In questi giorni ho letto la presentazione "2010 Social Media Influencers – Trend Predictions in 140 Characters, by TrendsSpotting" dove i cosiddetti guru della rete hanno dato la loro opinione su quali saranno i principali trend del 2010.
Tra i vincitori sul podio delle previsioni troviamo il trend “location”:
Pete Cashmore: “Fueled by the ubiquity of GPS in modern smartphones, location-sharing services may become the breakout services of the year … provided they’re not crushed by the addition of location-based features to Twitter and Facebook.”
Michael Litman “I believe that the next “big thing” will be a greater sense of personalization and location-based offerings. We’re starting to see this example in Foursquare”.
eMarketer: “The biggest near-term opportunities will come from location-aware applications.
Robert Scoble: “We’re going to see an explosion of things that use location. Cool businesses that are hip are already doing Foursquare promotions now, but that will boom in 2010. Foursquare – the “cool kids” are on it, it feeds on itself. People are going to use system all of their friends are on”.
Mi ero soffermata a pensare al cosiddetto trend “location” qualche mese fa leggendo un articolo su Adage dal titolo “Places, Please: How location changes digital marketing” dove oltre a considerare gli hard facts come la crescita del numero di dispositivi mobili dotati di GPS, l’autore ha analizzato il fenomeno da un punto di vista più contenutistico.
“To understand why people are so excited, look at the impact other digital innovations have had. Search for example, solved a big part of the “what” problem helping you find what you’re looking for. And while search didn’t know much about our social filters, social networking came in and offered up a “who” filter. Now we’re looking at the “where”.”
What, Who, Where. Tre “filtri” che ci consentono di avere informazioni più pertinenti e mirate ma soprattutto una semplificazione che ci dà la possibilità di provare ad analizzare l’evoluzione dei servizi e fare qualche ipotesi sulle future innovazioni.
What
In principio fu il “What” ossia la ricerca di “cose” nella rete, dove con “cosa” intendiamo qualunque tipo di informazione, inerente a prodotti, luoghi, persone, restituita a noi da un algoritmo (si fa per dire). Le evoluzioni più interessanti di questo filtro sono quelle relative alla ricerca semantica, ossia il passaggio da una ricerca sintattica, basata su parole chiave e slegata dal contesto in cui queste vengono utilizzate ad una ricerca che analizza il testo interpretando il significato logico delle frasi avvicinandosi quindi al meccanismo di apprendimento umano. L’importanza e la criticità di questa evoluzione è dimostrata dagli investimenti ad essa destinati dai big player come nel caso della recente acquisizione di Powerset da parte di Microsoft
Who
I social media hanno poi introdotto quello che avevo definito il “filtro sociale” ossia lasciare che sia l’aggregazione delle scelte e delle segnalazioni del nostro network di contatti a far emergere le novità e gli interventi più interessanti. Friendfeed, il social media che utilizzo con maggiore frequenza, funziona esattamente così:
- ogni qualvolta un thread viene commentato viene riportato in alto nella homepage
- è possibile visualizzare, e ricevere via email, il meglio del giorno, ossia i contenuti più commentati e likati dai nostri contatti
- visualizziamo anche i contenuti di utenti che non sono nostri friends quando i nostri contatti aggiungono un commento o un like.
Mia zia una volta mi ha detto “It doesn’t matter what you know, but who you know”. Il filtro Who cambia a mio avviso questo punto di vista in: “It doesn’t matter what you know but what who you know knows” (sì lo so, la consacrazione della cacofonia).
Where
Il 2009 è stato l’anno del “Where”. L’interesse legato alla localizzazione non è legato in realtà all’introduzione di una vera e propria nuova modalità di accesso alle informazioni – i GPS che ci danno la nostra posizione e ci fanno vedere quello che ci circonda esistono da un po’ di tempo ormai – ma alla possibilità di affinare le ricerche fatte utilizzando i filtri “what” e “who”.
Prendiamo a titolo esemplificativo Brightkite, una soluzione che integra le logiche dei servizi di microblogging come Twitter con quelle di riconoscimento della propria posizione geografica e del geotagging. Si potrebbe dire che Brightkite = Who + Where.
Lo stesso Google Maps è un’evoluzione in chiave “Where” del motore di ricerca associando ai risultati di ricerca una mappa o posizionandoli direttamente al suo interno. Google Maps = What + Where.
E se provassimo ad analizzare l’ultima combinazione ossia What + Who? Otteniamo due categorie di servizi: la “People Search” e la “Social Search”.
Con “People Search" faccio riferimento al processo di ricerca in rete di persone e soprattutto di informazioni sulle stesse. Il punto di partenza di ogni ricerca, ossia Google, ci restituisce spesso tra i primi risultati la pagina di Facebook e/o la pagina di Linkedin della persona che stiamo cercando, due social network in cui siamo presenti con il nostro nome e cognome. Accanto a questa categoria di risultati ne emerge un’altra che è quella relativa agli aggregatori di informazioni su individui come Pipl e 123people che tentano da una parte di superare il “limite” dell’accesso ridotto alle informazioni a meno che tu non sia un contatto della persona che stai cercando (anche se nel caso di Facebook ad esempio le recenti modifiche alle impostazioni sulla privacy hanno reso pubblici dati personali che prima non erano visibili) dall’altra di aggregare passivamente, ossia senza il contributo dell’utente, tutte le informazioni presenti online su quest’ultimo, a differenza di Facebook e Linkedin dove è necessario aggiungere nel proprio profilo le informazioni da visualizzare, e quindi anche quelle provenienti da siti esterni come ad esempio Flickr per le foto e YouTube per i video.
Con "Social Search" intendo invece la possibilità di filtrare i risultati di ricerca “classici” (il “What”) in base alle preferenze dei miei contatti o ai contributi da essi stessi immessi nella rete. Il video recentemente caricato da Google “Social Search demonstration” spiega decisamente meglio questo concetto ossia come combinare il What e il Who.
Nella combinazione What+Who possiamo quindi dire che Google è molto forte nel What ma deve rafforzare il Who, mentre Facebook ha una componente Who molto forte e ha delle opportunità da cogliere attraverso il miglioramento del What.
Le possibili combinazione tra What, Who e Where ci consentono quindi di "mappare" alcuni dei servizi e applicazioni realizzati in questi ultimi anni e ipotizzare quali potrebbero essere le aree di miglioramento degli stessi o le opportunità per nuovi sviluppi.
Se dovessi, infatti, pensare all’evoluzione dei servizi mi verrebbe spontaneo credere che la soluzione perfetta è quella che sfrutta in maniera ottimale la combinazione What+Who+Where.
Quindi vi chiedo:
- Esiste già un servizio che sfrutta e combina le dinamiche di What+Who+Where?
- Quale player potrebbe trarre vantaggio dalla combinazione di What+Who+Where?
- Come ve lo immaginate il servizio ideale What+Who+Where?
Provo ad immaginarmi una situazione tipo per cercare di rispondermi: sono a Milano e mi viene un’improvvisa voglia di andare a mangiare in un ristorante indiano a Milano. Il servizio ideale dovrebbe:
- propormi ristoranti con cucina indiana (What)
- ristoranti vicini a dove sono in quel momento (Where)
- segnalarmi eventuali recensioni e commenti postati da altri utenti, e indicarmi se tra questi sono presenti miei "friends" (Who).
Lo trovo. Vado fiduciosa. Ne esco un po’ delusa. L’amica che c’era stata ne aveva parlato con toni entusiastici e io mi fido ciecamente del suo gusto. La chiamo. Ecco cosa mi dice: "Ah sì era davvero eccezionale fino a un anno fa, poi ha cambiato gestione".
Nell’ipotetico serivizio ideale mancava un ulteriore filtro: il When. Se avessi ricevuto un commento dalla mia amica in tempo reale sul ristorante avrei evitato di andarci. Il Real Time Web è stato un argomento già affrontato più volte nel 2009 dando anche origine a dibattiti sulla sua effettiva utilità, ma ho l’impressione che il 2010 sarà il suo anno. Cosa ne pensate?
Chiudo con un invito: e se provassimo ad analizzare le possibili combinazioni di What, Who, Where e When? Buon divertimento




gennaio 7th, 2010 at 11:24
complimenti bellissimo post. se mai nasce un servizio che unisce il what,who, where e when credo che il popolo della rete si trasferirebbe li
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gennaio 7th, 2010 at 11:24
complimenti bellissimo post
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gennaio 7th, 2010 at 11:41
Considerazione su real time web: giustamente sottolinei l’importanza della qualità del real time web, ovvero, quando a “real time question” corrisponde “real time answer(s)”.
Questo dipende da come un servizio mi permette di reperire informazioni fresche, “user generated”: un problema è quello di superare le limitazioni dei propri contatti, in una logica di social networking, che non posso essere onniscenti e onnipresenti, aprendo una piattaforma che abbia diverse modalità e fonti di input.
Molti degli attuali servizi hanno come utente-tipo il geek che ha amici geek: e l’opinione del resto del mondo?
Secondo me c’è un problema di inclusività della potenziale base di utenti.
Considerazione sulla geolocalizzazione: ammettiamolo, su dispositivi mobili (di nicchia, quindi un mercato ristretto) il GPS uccide le batterie – nessuno al momento può pensare di arrivare a fine giornata con il GPS always on.
Pensare di spingere solo e unicamente su servizi accessibili da dispositivo mobile secondo me è abbastanza miope: io sono un fan del concetto di pervasive computing, penso che il futuro non sarà avere Internet ovunque perchè l’hai in tasca, ma avere Internet ovunque perchè avremo accesso da terminali “annegati” nell’architettura domestica e urbana.
Questo si lega anche al problema dell’avere più fonti di input per questi servizi, come dicevo sopra.
Esempio banale: immagina il corridoio d’uscita una sala di un cinema, tappezzata da touch screen sui quale viene fatta girare una banalissima applicazione di rating del film appena visto: i contenuti “freschi” aumenterebbero in maniera esponenziale, permettendo anche a chi non è dotato di un dispositivo mobile evoluto di contribuire.
Non so se hai visto il documentario “Us Now”: ci sono due ragazzi che a Londra hanno messo in piedi un servizio telefonico in crowd sourcing, se ti perdi in città chiami un numero dal quale puoi metterti in contatto con un abitante della zona o qualcuno che ha precedentemente dichiarato di conoscere certe zone della città, che ti può dare indicazioni su dove ti trovi.
Semplice, low tech, 1.0, ma altamente inclusivo.
gennaio 7th, 2010 at 11:49
Ciao Lafra,
hai provato Mobnotes? C’è tutto quello che descrivi… o ci sarà, tieni conto siamo solo in tre. E siamo italiani, che spesso è un problema, almeno per l’accesso a fondi.
Foursquare e Gowalla hanno vita breve, la metafora di gioco alla fine stanca. Trovo molto più utile Brightkite, ma manca un aspetto di rating e reputation che possa aiutare a orientarsi lungo la dimensione del What.
Noi siamo partiti proprio da questo: il nostro claim è “post-it per i tuoi luoghi peferiti”. Che puoi condividere con i tuoi amici, e il resto della comunità. Usciremo a breve con una nuova funzionalità che ti aiuterà a scegliere in tempo reale cosa, dove e con chi.
Stay tuned!
Gino
gennaio 7th, 2010 at 12:22
grazie mille Sharon
staremo a vedere! (ah ci sono già due commenti molto interessanti di Davide e Gino se hai tempo di leggerli)
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gennaio 7th, 2010 at 14:18
molto interessante. Personalmente avrei inserito anche Twitter come caso esemplificativo del Who (mi sembra la casa del personal branding), e chissà, magari la svolta di Twitter potrebbe essere proprio ampliarsi al what e al where, no?
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gennaio 7th, 2010 at 14:42
@maurizio perfettamente d’accordo, la recente acquisizione di Mixel Labs da parte di Twitter va proprio in questa direzione e quindi Twitter/Who + Where http://snoo.ws/2009/12/25/twitter-announces-mixer-labs-acquisition/ . Sempre per quanto riguarda Twitter credo sia molto importante l’evoluzione del "What" da una parte diventando Twitter stesso un motore aggiungendo il campo search al suo interno, dall’altra la possibilità di trovare i twit tra i risultati di Google, con le implicazioni che stiamo vedendo in tema di real time web (When)
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gennaio 7th, 2010 at 18:24
Ti segnalo Aarvark (http://vark.com/), un servizio che sta cercando di mettere assieme tutte le diverse dimensioni permettendo a ogni utente di fare una domanda alla quale si ricevono risposte in tempo reale dagli altri utenti che si dichiarano esperti in una determinata materia o che hanno indicato un loro interesse particolare.
Il processo di ricerca degli utenti cui porre la domanda tiene in considerazione anche la posizione geografica, quindi se faccio la domanda sul ristorante indiano a Milano molto probabilmente a rispondermi sara’ un utente di Milano che ha messo tra i suoi interessi la cucina indiana.
Io lo uso da un po’ e devo ammettere che funziona davvero molto bene. Inoltre la possibilita’ di usarlo via web, IM, mail oppure con l’applicazione per iPhone lo rendono molto utile anche per chi lo volesse utilizzare mentre non e’ al pc.
gennaio 11th, 2010 at 10:26
Post interessante, anche se hai messo troppa carne sul fuoco. Due considerazioni: i filtri di cui parli (in particolare filtro sociale e filtro geografico) stanno progressivamente sostituendo quelli professionali. Le varie guide ai ristoranti ed affini, per rifarmi al tuo esempio, trovano meno significato quando il consiglio che cerco arriva da un contatto di cui conosco i gusti e con il quale ho interagito. Inoltre i 4 filtri (il when è al momento difficile da gestire solo perché più nuovo) sono in grado di fornire risposte anche senza fare domande e trovano ancora più spessore in un uso mobile. Per ora gli alert di prossimità che vari servizi forniscono sono "stupidi". Immaginiamo un alert where+what (un alimentari che vende un particolare prodotto p.e. senza glutine) o altre combinazioni dei filtri che hai usato.
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gennaio 11th, 2010 at 10:37
Bell’articolo. Tieni conto che si stanno verificando dei cambiamenti decisamente interessanti in diverse parti del mondo con anticipazioni molto veloci e discontinue. Sto facendo delle ricerche su questo e nel mio blog ho pubblicato un articolo sulla popolarità dei social network. I paesi emergenti stanno anticipando dei trend rispetto alle nazioni più evolute.
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gennaio 11th, 2010 at 10:40
trovo oltremodo significativo il fatto che manchi "Why?"
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gennaio 11th, 2010 at 10:51
Una riflessione a margine. Quando costa in termini di qualità dell’informazione (informazione in termini complessivi, eh, non solo l’informazione formalizzata in testate) l’attenzione alla relazione tra i vari elementi who, what, where, when a cui ormai l’informazione è legata? Finora il valore di filtro del who è stato anche dovuto alla messa in ombra degli altri elementi: ad esempio, una Guida Michelin per i ristoranti ha un alto valore di filtro (who) ma al tempo stesso è uno scrigno di informazioni statiche, quindi con un when decisamente di scarsa dinamicità. Ora, è possibile far rimanere sempre alto il valore di filtro per il who facendo "entrare in circolo" gli altri elementi? Una Guida Michelin aggiornata giorno per giorno sarebbe impraticabile e, del resto, il giudizio del vicino di casa su un ristorante sarà pure più aggiornato ma, almeno per un me lettore ipotetico, meno affidabile. Detto questo, esistono anche informazioni che costruiscono il proprio valore di who sul fatto di non entrare in circolo: potrebbero…
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gennaio 11th, 2010 at 10:51
Una riflessione a margine. Quando costa in termini di qualità dell’informazione (informazione in termini complessivi, eh, non solo l’informazione formalizzata in testate) l’attenzione alla relazione tra i vari elementi who, what, where, when a cui ormai l’informazione è legata? Finora il valore di filtro del who è stato anche dovuto alla messa in ombra degli altri elementi: ad esempio, una Guida Michelin per i ristoranti ha un alto valore di filtro (who) ma al tempo stesso è uno scrigno di informazioni statiche, quindi con un when decisamente di scarsa dinamicità. Ora, è possibile far rimanere sempre alto il valore di filtro per il who facendo "entrare in circolo" gli altri elementi? Una Guida Michelin aggiornata giorno per giorno sarebbe impraticabile e, del resto, il giudizio del vicino di casa su un ristorante sarà pure più aggiornato ma, almeno per me, meno affidabile. Detto questo, esistono anche informazioni che costruiscono il proprio valore di who sul fatto di non entrare in circolo: potrebbero farlo, magari a costi…
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gennaio 11th, 2010 at 10:55
post molto interessante. Brava lafra
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gennaio 11th, 2010 at 10:58
@Tommaso riflessione interessante anche se sostituire mi sembra eccessivo, credo si possa parlare più di integrazione e comunque è un meccanismo che non funziona per tutti e per tutte le categorie. Il parere dell’esperto ha comunque importanza e si integra con le valutazioni dei nostri contatti. Pensiamo alla guida michelin o a tutti coloro che non partono per una meta senza la lonely planet. L’opportunità per questi "esperti" potrebbe essere proprio anticipare questo processo di integrazione, agevolandolo e rendendosi enabler dello stesso. Bello anche l’esempio dell’alimentari specializzato, l’evoluzione del what integrato con gli altri filtri dovrebbe muoversi anche in questa direzione.
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gennaio 11th, 2010 at 11:06
@Enrico potresti fare un esempio di questi cambiamenti interessanti che hai studiato? @paolo bingo
volevo scriverlo io ma mi sembrava che la carne al fuoco fosse già troppa (come mi è stato fatto notare
), se scrivo un altro post sull’argomento aggiungo la quinta W! @Alessandro, abbiamo scritto contemporanamente, mi fa piacere che anche tu hai analizzato l’esempio della guida michelin. In questo caso direi che è molto importante la notorietà del prodotto e la brand reputation: se cerco un ristorante e tra i risultati trovo anche la recensione della guida michelin so che potrebbe non essere recentissima ma che ha un valore diverso dalla segnalazione di un mio contatto. Come dicevo nel commento precedente in risposta a Tommaso, integrerei, qualora disponibili entrambi, i due commenti per avere la valutazione ottimale @michele grazie mille
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gennaio 11th, 2010 at 11:13
Quante cose interessanti
Per motivi che non sto qui ad elencarvi, sono molto "esterofilo" dal punto di vista dei SN: segnalo due "where" (anzi, uno e mezzo): foursquare e 029. Sono molto nuovi e praticamente sconosciuti in Italia (strano eh?). Buona esplorazione!
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gennaio 11th, 2010 at 11:13
Quante cose interessanti
Per motivi che non sto qui ad elencarvi, sono molto "esterofilo" dal punto di vista dei SN: segnalo due "where" interessanti (anzi, uno e mezzo): foursquare e 029. Sono molto nuovi e praticamente sconosciuti in Italia (strano eh?). Buona esplorazione!
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gennaio 11th, 2010 at 11:16
Vorrei intervenire sulla qualità dei commenti: oggi, molte guide sono smentite da scandali e da giudizi degli utenti. I giudizi degli utenti sono sempre più importanti, quindi. Per questo credo che Who sia cruciale. Foursquare non è male per nulla. Un servizio non male mi sembra mapplr, anche se manca di un pezzetto when.
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gennaio 11th, 2010 at 11:20
@Gianandrea, sono contento per il giudizio che dai a foursquare, chiaramente avendolo segnalato sono assolutamente d’accordo con te. In verità ce ne sono moooolti altri, altrettanto sconosciuti ma a mio parere validissimi: uno su tutti aka-aki, che per quanto molto social-to, secondo me ha un potenziale enorme. Certo, quanti di questi emergeranno? Alla fine il trend del momento vede FB protagonista assoluto. A prescindere. Il resto – anche servizi utili come quelli che stiamo elencando – credo facciano un po’ fatica.
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gennaio 11th, 2010 at 11:25
@gianandrea, giusto e molti problemi delle guide sono stati individuati proprio grazie alla perdita di aura del who della guide e alla nuova visibilità di lettori partecipanti alla scrittura collettiva. Però, al di là di pecche singole e giustamente denunciate, ci sono informazioni (come, appunto, l’esempio della guida Michelin o il giornalismo di inchiesta) che hanno costi di entrata molto alti e che difficilmente possono presupporre una replicazione dell’informazioni del tempo (valore del when): mio cugino al ristorante stellato michelin può andare una volta l’anno (e quindi ha un numero di dati comparabili minori), una guida ci va un giorno sì e uno no. La risposta di Lafra a questo è sacrosanta ed è indubbio che, nel presente-futuro-prossimo, l’idea stessa di guida in cui il who è intoccabile avrà un bel terremoto, pur lasciando inevitabilmente pesare le differenza tra informazione collettiva e valutazione in cui entrano costi e talenti professionali.
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gennaio 11th, 2010 at 11:48
@Antonio: FB è l’equivalente di Buona Domenica, con tutto il rispetto per entrambi. Forse, contrariamente alla tv, la diffusione di device di semplice utilizzo potrebbe spingere altri servizi, tipo Foursquare, ad esempio, o applicativi di grande utilità (tipo lo straordinario applicativo della metrò di Parigi). @Alessandro: ad oggi, mi sono capitati diversi casi nei quali gli esperti parlavano in modo autoriferito in un luogo deputato e gli utenti li massacravano in forum a parte. Soprattutto nel mercato automotive questo è abbastanza comune.
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gennaio 11th, 2010 at 12:09
@gianandrea e Alessandro questo mi porta a due considerazioni: la prima è quella che ho già fatto relativa all’integrazione del parere dell’esperto con le valutazioni degli utenti che oltre ad integrare il parere in sè possono anche fungere da valutatori dello stesso esperto e quindi della sua "qualità". L’altra riguarda l’opportunità per l’esperto di fare leva sui social media per migliorare la propria reputazione e costruirsi un personal brand fondato sulle proprie expertise, rendendosi così indipendente dal contesto in cui vengono utilizzate, ossia dai media e dalla loro possibile corruttibilità
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gennaio 11th, 2010 at 12:28
Esatto: la "certificazione" di esperto non dovrebbe più venire dal fatto di scrivere una testata (è solo un esempio) ma dall’apprezzamento degli utenti rispetto ai suoi giudizi. Si potrebbe aprire un’altra diatriba sull’esperto ruffiano ma, credo, che ci possa essere una buona dose di autoregolamentazione degli utenti.
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gennaio 11th, 2010 at 14:17
@Antonio ti segnalo questo articolo su techcrunch in cui oltre a parlare di un altro servizio analogo, Gowalla, si parla di come la logica di Foursquare sia utilizzata da alcuni locali replicandola semplicemente con twitter http://www.techcrunch.com/2010/01/03/twitter-venue-promotions/ (grazie @hikari)
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gennaio 11th, 2010 at 14:42
@Lafra: Grazie mille
Se cercate nuovi SN, fatemi sapere!
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gennaio 11th, 2010 at 15:01
leggere la discussione è stata davvero interessante e utile, anche per scoprire nuovi scenari di SN che onestamente non conoscevo. Ho trovato carina l’associazione ‘FB è l’equivalente di Buona Domenica’ anche se effettivamente è una similitudine molto veritiera se guardo le persone poco esperte della rete che conosco.
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gennaio 11th, 2010 at 16:10
@Lafra scusami sono stato troppo criptico. Giocando con Google Insights, ho messo in paragone la Keyphrase Social Network e la Keyword Web 2.0. E’ risultato che in Italia il "sorpasso" tra Social Network e Web 2.0 è avvenuto nel 2008 (ottobre). Nel resto del mondo sta avvenendo secondo le previsioni nel 2010. Autocitarsi non è bello (sorry) ma ne ho scritto un post nel mio blog.
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gennaio 11th, 2010 at 16:10
@Lafra scusami sono stato troppo criptico. Giocando con Google Insights, ho messo in paragone la Keyphrase Social Network e la Keyword Web 2.0. E’ risultato che in Italia il "sorpasso" tra Social Network e Web 2.0 è avvenuto nel 2008 (ottobre). Nel resto del mondo sta avvenendo secondo le previsioni nel 2010.
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gennaio 11th, 2010 at 17:39
Questa discussione mi è rizompata in prima pagina proprio mentre un mio amico interveniva su radio24 a proposito del social network per cui lavora: gliaffidabili.it. Conoscete? Si tratta di una Pagina Gialla dove al what e where si affianca il filtro who, gli utenti esprimono un giudizio su imbianchini e babysitter, avvocati ed elettricisti. Ritengo che anche in questo caso ci siano enormi potenzialità di when assolutamente inutilizzate nel più istituzionale paginegialle.. Il problema, comune a tutti questi siti, è legato alla massa critica: ovviamente se ti allontani dai grandi centri urbani c’è un po’ un bianco semantico, ed il where diventa un filtro crudele..
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gennaio 11th, 2010 at 19:00
@Benji grazie non lo conoscevo, sai se è prevista un’applicazione mobile?
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gennaio 11th, 2010 at 19:17
non saprei.. mi informerò!
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gennaio 15th, 2010 at 15:21
IMHO anche foursquare mette insieme chi, cosa, dove, quando. Ciao!
gennaio 26th, 2010 at 12:10
Ma ….. GRAZIE Tommaso!
E’ un privilegio la tua citazione… vado subito a vantarmi sui social…
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gennaio 26th, 2010 at 12:24
Ma va là, quale privilegio, per così poco!
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marzo 16th, 2010 at 11:51
[...] di un prodotto editoriale creato appositamente per l’iPad. Nel post “What, Who, Where (e When): qual è il futuro dei servizi online?” avevo immaginato un servizio in grado di segnalarmi il ristorante giusto in base ai criteri [...]
maggio 7th, 2010 at 10:20
[...] note: se volete leggere un bel post che parla di localizzazione e non solo, vi consiglio quello de Lafra dedicato al What, Who and [...]