La deformazione professionale

Tutti conviviamo con il fenomeno della deformazione professionale, o perlomeno tutti quelli che lavorano: se sei estetista noti ogni categoria di pelo superfluo, se lavori nell’ambito della climatizzazione noti di quale marca sono i climatizzatori nelle case dei tuoi amici, se operi nel campo della ventilazione industriale potresti trovarti sul London Eye con la tua fidanzata ed esclamare con toni entusiastici "Guarda quei ventilatori!" mentre lei sta cercando di capire dove si trova St Paul’s Cathedral (riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali).
Se sei una digital strategist che lavora in un gruppo di comunicazione / centro media con un passato da project manager e account le deformazioni si moltiplicano … se sei blogger arrivi al punto di volerti confrontare con gli altri su questo tema 😉

Io trovo che la deformazione professionale sia affascinante, ti porta a fare e a vedere cose che gli altri ignorano. Quando lavoravo in Decathlon mi ritrovavo a sorridere alla gente anche quando non stavo lavorando, in alcuni casi le persone rispondevano con un sorriso ma la maggior parte mi guardava storto.
Ora la mia deformazione mi porta ad esempio a trovare sempre qualcosa di potenzialmente "interessante" da vedere in televisione o sulle riviste: la pubblicità. Guardando uno spot possono insorgere mille interrogativi: com’è nato, a chi è destinato, perchè è visibile in quel momento, etc.

Pazza? No, semplicemente deformata. Ieri ho fatto questa foto per esempio solo perchè ho trovato il messaggio divertente

londraluglio 125

Con il web però ho notato che riesco a mantenere un certo distacco dalla mia deformazione. Il fatto di avere una vita sostanzialmente attiva anche come utente mi consente di essere ancora obiettiva su quello che trovo online e a criticare le idee troppo markettare.

Credo che essere un utente prima di essere un digital strategist, un project manager, un media planner etc sia molto importante, motivo per il quale sono praticamente ovunque nella rete :-) , bisogna provare tutto e poi lasciare che la deformazione faccia il resto: perchè sto usando questo servizio? quali motivazioni mi spingono a visitare questo sito? che uso fanno i miei conoscenti di questo social network e perchè? quali opportunità di comunicazione potrebbero esserci dietro a questo hype del momento?

E la vostra deformazione professionale cosa vi porta a fare?

17 pensieri riguardo “La deformazione professionale”

  1. Questo e molto di più. Tra le altre cose mi viene da giudicare markettamente parlando anche il vendidore sotto casa. Trovo possibilità di sviluppo nei social media anche per i progetti di mio fratello che lavora in tutt’altro settore. La lista sarebbe troppo lunga…

  2. mi porta a fare cose peggiori: quando ero nel fantastico mondo della piastrella mi trovavo nei bagni delle discoteche ubriaco a guardare i rivestimenti…
    ma mi spieghi come abbiamo fatto a scrivere dello stesso argomento ma in modi diversi nello stesso giorno? forse perche la deformazione professionale ci ha… deformato un po’ troppo :)

  3. io *sono* una deformazione professionale – solo su cose totalmente inutili, purtroppo.

    “Quando lavoravo in Decathlon mi ritrovavo a sorridere alla gente anche quando non stavo lavorando, in alcuni casi le persone rispondevano con un sorriso ma la maggior parte mi guardava storto.”

    Come osavano? 😉

  4. Forse il tuo sorriso appariva un po’ artefatto? Altrimenti, non riesco immaginarmi una persona sana che vi risponda in quel modo (soprattutto in considerazione di quel che vedo dalle foto).

    Riguardo alla mia deformazione professionale, di recente mi ha portato a confrontare la traduzione Ogni cosa è illuminata con l’originale Everything Is Illuminated, facendomi rilevare i vari refusi (sviste o incongruenze), probabilmente dovuti a un editing frettoloso, visto che l’edizione italiana è uscita nello stesso anno dell’originale. A parte quelli, comunque, la resa è ottima e apprezzabilissima, specie in considerazione della difficoltà del testo.

  5. Per me è facile: ogni volta che qualcuno dice “vorrei comprare X”, io gli dico che X si trova su eBay. Solo nell’ultima settimana e solo via Twitter mi è capitato di mandare link a oggetti in vendita su eBay che andavano dal Displex (per levigare i graffi dell’Ipod) al DVD di un film di Kusturica…

  6. Io da quando lavoro per una multinazionale che fa tappi in sughero, mi sono accorto che quando vado al ritorante, guardo il tappo della bottiglia e mi dimentico di valutare se il vino mi piace dal sapore… ma i coleghi mi hanno detto che è normale, meno male ^_^

  7. @Andrea: come ti capisco :-)

    @baldo: l’importante è che non ti sia venuta voglia di cambiarle ahah. Già l’alcool fa strani scherzi se mischiato con la deformazione professionale non oso immaginare. Davvero hai scritto anche tu su questo argomento? è davvero una strana coincidenza 😀 sono curiosa di leggere cosa hai scritto, ci giri il link?

    @gluca: avevo notato che in te la deformazione è congenita ahah, per questo andiamo d’accordo 😀

    @Zu: grazie 😀 . Ogni tanto anche a me capita di soffermarmi a pensare alle traduzioni (qui sono stata anche vagamente insultata per questo http://www.lafra.it/2007/09/03/inglese-io-posso-della-gazzetta-errore-o-mia-malafede/ )
    Il lavoro del traduttore dev’essere molto difficile, deve portare ad una deformazione pazzesca ahah.

    @LivePaola: ormai è diventato un meccanismo automatico “hai provato su ebay??”

    @Flavia: vero? 😀

    @ally: è importante circondarsi di persone che hanno la tua stessa deformazione, tra deformati ci si intende a meraviglia ahah.

  8. Bhe a la mia deformazione professionale mi portava quando gestivo un enogastronomia e forse anche oggi a criticare qualsiasi tipo di affettato, vedere la provenienza, il taglio etc…

    oggi anche io sto attento a tutte le pubblicità che scorrono in tv e a volte mi blocco con lo sguardo fisso a pensare a tutto quello che è dietro..inoltre analizzo segnali stradali e cartelloni pubblicitari..siti e blog…faccio notare alle persone che parlano male di certe pubblicità o programmi quando poi proprio il parlare di essi sta a significare che funzionano…insomma e poi ci sarebbe un elenco infinito..

    bel post…prenderò sicuramente ispirazione 😉

  9. @pizzulata grazie :-) a proposito di ispirazione mi è venuto in mente cosa effettivamente ha ispirato questo post. Durante un incontro di lavoro ho parlato di deformazione professionale e alcuni mi hanno guardato male come se li avessi accusati di incompetenza. Il mio in realtà voleva essere un complimento ahah.

  10. Non avendo ancora capito con precisione quale sia la mia professione faccio difficoltà ad individuare in me una qualche deformazione di questo tipo. 😀
    Ad ogni modo le tua stessa ‘eccessiva attenzione’ su pay-off, promo, spot, ecc. è anche la mia.

  11. @Smeerch vedrai che troverai anche tu la tua strada verso la deformazione hihihi. Vedo che però parti bene 😀

    @baldo: bel post! mi è piaciuta molto questa frase
    “Il blog si evolve a seconda delle esperienze, non secondo un piano predefinito. E’ un po’ uno scrivere alla giornata.”
    Ora è nel mio tumblr 😉

  12. Beh in quanto sviluppatore software e` fin troppo facile sviluppare deformazioni in un mondo cosi` tanto dipendente dal software.

    Ad esempio mi viene da ridere (o meglio da piangere :P) quando vedo disservizi causati da glitch di programmi.

    Pero`, mi viene sempre da pensare con quale linguaggio sia stato fatto un software, con quale metodologia, se sia uno dei soliti programmi realizzati in ritardo, se c’e` dell’arte dietro o del semplice “craftsmanship” (non so come cavolo si dice in italiano) ecc. ecc. I vari processi che la gente non si immagina che portano alla realizzazione di quel prodotto che tutti usiamo.

    Ad esempio: nei recenti periodi di non funzionamento di Twitter mi sono messo a indagare quale fosse la causa tecnica. Questo mi ha permesso, ben sapendo a che sforzi e` sottoposto, di non prendermela piu` di tanto 😉

    Recentemente sto leggendo “Dreaming in code” che consiglierei a qualsiasi project manager (software e non) che racconta il parziale fallimento di un progetto che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo del PIM sul web.

    E` scritto molto bene, da un giornalista che ha anche fondato salon.com 😉

    Vedi se ti interessa:
    http://www.dreamingincode.com/

    Ciao!

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