’e’ la necessita’ di aggiungere qualche dettaglio in piu rispetto alla description nella header:

“LaFra nel web, Francesca Casadei all’anagrafe, Digital Strategist in ufficio. Qualcuno mi definisce anomala, altri istrionica, altri geek, altri bionda. Qui trovate tutte le “me” possibili”

Francesca Casadei nasce il 19 maggio 1980 a Londra perche’ la mamma e’ inglese. La famiglia paterna vive a Roma. Lei vive a Milano. Insomma un mix di culture che si riflette nella sua capacita di sentirsi a suo agio nei contesti piu’ disparati: dall’aperitivo milanese, alla pinta post lavorativa londinese, dal pranzo di Natale lombardo, ai piatti pronti di Sainsbury.

LaFra nasce il 9 giugno 2006, data in cui ha scritto il primo post intitolato “Everything But Advertising”, un evento in cui ha sentito dire che la differenza tra il blogger e il giornalista e’ che il primo scrive solo se ha qualcosa di interessante da dire. Il suo pensiero fu: “Osservazione interessante, quasi quasi domani ne parlo sul mio blog ;-)

La Digital Strategist nasce nel novembre 2007 in deepblue (gruppo Aegis Media) anche se a dir la verita forse esisteva gia’ da un po’ ma aspettava il giusto input per venire allo scoperto. Una scelta professionale che le sta dando tantissime soddisfazioni: la piu’ importante l’ha avuta a Giugno 2008 vincendo la Young Lions Media Competition ai Cannes Lions (tiriamocela un po’ dai)

Vita personale, professionale, virtuale si contendono la mia attenzione nei post che scrivo. Mi lascio guidare dalla mia continua ricerca di ispirazioni e dalla assoluta convinzione che quelle migliori arrivano sempre attraverso la condivisione dei propri pensieri con gli altri.

Per questo motivo sono capace di passare da temi diciamo piu’ impegnativi, professionalmente parlando, come l’evoluzione dell’offerta pubblicitaria online verso il social e l’utilizzo dei sistemi di microblogging come strumento di PR, a quelli legati alle emozioni di una vita virtuale che diventa sempre piu reale quando i nickname diventano persone in carne e ossa che hanno una voce e un sorriso, fino alla condivisione di aspetti squisitamente legati alla propria vita privata come viaggi e acquisti.

La verita’ e’ che in ogni tema che affronto c’e’ un po’ di ognuna di queste persone: se parlo del mio viaggio a Disneyland poi mi soffermo sulla visibilita degli sponsor (ah la deformazione professionale!), se mi soffermo ad analizzare una campagna di comunicazione online lo faccio prima come utente e poi come addetta ai lavori.

So che suona molto profetico e idealista ma adoro la comunicazione in tutte le sue forme: personale, digitale, pubblicitaria. Il mio obiettivo e’ capire e poi far capire come questi siano aggettivi comuni ad un solo fenomeno e non siano tre attivita distinte.

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Questi ultimi giorni non ho aggiornato il blog perchè mi sono dedicata a rispondere alle dieci domande che Riccardo Pizzi di Pocacola.com mi ha fatto per la sua "rubrica" Una blogger alla settimana:

  1. Come spiegheresti a mia nonna il tuo lavoro di “Digital Strategist” ?
  2. Il fatto di essere bionda non ti impedisce di avere dimestichezza con le tecnologie. Hai fatto un master specifico oppure non sei bionda naturale ?
  3. Che tipo di persona è chi ha un blog ?
  4. “nei confronti di amici e parenti”: di cosa la accusano?
  5. L’idea dei “Fotofaccioni” è diventata il tuo marchio di riconoscimento nelle reti sociali. Marketing o cazzeggio ?
  6. Hai un aspetto da pinup e una mente brillante, dov’è nascosta la fregatura ?
  7. Quanto tempo passi davanti allo specchio?
  8. Come gestisci fans, provoloni e molliconi che ti insidiano quotidianemate con tutti gli strumenti social a loro disposizione?
  9. Il più bel complimento che ti hanno fatto come donna e il più bel complimento come blogger.
  10. Hai appena fatto l’amore e ti alzi per prendere una sigaretta o un succo di frutta. Passando davanti al computer (che mostra sullo schermo la dashboard di WordPress) , noti che c’è un commento in attesa di moderazione o un nuovo link in ingresso.. Che fai?

L’intervista su Pocacola segue la mia comparsata su Jack di Novembre insieme ad altri amici blogger nell’articolo "Da Zero a Star coi Blog"

Sapevo ovviamente che sarebbe stato pubblicato qualcosa su di me nel numero di questo mese, quello che non sapevo è cosa avrebbero scritto. Mi è stata chiesta una descrizione di me stessa e il risultato è stata un’intera pagina di word (ah! la sintesi) da cui è stato estratto questo articoletto. Sintetico ovviamente ma mi è piaciuto molto (a parte il dettaglio della reginetta dei blog che avrei evitato volentieri eheh).

Comunque quella paginetta è ancora qui nel mio pc da qualche parte quindi penso che utilizzerò quello che ho scritto per aggiornare la mia descrizione su questo blog, per ora decisamente scarna e non aggiornata.

Intanto se avete tempo mi farebbe piacere se leggeste l’intervista che mi ha fatto Riccardo :-) Buona lettura!

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Ultimamente parlavo con un collega dei film Disney di cui sono una fan da quando ero bambina e ci siamo chiesti quale personaggio disneiano potrei essere (diciamo che abbiamo umanizzato una delle tante applicazioni di Facebook sul tema): ne e’ emerso che potrei essere un po’ Belle, perche’ anch’io come lei sento il bisogno di scoprire cosa c’e’ al di fuori del mio paesino per soddisfare la mia continua ricerca di nuovi stimoli e come lei anch’io sono considerata un pochino strana dalle persone che mi conoscono. Come lei a volte e’ difficile spiegare le proprie passioni agli altri, fino quasi a rinunciarci. Adora i suoi familiari perche la rendono la persona che e’ e si arricchisce grazie alle nuove persone che incontra durante i suoi "viaggi". Ultima cosa in comune? Gaston non e’ decisamente il mio uomo ideale ;-) ).

Se Belle stimola la propria immaginazione leggendo e rileggendo i libri, io ho probabilmente dato questo ruolo alla cosiddetta vita virtuale fino a farla diventare parte della mia realta’.

I test su Facebook pero’ (eh si li ho fatti ovviamente) mi dicono che la Disney Princess che e’ in me e’ in realta’ l’avventurosa Ariel, ma non sono molto d’accordo, mentre in generale il personaggio Disney che meglio mi rappresenta e’ Alice nel Paese delle Meraviglie.

Facebook - What Disney Character are you?

Questo risultato mi ha fatto sorridere perche’ spesso mi sono ritrovata a dire che mi sento un po’ Alice e in questo periodo di vita londinese in particolare. Sara’ che tante cose mi sorprendono, mi meravigliano, anche quelle che le persone considerano scontate e ovvie, sara’ che come Alice sono curiosa e ogni tanto il mio atteggiamento denota un po’ di ingenuita’. Sul fatto che mi faccio gli affari altrui, beh e’ vero, se questi me lo consentono, e’ proprio dalle persone che ricevo le sorprese piu’ grandi.

E tu quale personaggio della Disney sei? :-)

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Master of Strategy
 
Non osa immaginare la reazione della sua capa: o la licenzia o gira questo post a tutto l’ufficio facendosi una grassa risata. Speriamo la seconda :-/

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Il mio primo weekend londinese è stato all’insegna del football. Ho visto la prima partita dell’Arsenal insieme a mio cugino che è un gran tifoso (pensate che ha deciso il nome di suo figlio in modo che le sue iniziali fossero AFC ossia Arsenal Football Club) e che ci ha procurato le tessere per entrare gratuitamente.

Devo dire che nonostante io non sia una grande amante del calcio mi sono divertita. Ho diversi bei ricordi, vediamo se riesco ad elencarli:

  • Se ripenso alla partita la prima cosa che mi viene in mente sono i sedili: comodissimi! Una versione piu’ spartana dei dei seggiolini dei vecchi cinema.

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  • Il secondo ricordo in classifica e’ il programma della partita che e’ possibile acquistare fuori dallo stadio e che costa se non ricordo male 3 sterline. Al suo interno oltre alle classiche informazioni calcistiche e’ presente un poster di un giocatore (perfetto per i bambini) e una pagina con le dediche personali (ad esempio un ricordo per tifosi recentemente defunti). Inoltre tra il primo e il secondo tempo viene estratto un numero associato al programma e il vincitore ha la possibilita’ di trascorrere del tempo con la squadra. Mio cugino mi ha spiegato con molto orgoglio che il programma e’ stato giudicato come il migliore tra le societa’ calcistiche inglesi negli ultimi anni.
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  • Terzo ricordo le dediche personali tra il primo e il secondo tempo trasmesse dallo speaker.
  • La quarta posizione va al secondo sponsor della squadra, la compagnia telefonica 02 che sempre durante l’intervallo ha sparato in aria un certo numero di magliette dell’Arsenal. Da quello che ho capito 02 era lo sponsor principale della squadra fino a quando e’ arrivata la Emirates con l’asso piglia tutto. Per la cronaca:

In October 2004, Emirates and Arsenal FC signed, at the time, the biggest club sponsorship in English football history, worth some £100 million (AED 662.2 million) The agreement, valid until 2021, gives the airline naming rights to the club’s £357 million home, Emirates Stadium, which took just two and a half years to complete from start to finish. It seats 60,000 spectators and boasts state-of-the-art cutting-edge facilities such as padded seats for all spectators

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  • Quinta posizione: il replay! Subito dopo un’azione viene mostrato nel maxischermo il replay cosi’ da avere un’idea precisa di quello che e’ successo senza tirare ad indovinare. Sbaglio o in Italia questo "servizio" non esiste?
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  • Ultimo ricordo e’ il merchandising shop dello stadio: enorme e ricco di ogni tipo di gadget (mi e’ rimasto impresso il tostapane che lascia le iniziali AFC sulla fetta eheh). Era stracolmo di tifosi. Una vera macchina da soldi, credo che quello di San Siro a confronto faccia ridere ma non vorrei sbilanciarmi troppo ;-)

Sbaglio o la situazione in Italia e’ completamente diversa? Quante societa’ prestano cosi’ tanta attenzione al proprio tifo? Quante riescono a monetizzarlo in maniera efficace?

Please let me know…

  • Posted by lafra

Sono trascorse quasi due settimane dal mio arrivo a Londra e mi sembra di essere qui da un mese.

Il mio nuovo lavoro non mi ha impedito di fare un po’ di vita mondana e vacanziera :-)

Ecco un "breve" riassunto della prima settimana:

  • Domenica: Arrivo a London. Sistemazione nel "mio" appartamento londinese in Hatton Garden, la via dei Diamanti. Io e uragano pranziamo/ceniamo alle 1630 a Pizza Hut.
  • Lunedi’: Breve giro a Covent Garden e poi spesa da Sainsbury’s Local. Uragano, che e’ una buona forchetta ma anche piuttosto raffinata e un buon cuoco, era un tantino sconcertato dalla totale impossibilita’ di replicare le abitudini di spesa che aveva a Milano anche a Londra: tra innumerevoli varieta’ di piatti pronti e spaghetti in scatola ho visto un velo di disperazione sul suo volto.
  • Martedi’ : Birra con i compagni di classe di uragano (che ha colto l’occasione per migliorare il suo inglese iscrivendosi due settimane alla Regent) e cena a base di Fish and Chips. Due personaggi singolari e davvero simpatici: Blei e’ di Palma di Maiorca e la sua cadenza spagnola quando parla inglese e’ contagiosa :-) . Miguel e’ portoghese, e’ un appassionato di scienze e un gran chiaccherone ma decisamente un vero spasso!
  • Mercoledi’ : Birra con Miguel, Bru e Lawrence. Tra una birra e l’altra siamo finiti col parlare della Teoria del Caos e degli effetti della Dopamina sulle prestazioni sessuali maschili (ovviamente merito di Miguel).
  • Giovedi’: Birra con Miguel, Blei ed altri compagni di uragano. Eravamo un gruppetto davvero internazionale: tre italiani (tra cui io e uragano), tre spagnoli, due russi, due sud koreane e un portoghese.

 

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(gli ultimi sono Blei e Miguel)

  • Venerdi’: Cena con mio cugino James, sua moglie Leanne e la mia bellissima nipotina. Decisamente non la migliore cena della nostra vita (uragano ha preso una pizza alquanto sospetta e io un hamburger giusto per andare sul sicuro) ma la compagnia e’ stata meravigliosa.

 Visto che la preoccupazione di ogni madre e’ sapere cosa sta mangiando la propria figlia purtroppo devo dirle che c’e’ da preoccuparsi…. Questo e’ uno dei miei pranzo tipo

 

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