My Own Private Milano. Il web che mi piace.

Non è sempre facile difendere la propria dipendenza da internet, dai social media, dagli amichetti della rete, ci sono momenti in cui ci sarebbe anche un po' da vergorgnarsene, in cui ti ritrovi in una rete che non ti rispecchia più.

Per fortuna ci sono persone, persone che creano iniziative, persone che partecipano ad iniziative e persone che ti chiedono di partecipare ad iniziative che sono capaci di farti sentire orgogliosa di essere parte di questa rete e di crederci.

Una di queste iniziative è My Own Private Milano

"Venti fotografi, non milanesi, che un giorno hanno preso un’immagine di Milano. Venti scrittori, milanesi per nascita o per adozione, che un giorno hanno ricevuto una fotografia, e la richiesta di scriverci sopra qualcosa, qualsiasi cosa […] un racconto a due facce: Milano, fotografata dai non milanesi, e raccontata dagli indigeni"

(da Intro, di Sir Squonk – pag. 2)

My Own Private Milano è scaricabile gratuitamente.

Questo è lo scatto che mi è stato spedito via email senza sapere a chi appartenesse


Questo il flusso pensiero che mi ha ispirato

C’è chi prende il taxi perché non ha tempo di aspettare il bus. C’è chi prende il bus perché i taxi sono tutti occupati. C’è chi cerca una guida nella propria vita perché non è in grado di guidarla da solo. E chi ci prova raramente riesce a farlo con un solo mezzo, scegliendo una sola strada.

Io scelgo di farla pedalare, di sbandare sulle rotaie del tram, di andare contromano, di prendere una multa, di imboccare la corsia preferenziale, di sorpassare sulla sinistra, di tenere la destra, di restare senza benzina perché quando mancano pochi chilometri di autonomia i distributori sembrano distanti anni luce, di tenere il freno a mano tirato che poi si sa che si consuma ma a volte non si può proprio farne a meno, di concederle quella gita in tassì ogni tanto come Eliza Doolittle quando raggiunge la casa del professor Higgins, di farla aspettare alla fermata del tram, di chiederle di accettare un passaggio ogni tanto perché non si può guidare sempre da sole, ma soprattutto di volare in alto, sopra gli edifici, sopra i cartelloni pubblicitari, sopra la notte di Milano.

(pagg. 37-38)

La ringrazio.

Le Social Moo Cards

L’anno scorso, più precisamente a settembre, vi avevo parlato della mia intenzione di stampare delle moo cards con le mie adorate Foto Faccioni.

Chi mi conosce e/o mi segue nei diversi social media sa che quella intenzione è diventata azione e che tanti faccioni sono diventati soggetto delle mie prime Moo Cards.

Molti di voi sono in questo momento dentro a portafogli, portabiglietti da visita, tasche dei pantaloni, taschini di giacche, sacchi della spazzatura, etc di persone provenienti da diverse parti del mondo.

Le mini moo cards sono state un successo, tutti erano piacevolmente sorpresi quando tiravo fuori la mia scatoletta bianca (il contenitore dentro al quale vengono spedite le cards) e chiedevo di scegliere quella che preferivano.

Gli elementi maggiormente apprezzati sono stati:

  • il formato: le dimensioni sono diverse da quelle dei classici biglietti da visita professionali
  • la varietà: le moo cards sono diverse l’una dall’altra quindi è possibile scegliere la preferita
  • il tono informale: le informazioni presenti sono nickname (LaFra), nome e cognome (Francesca Casadei) per essere rintracciabile su Facebook, url del blog (www.lafra.it) e frase personalizzata (a digital strategist in the shoes of a blond)
  • la componente fotografica: le foto faccioni 🙂

Se le prime tre componenti sono solitamente comuni a tutte le mini moo cards, l’ultima rappresenta il mio “trademark”, e ne vado fiera 😉 . Oltre ad essere considerate alla loro maniera originali, le moo cards con le foto faccioni hanno anche una loro utilità: mi piacerebbe pensare che tutti quelli che incontro si ricorderanno di me dopo avermi conosciuta ma credo che dare una card con una mia foto sia d’aiuto alla memoria, soprattutto in occasione di eventi / barcamp / convegni dove vengono scambiati decine di biglietti da visita.

E qui, ad un certo punto, è subentrato il mio senso di colpa: le persone guardando la moo card si ricorderanno di me, ma quel poveretto che mi è accanto? Spesso mi dilungo a spiegare chi è, conoscendo tutti i soggetti in maniera più o meno approfondita ma dubito che a distanza il possessore della moo card riuscirà a ricordarsi ciò che ho raccontato (scusate la parentesi cinematografica ma questo lato della socialità mi ha fatto venire in mente Britney Jones quando si ricorda la regola "presentare la gente con particolari interessanti")

Allora ho deciso di trasformare le mini moo cards in uno strumento di networking e di creare le SOCIAL MOO CARDS:

  • ho rinominato tutte le foto faccioni in modo che avessero tutte questo titolo: Foto Faccioni: [nome] e LaFra dove [nome] può essere il nickname o il nome+cognome della persona ritratta, l’importante è che cercando su google quel [nome] sia possibile rintracciarlo
  • ho taggato tutte le foto faccioni con il tag “faccioni”
  • ho ristampato le moo cards selezionando tutte le foto con “tag” faccioni e sostituendo la descrizione personalizzata con il titolo della foto (una delle modalità automatiche messe a disposizione).

Quando incontro qualcuno e voglio lasciargli una moo card non gliela faccio più scegliere ma la seleziono io a seconda delle sue caratteristiche e della persona che oltre a me potrebbe essere interessato a conoscere.

La moo card servirà quindi per presentare me, ma anche la persona che è insieme a me: se volesse conoscere un esperto di videogames potrei scegliere la card con Kurai, se mi chiedessero un bravo videomaker darei la card con Biccio, e così via.

Ho fatto questo giochino sociale con Sara Maternini che, ovviamente, conosceva praticamente tutti i miei contatti: le ho dato la moo card con Markingegno perchè mi ha detto di non averlo mai conosciuto personalmente.

Sara Maternini con una Social Moo Card

La Social Moo Card

Un’idea altruista? No un’idea social e in quanto tale altruista ed egoista insieme, perchè dare agli altri ci mette nelle condizioni di ricevere più facilmente in termini di conoscenze, di contatti, etc.

Le social moo cards, ad esempio, oltre a dare visibilità alla persona foto faccionata, comunicano alcuni aspetti di me che potrebbero essere importanti per il mio interlocutore:

  • sono una persona socievole
  • mi piace conoscere gente nuova
  • ho già un network di conoscenze
  • conosco le persone del mio network (network qualificato, non composto da nomi e job title senza una vera identità)

Piccola parentesi gossipara: nei prossimi giorni mi impegnerò al fine di aggiungere un ulteriore punto a questo elenco, conoscere VIP! Domani sarò infatti al super party esclusivo di Virgin Active grazie all’invito di Zio Burp e dopodomani alla festa di Nokia Music e in entrambi sono previsti celebrities di ogni genere. Lascerò che il talento di Julia Allison si impadronisca di me e tenterò, grazie all’aiuto degli altri amichetti invitati, di scattare foto faccioni con i VIP (ora non vorrei dire, ma ve la immaginate la faccia della mia nonna se faccio una foto faccioni con Marco Columbro? 😉 ).

Scherzi e VIP a parte e tornando "seri", cosa ne pensate dell’idea delle social moo cards? Potrebbe essere declinabile anche su biglietti da visita ordinari? 

Secondo me potrebbe essere una buona idea per i siti di social network professionali come Linkedin e Xing dare la possibilità agli utenti di stampare dei biglietti da visita con i contatti del proprio network, magari in partnership con Moo.

Altro delirio mentale o spunto interessante?

Tutta la verita’ su Ubiquifra: la cronostoria

26 agosto: Nicola invita LaFra all’AdvCamp in occasione della Blogfest a Riva del Garda. Lei gli risponde che purtroppo essendo a Londra difficilmente riuscira’ a partecipare.

9 settembre: Tutta la blogosfera attende l’inizio della Blogfest, l’attesa e’ snervante, soprattutto per chi sa che non potra’ andare. LaFra a Londra si strugge e si sfoga con la sua geek friend LaLui in chat.

lafra: ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh / voglio venire anch’io alla blogfest 🙁

lalui: 😀 prendi un volo ryanair / scendi a bergamo e ti veniamo a prendere sabato mattina 😉

LaFra controlla i voli ma non c’e’ niente da fare, il cost di ryanair non e’ affatto low e lei capisce che deve definitivamente rinunciare.

11 settembre: LaFra si sfoga sul suo blog con un post strappalacrime 😉 dal titolo Non vedo l’ora che passi questo weekend! Io ooodio la Blogfest (sigh)

12 settembre: LaFra si sfoga (di nuovo) con LaLui

lafra: […] 500 euro sono troppi quindi niente sigh

lalui: sì troppi per una blog fest

lafra: si vede che era destino / buuuuuuuuu / come sono triste / andro ad ubriacarmi / ahah / e lunedi faro uno spogliarello in mezzo a trafalgar square / mi faccio riprendere / e metto il video su youtube / cosi ci sara qualcos’altro di cui parlare ahah

lalui: hhihhihihi / scema dai / farò un totem con la tua foto / e dirò / c’era pure la fra / una sagoma

lafra: ahah basta tagliare la meta di una delle foto faccioni tanto sono tutte uguali ahah

lalui: dai ora lo faccio 😀

lafra: divertiti cara fai un grosso in bocca al lupo alla nostra sara

lalui: grazie!! sarà fatto

lafra: chiudo / ti lascio con un sonoro SIGH

13 settembre: su Twitter appaiono strani messaggi.

 

La credibilita’ di LaFra viene messa in discussione.

La verita’ era una: LaFra si era trasformata in Ubiquifra’ (o Ubiquafra). Era sia alla Blogfest sotto la pioggia sia a Londra al Thames Festival sotto il sole (…)

15 settembre: LaFra ritratta (come Maxwell Sheffield ne La Tata… va beh questa l’apprezzeranno in pochi credo)

18 settembre: LaLui comunica ufficialmente chi c’e’ dietro a questa Idea della madonna.. LEI ovviamente 🙂

Lo stesso giorno la stampa manifesta interesse nei confronti di ubiquifra con uno straordinario articolo.

23 settembre: LaFra e la sua cartonata meta’ si incontrano grazie all’incontro organizzato da semerssuaq con pestoverde. In quella occasione LaFra sigilla l’autenticita’ del suo cartonato con il sangue (va beh dai in maniera meno drammatica in realta’) per prevenire l’arrivo di eventuali copie contraffatte.

26 settembre: LaFra e LaLui, entrambe in versione carne e ossa, si incontrano alla GGD di Roma.

 

29 settembre: In rete circolano nuove foto di una nuova presunta LaFra cartonata che sarebbe stata presente ad Assisi al primo nanosocial nonostante avesse dovuto declinare l’invito di Simone Brunozzi a parteciparvi.

LaLui manifesta con parole forti il suo disappunto 😉

Cosa succedera’ ad Ubiquifra’ e alle sue amiche?

Secondo voi 🙂 ?

 

AGGIORNAMENTO

29 settembre: Domitilla scrive un articolo su Menstyle: Un’assenza che si fa notare. Ora vi chiedo solo un favore: leggetelo e ditemi cosa ne pensate. Ci tengo davvero. Ne riparlerò sicuramente in futuro. Per il momento non voglio aggiungere altro… se non, Grazie Dò!

La deformazione professionale

Tutti conviviamo con il fenomeno della deformazione professionale, o perlomeno tutti quelli che lavorano: se sei estetista noti ogni categoria di pelo superfluo, se lavori nell’ambito della climatizzazione noti di quale marca sono i climatizzatori nelle case dei tuoi amici, se operi nel campo della ventilazione industriale potresti trovarti sul London Eye con la tua fidanzata ed esclamare con toni entusiastici "Guarda quei ventilatori!" mentre lei sta cercando di capire dove si trova St Paul’s Cathedral (riferimenti a fatti o persone sono puramente casuali).
Se sei una digital strategist che lavora in un gruppo di comunicazione / centro media con un passato da project manager e account le deformazioni si moltiplicano … se sei blogger arrivi al punto di volerti confrontare con gli altri su questo tema 😉

Io trovo che la deformazione professionale sia affascinante, ti porta a fare e a vedere cose che gli altri ignorano. Quando lavoravo in Decathlon mi ritrovavo a sorridere alla gente anche quando non stavo lavorando, in alcuni casi le persone rispondevano con un sorriso ma la maggior parte mi guardava storto.
Ora la mia deformazione mi porta ad esempio a trovare sempre qualcosa di potenzialmente "interessante" da vedere in televisione o sulle riviste: la pubblicità. Guardando uno spot possono insorgere mille interrogativi: com’è nato, a chi è destinato, perchè è visibile in quel momento, etc.

Pazza? No, semplicemente deformata. Ieri ho fatto questa foto per esempio solo perchè ho trovato il messaggio divertente

londraluglio 125

Con il web però ho notato che riesco a mantenere un certo distacco dalla mia deformazione. Il fatto di avere una vita sostanzialmente attiva anche come utente mi consente di essere ancora obiettiva su quello che trovo online e a criticare le idee troppo markettare.

Credo che essere un utente prima di essere un digital strategist, un project manager, un media planner etc sia molto importante, motivo per il quale sono praticamente ovunque nella rete 🙂 , bisogna provare tutto e poi lasciare che la deformazione faccia il resto: perchè sto usando questo servizio? quali motivazioni mi spingono a visitare questo sito? che uso fanno i miei conoscenti di questo social network e perchè? quali opportunità di comunicazione potrebbero esserci dietro a questo hype del momento?

E la vostra deformazione professionale cosa vi porta a fare?

LaFra MashUp (e Tumblr)

Forse non interesserà a nessuno ma ho sentito l’esigenza di inserire nuovi voci di menù all’interno di questo blog legate al "problema" della frammentazione della mia presenza online di cui qualcuno si è recentemente lamentato 🙂

Si aggiungono quindi due new entries:

  • Bits and Bobs (Tumblr): link diretto al mio Tumblr di cui vi ho parlato ad ottobre
  • MashUp: il concentrato della mia presenza online, ossia blog, post su oneweb2.0, twitter, tumblr, pownce, jaiku, cocomments, del.icio.us, flickr, youtube, etc. creato grazie a Profilactic (di cui avrete notato anche il widget nel menù laterale).

Colgo l’occasione per invitarvi a leggere il post che ho scritto su OneWeb2.0 Quanto è frammentata la vostra presenza online? ispirato dal post di Ilaria K  Della frammentazione dell’identità nel web 2.0

Grazie per l’attenzione 🙂

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Come sono diventata blogger? Grazie ai Maestrini!

Con il mio solito ritardo (la header del blog non è lì a caso) partecipo anch’io al meme "Come sei diventato/a blogger?" e rispondo quindi all’invito di Napolux, di Daniele e di Orazio 🙂

La risposta la potete leggere già nel titolo: Grazie ai Maestrini Mafe e Vanz. Ora capirete perchè leggendo le risposte alle domande del cosiddetto meme:

Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?

Questa domanda mi è stata già fatta qualche mese fa da Magogae in occasione della "Intervista ad una donna geek", quindi, per pigrizia lo so, vi riporto la risposta:

Come ti è venuta in mente l’idea di avere un blog? Cosa ha fatto scattare la scintilla?

L’idea è nata come spesso accade dalla semplice curiosità; la verità è che però non conoscevo molto bene la realtà della blogosfera e quindi mi ero limitata ad aprire un blog e ad inserire contenuti di altri. Poi circa un anno fa ho partecipato al Workshop “Network, o del nuovo umanesimo digitale” nell’ambito dell’EBA Forum dove tra i relatori c’erano Mafe di Maestrini per Caso (chairman), Paolo Valdemarin, Luca De Biase, Sergio Maistrello e altri che non conoscevo minimamente (pensa che ero seduta accanto a Mauro Lupi e non sapevo chi fosse). Insomma si è parlato tanto di blog e della differenza tra blogger e giornalisti: il blogger a differenza del giornalista scrive solo se ha qualcosa di interessante da dire. E quindi mi sono detta “Questo incontro per me è stato interessante e di questo parlerò domani nel mio nuovo blog 🙂 ”

Il tuo primo post?

Ovviamente quello sull’EBA Forum: Everything But Advertising

[…] Insomma per concludere questo primo lunghissimo post, perché ora sto scrivendo un blog? Durante il convegno è stato detto, se non sbaglio da Valdemarin, che il blogger a differenza del giornalista scrive solo se ha qualcosa di interessante da dire (o che almeno lui ritiene tale): ho trovato interessante l’incontro di ieri e quindi eccomi qui

Notare tra l’altro i commenti in cui chiedo a Vanz come è arrivato al mio blog 😀

Il post di cui ti vergogni di più?

Mah direi nessuno in particolare.

Il post di cui sei più fiero?

Questo blog è il mio piccolo orgoglio personale, ne vado fiera, quindi non potrei indicare dei post in particolare, ma ce ne sono alcuni a cui sono diciamo più affezionata sopratutto perchè sono intrinsecamente collegati alla natura di questo blog e a quello che rappresenta per me:

Sul piano un po’ più sentimentale invece mi piace ogni tanto rileggere la serie Piccole Bloggers crescono 😉

E tu? Come sei diventato blogger?

Ehm vediamo cosa ci diranno DonnaGio, Nemolog e Inga 🙂

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Il mio IAB Forum: dalla vita virtuale alla vita reale

Il mio IAB Forum è iniziato mercoledì sera alle 18:20 quando ho chiamato Stefano Gorgoni al telefono per sapere a che punto era: via messenger e sms ci eravamo messi d’accordo di incontrarci al Tablè, locale in zona Fiera (e quindi in prossimità dello IAB Forum) in occasione dello WAW, Web Analytics Wednesday.

Io e Stefano ci conosciamo da più di un anno ma prima di mercoledì non ci eravamo mai nè visti nè sentiti al telefono :-). Non mi ricordo esattamente come ci siamo conosciuti, probabilmente sul forum GT, poi la nostra conoscenza si è evoluta sul suo blog, poi sul mio, poi su Inari, e così via… Comunque se partiamo dal presupposto che la mia idea di Ste era basata su qualche raro contributo fotografico e questi due video al BarCamp di Matera non è facile da immaginare la mia sorpresa quando l’ho visto arrivare, un tantino diverso da come me lo aspettavo: altissimo, magrissimo (mi hanno informata che ha perso qualche chilo di recente) e con dei capelli lunghissimi eheh. A parte l’esagerazione è stata una sorpresa piacevole soprattutto perchè non c’è stato nessun imbarazzo, insomma non sembrava effettivamente l’incontro tra due sconosciuti e questo semplicemente perchè non lo eravamo affatto. Sorrido al pensiero di mia mamma che al telefono mi dice "Stai attenta eh?", e io "Perchè?", "Beh sono persone che non hai mai visto prima, sono sconosciuti", ho cercato di tranquillizzarla ma senza cercare di convincerla troppo perchè sono sicura del fatto che sia impossibile capire la vita virtuale di una persona se anche questa non ne ha una sua, e poi perchè sa che di me si può fidare (vero mamma? 🙂 ).

Stefano non è arrivato da solo ma insieme ad Orazio Tassone, che conosco grazie alla mia collaborazione con il network di blog di Html.it OneBlog (per chi ancora non lo sapesse scrivo anche su OneWeb2.0), e a Giulio conosciuto recentemente grazie a MyBlogLog. Ma c’era un’altra persona oltre a Stefano che ero ansiosa di vedere: Elena Farinelli, aka Nelli, anche lei a suo tempo moderatrice del Forum GT e blogger molto prolifica (ha due blog all’attivo ioamofirenze.com e Dentro la Piramide e scrive per altri blog multiautore come OneMarketing.it). Nel frattempo nell’attesa con mia grande sorpresa è arrivato proprio Giorgio Taverniti insieme a Nicola Briani, altre due persone conosciute in rete e mai viste di persona prima di quel momento! E finalmente eccola Nelli accompagna da Massi a cui mi sono presentata così "So che sei Massi, quello di "Il tristissimo mondo del Massi", io sono LaFra" (ecco un esempio di discussione aperta da Massi e a cui abbiamo partecipato sia io che nelli)… Tornando alla serata… pensate che questa presentazione sia stata pessima? Se riuscite ad arrivare alla fine di questo post scoprirete che questa ahimè non è stata la peggiore.

Sì va bene, ma la Web Analytics? Di quello non si è praticamente parlato 🙂 quindi vado avanti (e comunque da questo post non aspettatevi niente di professionale…)

La serata è trascorsa tra risate, drink, qualche discussione seria su Second Life in compagnia di altri amici che credo non vogliano essere menzionati (correggetemi se sbaglio..) ma che mi ha fatto molto piacere rivedere in quel particolare contesto; poi a casa.

Arriva giovedì mattina e la domanda ricorrente nella mia testa è "riuscirò ad andare a questo benedetto/maledetto IAB Forum??" Siiiii.. alle 1450 sono lì, teoricamente in tempo per vedere la sessione dedicata al Search, in pratica per gironzolare tra gli stand e dare una sembianza animata a tanti volti da rivista di settore. Con mio grande piacere trovo allo stand di AdMaiora il mio velista preferito Andrea Signori che avevo già conosciuto in occasione del Top of the Blogs l’anno scorso.

Le sorprese (sempre per me ovviamente) non finiscono: arrivo nell’area del cosiddetto Creative Lab, inaugurato quest’anno, e trovo Marco Massarotto a cui chiedo immediatamente: "C’è Elisondo?", "Certo, eccola lì, quella con il portatile sulle ginocchia". Arrivo di soppiatto dietro di lei, la saluto, lei si spaventa poi si riprende e finalmente ci presentiamo 🙂 Ero davvero curiosa di conoscerla, seguo spesso il suo bellissimo blog "Le Gatte di via Plinio" e quindi è stato davvero un incontro gradito, spero ce ne saranno altri per approfondire la reciproca conoscenza.

Il Creative Lab, o meglio l’incontro ADCI Answers, è stato effettivamente il mio unico momento di serietà professionale della giornata, mi sono fermata ad ascoltare volentieri Maurizio Sala e quello che ho sentito potrebbe diventare uno spunto di riflessione in un prossimo post ;-)… meglio non provarci ora se no questo diventa un romanzo eheh.

Verso le 17:30 vado a vedere se è finito il convegno sul Search per ritrovare Stefano, Nelli, Massi e Orazio e con piacere non trovo solo loro ma anche:

  • Leonardo Bellini, autore del libro "Fare Business con il Web", di cui ho già parlato in un mio precedente post
  • Marco Ziero, aka cibino, anch’egli conosciuto a suo tempo sul forum GT e uno dei miei contatti del messenger 🙂
  • Johnnie Maneiro: ecco il momento clou della mia giornata, dopo questa figuraccia non ho potuto che andarmene a casa :-)… mi giro e vedo Johnnie e senza pensarci nè uno nè tantomeno due gli dico qualcosa come "Ciao, volevo presentarmi, sono lafra, non credo tu conosca il mio blog (sigh…), sono UNA TUA FAN!".. e poi "Sei nei miei FEED". Povera me… Eh va beh, in molti si lamentano della scarsa spontaneità delle persone, forse io lo sono troppo :-\

Prima di andare scattiamo una bella foto di gruppo (che aspetto di vedere) e poi a casa.

Oggi rivivo ancora tutti i momenti e sorrido 🙂 : la mia vita virtuale mi piace moltissimo e come dicevo a Nelli l’anno scorso è stata addirittura un’ancora di salvezza, ma quando s’intreccia con la vita reale è ancora meglio! A parte qualche sporadico evento come appunto il Top of the Blogs e Smau 2007 (dove ho conosciuto Nicola Mattina e Luca Mascaro) questo è stato il primo vero momento di mescolanza delle mie due vite e come ogni prima volta rimarrà impresso nella mia memoria.. e a quanto pare nel mio blog 😉

Per concludere qualche foto che ho visto su Flickr

 

Lo Spazio dedicato al Creative Lab, in questa foto ci sono anch’io, sono quella in fondo in fondo.

 

Giorgio Tavernini, con la borsa di Html.it, mah 🙂 (ah ho già avvisato chi di dovere che la borsa la voglio anch’io uffi!)

 

Leonardo Bellini e Stefano Gorgoni

 

Federica di Le Gatte di Via Plinio.

 

Uno dei pochi gadgets che ho portato a casa, il pulisci schermo di Yahoo!.

 

FINE (per ora)

PS Ho appena notato che Gianluca di [mini]marketing ha pubblicato un post sulla sua esperienza allo IAB in cui alla fine ringrazia gli amici che ha incontrato in questa occasione e scrive "Non metto i link che poi sembra che facciamo tutto questo per il PR 😉"

Riguardo il mio post e tra me e me penso "AZZ…" 🙂

Da “Social Network” a “Publicity Network”: vi piace questo uso di Twitter?

Una caratteristica che mi contraddistingue è il tempismo 🙂 (ultimamente nella vita reale ne ho dato una lampante dimostrazione) tranne quando si tratta di scrivere su questo blog. Trovo un articolo interessante e poi immancabilmente passano settimane prima che riesca a trovare il tempo o l’occasione per parlarne. Comunque, chiusa parentesi, il post in questione è When Does a Social Network Become a "Publicity Network"?

Allen Stern, l’autore dell’articolo, analizza il fenomeno Twitter come strumento di social networking e si sofferma sulla inevitabile "snaturizzazione" dello stesso da parte di alcuni noti personaggi della rete. Il personaggio di riferimento è Robert Scoble il cui account su Twitter mostra in questo momento 6.628 followers, e fino a qui tutti i nostri complimenti, accanto però a questo dato "Following: 6.809".

Twitter - Scobleizer 24/10/2007

La domanda sorge spontanea: come può Scoble seguire tutti i twit di 6809 utenti? Stern a questo proposito ipotizza anche un calcolo per verificarne la fattibilità "umana":

With 6,000 people on Twitter, let’s assume 10% are active and post 3 messages a day, that’s 1800 messages per day to keep track of

La riflessione che è scaturita da questa constatazione è stata appunto se per personaggi come Scoble Twitter più che un social network sia diventato un publicity network, ossia un mezzo per farsi pubblicità, per automanifestarsi, per segnalare i propri articoli/post, senza di fatto interagire con gli altri utenti in uno spirito di condivisione e di confronto.

A social networking tool becomes a publicity tool when "I speak, you speak, I reply, you reply" becomes "I speak, you listen".

Lo stesso Scoble è intervenuto con un commento in cui ha spiegato che per lui Twitter è come una sorta di chat room e che non è vero che è impossibile star dietro a tutti i twit, anzi "it is VERY possible". Aggiunge inoltre che non perde MAI i twit di coloro che iniziano i loro messaggi con "@scobleizer" grazie al loro raggruppamento all’interno della pagina "replies" e chiude parlando della funzione "track" che gli consente di avere sott’occhio tutto ciò che viene discusso su un argomento come ad esempio "microsoft".

Insomma una cosa è certa: Scoble conosce molto bene il mezzo che ha a disposizione e lo utilizza in maniera consistente (anche se c’è chi afferma che i twit non sono tutti farina del suo sacco), quello che ci si chiede e se lo stia usando in maniera corretta.

Il punto è che molti account su Twitter sono stati aperti solo ed esclusivamente per utilizzare il mezzo come un publicity network, l’esempio citato da Stern è Mashable (Following 2 / Followers 1.608) a me vengono in mente tra i miei contatti SkyTG24 e Blogosfere , e il successo di alcuni di questi fa scaturire una domanda forse un tantino provocatoria

Are these new publicity networks (Facebook, Twitter, etc.) the new press release? […] And if you are working with a social media consultant who isn’t leveraging these new publicity networks where appropriate, you need to find a new consultant

Che ne pensate? Twitter potrebbe arrivare a sostituire la tradizionale press release? Come vedete l’utilizzo di Twitter non come servizio di microblogging, o di social networking in senso lato, ma come Publicity Network? Considerate Robert Scoble un caso ibrido?

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Sei una donna geek (o anomala) SE… (quarta puntata)

sei capace di pensare, anche solo per un secondo, che il tuo fidanzato potrebbe farti la proposta di matrimonio con questa scatolina 🙂

(via tecnocino)

Dite che dopo questa uragano mi lascerà? :-\

Sei una donna geek (o anomala) SE… (terza puntata)

Sei una donna geek (o anomala) SE… (seconda puntata)

Sei una donna geek (o anomala) SE… (prima puntata)

 

 

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