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In questi giorni il mio conto corrente ha avuto un gran scossone identificabile nell’addebito delle operazioni di dicembre con carta di credito. Ovvia conseguenza di una pratica (la quale nel mio caso sta diventando sempre più una consuetudine) che è quella di comprare i regali online. Ho pensato di scrivere un post con alcuni dei miei acquisti e relativi consigli perchè oltre a poter tornare utile l’anno prossimo può dare qualche spunto per idee regalo non solo natalizie.

M&M’S personalizzate

Adoro il sito delle M&M’S, mi piace spesso segnalarlo come un ottimo esempio di Owned Media e quest’anno ne ho avuto la conferma dopo aver effettuato il mio primo ordine nello shop. In particolare ho acquistato le personalized M&M’s, personalizzabili sia nel colore (è possibile scegliere due colori), sia nel testo, sia nel packaging.

Ho comprato due formati diversi: un packaging medio con M&M’s fucsia e arancione e la scritta

:-) XMAS

Le Pine

(ve lo ricordate il regalo dell’anno scorso?)

Questo, invece, è il secondo, più piccolo, e con la scritta

:-) XMAS

LaFra

un pensierino per qualche amichetta e per i miei colleghi

Personalized M&M's

Vi consiglio di dare un’occhiata anche agli altri articoli, dalla cancelleria agli articoli casalinghi, tutti coloratissimi e divertenti.

Gadget Lego

Sia io sia il Mauri siamo grandi fan della Lego e adoriamo navigare nello shop online alla ricerca di gadget.

Per Natale ho deciso di comprargliene qualcuno. Inizialmente avevo optato per la vaschetta per il ghiaccio per creare cubetti a forma di mattoncino insieme ad alcuni articoli di cancelleria.

 

Ho effettuato l’ordine con un certo anticipo, mi è arrivata la conferma via email e dopo una settimana ho provato a controllare lo stato. Non riuscendo a trovare il tracking ho scritto alla Lego che mi ha risposto dicendomi che l’ordine era stato annullato perchè non risultava pagato. Può succedere, ma avrebbero potuto sollecitare il pagamento o comunque avvisarmi dell’annullamento.

Risultato: dopo aver insultato la Lego in tutte le lingue possibili, ho effettuato un nuovo ordine, ho rinunciato alla vaschetta per il ghiaccio (sold out!) sostituendolo con la sveglia di Star Wars, e a Natale Mauri ha ricevuto un biglietto con stampate le immagini dei regali che avrebbe ricevuto.

(22 dicembre)

(7 gennaio)

Flip & Tumble

Segnalazione di Girl Geek Life. Le Flip & Tumble bags sono shopper da portare comodamente in borsetta perchè portano via pochissimo spazio, per la donne attente all’ambiente.

Belle vero? Peccato che non siano ancora arrivate. Oltre a qualche giorno di ritardo nella consegna devo ancora pagare la tassa per la dogana, che è in più rispetto al costo della merce e di spedizione, e non si paga al momento dell’ordine ma prima della consegna.

Conseguenza: per evitare di presentarmi senza regalo ho dovuto comprare delle borsette analoghe da Moronigomma. Deciderò cosa farmene di tutte le bags ordinate!

Biglietti per il teatro

Una bella idea da tenere sempre presente è il biglietto per un concerto o per uno spettacolo teatrale. Quest’anno ho regalato i biglietti per la Bella e la Bestia (meraviglioso!)

e per We Will Rock You.

Su Ticketone è possibile anche acquistare una gift card da 50 e o da 100 euro con un codice da inserire sul sito al momento della prenotazione. Recentemente ne ho comprata una per una mia amica ed essendomi ridotta al giorno stesso del compleanno per prenderla ho cercato il punto vendita più vicino nella sezione "Dove trovare la nostra Gift Card". Mi sono recata presso due degli indirizzi indicati e ho trovato due palazzi con uffici di diverse società, commercialisti, avvocati, etc ma nessuno che avesse una vaga idea di cosa fossero queste gift card. Ho provato a chiedere anche nelle banche vicine ma niente. Per motivi di tempo non sono riuscita ad andare dentro la Ricordi dove vendono i biglietti dei singoli eventi, magari è possibile acquistare la Gift Card lì. Nel dubbio potete farvela recapitare, ovviamente è necessario qualche giorno quindi conviene giocare d’anticipo.

Abbonamento rivista

Un grande classico tra i miei regali, ne avevo parlato già due anni fa. Quest’anno ho regalato l’abbonamento a Wired: oltre ad essere una rivista che mi piace leggere l’abbonamento è decisamente conveniente rispetto al costo della singola copia.

  • Posted by lafra

In questi giorni ho letto la presentazione "2010 Social Media Influencers - Trend Predictions in 140 Characters, by TrendsSpotting" dove i cosiddetti guru della rete hanno dato la loro opinione su quali saranno i principali trend del 2010.

Tra i vincitori sul podio delle previsioni troviamo il trend “location”:

Pete Cashmore: “Fueled by the ubiquity of GPS in modern smartphones, location-sharing services may become the breakout services of the year … provided they’re not crushed by the addition of location-based features to Twitter and Facebook.”

Michael Litman “I believe that the next “big thing” will be a greater sense of personalization and location-based offerings. We’re starting to see this example in Foursquare”.

eMarketer: “The biggest near-term opportunities will come from location-aware applications.

Robert Scoble: “We’re going to see an explosion of things that use location. Cool businesses that are hip are already doing Foursquare promotions now, but that will boom in 2010. Foursquare - the “cool kids” are on it, it feeds on itself. People are going to use system all of their friends are on”.

Mi ero soffermata a pensare al cosiddetto trend “location” qualche mese fa leggendo un articolo su Adage dal titolo “Places, Please: How location changes digital marketing” dove oltre a considerare gli hard facts come la crescita del numero di dispositivi mobili dotati di GPS, l’autore ha analizzato il fenomeno da un punto di vista più contenutistico.

“To understand why people are so excited, look at the impact other digital innovations have had. Search for example, solved a big part of the “what” problem helping you find what you’re looking for. And while search didn’t know much about our social filters, social networking came in and offered up a “who” filter. Now we’re looking at the “where”.”

What, Who, Where. Tre “filtri” che ci consentono di avere informazioni più pertinenti e mirate ma soprattutto una semplificazione che ci dà la possibilità di provare ad analizzare l’evoluzione dei servizi e fare qualche ipotesi sulle future innovazioni.

What

In principio fu il “What” ossia la ricerca di “cose” nella rete, dove con “cosa” intendiamo qualunque tipo di informazione, inerente a prodotti, luoghi, persone, restituita a noi da un algoritmo (si fa per dire). Le evoluzioni più interessanti di questo filtro sono quelle relative alla ricerca semantica, ossia il passaggio da una ricerca sintattica, basata su parole chiave e slegata dal contesto in cui queste vengono utilizzate ad una ricerca che analizza il testo interpretando il significato logico delle frasi avvicinandosi quindi al meccanismo di apprendimento umano. L’importanza e la criticità di questa evoluzione è dimostrata dagli investimenti ad essa destinati dai big player come nel caso della recente acquisizione di Powerset da parte di Microsoft

Who

I social media hanno poi introdotto quello che avevo definito il “filtro sociale” ossia lasciare che sia l’aggregazione delle scelte e delle segnalazioni del nostro network di contatti a far emergere le novità e gli interventi più interessanti. Friendfeed, il social media che utilizzo con maggiore frequenza, funziona esattamente così:

  • ogni qualvolta un thread viene commentato viene riportato in alto nella homepage
  • è possibile visualizzare, e ricevere via email, il meglio del giorno, ossia i contenuti più commentati e likati dai nostri contatti
  • visualizziamo anche i contenuti di utenti che non sono nostri friends quando i nostri contatti aggiungono un commento o un like.

Mia zia una volta mi ha detto “It doesn’t matter what you know, but who you know”. Il filtro Who cambia a mio avviso questo punto di vista in: “It doesn’t matter what you know but what who you know knows” (sì lo so, la consacrazione della cacofonia).

Where

Il 2009 è stato l’anno del “Where”. L’interesse legato alla localizzazione non è legato in realtà all’introduzione di una vera e propria nuova modalità di accesso alle informazioni - i GPS che ci danno la nostra posizione e ci fanno vedere quello che ci circonda esistono da un po’ di tempo ormai - ma alla possibilità di affinare le ricerche fatte utilizzando i filtri “what” e “who”.

Prendiamo a titolo esemplificativo Brightkite, una soluzione che integra le logiche dei servizi di microblogging come Twitter con quelle di riconoscimento della propria posizione geografica e del geotagging. Si potrebbe dire che Brightkite = Who + Where.

Lo stesso Google Maps è un’evoluzione in chiave “Where” del motore di ricerca associando ai risultati di ricerca una mappa o posizionandoli direttamente al suo interno. Google Maps = What + Where.

E se provassimo ad analizzare l’ultima combinazione ossia What + Who? Otteniamo due categorie di servizi: la “People Search” e la “Social Search”.

Con “People Search" faccio riferimento al processo di ricerca in rete di persone e soprattutto di informazioni sulle stesse. Il punto di partenza di ogni ricerca, ossia Google, ci restituisce spesso tra i primi risultati la pagina di Facebook e/o la pagina di Linkedin della persona che stiamo cercando, due social network in cui siamo presenti con il nostro nome e cognome. Accanto a questa categoria di risultati ne emerge un’altra che è quella relativa agli aggregatori di informazioni su individui come Pipl e 123people che tentano da una parte di superare il “limite” dell’accesso ridotto alle informazioni a meno che tu non sia un contatto della persona che stai cercando (anche se nel caso di Facebook ad esempio le recenti modifiche alle impostazioni sulla privacy hanno reso pubblici dati personali che prima non erano visibili) dall’altra di aggregare passivamente, ossia senza il contributo dell’utente, tutte le informazioni presenti online su quest’ultimo, a differenza di Facebook e Linkedin dove è necessario aggiungere nel proprio profilo le informazioni da visualizzare, e quindi anche quelle provenienti da siti esterni come ad esempio Flickr per le foto e YouTube per i video.

Con "Social Search" intendo invece la possibilità di filtrare i risultati di ricerca “classici” (il “What”) in base alle preferenze dei miei contatti o ai contributi da essi stessi immessi nella rete. Il video recentemente caricato da Google “Social Search demonstration” spiega decisamente meglio questo concetto ossia come combinare il What e il Who. 

Nella combinazione What+Who possiamo quindi dire che Google è molto forte nel What ma deve rafforzare il Who, mentre Facebook ha una componente Who molto forte e ha delle opportunità da cogliere attraverso il miglioramento del What.

Le possibili combinazione tra What, Who e Where ci consentono quindi di "mappare" alcuni dei servizi e applicazioni realizzati in questi ultimi anni e ipotizzare quali potrebbero essere le aree di miglioramento degli stessi o le opportunità per nuovi sviluppi.

What / Who / Where: mappatura dei servizi

Se dovessi, infatti, pensare all’evoluzione dei servizi mi verrebbe spontaneo credere che la soluzione perfetta è quella che sfrutta in maniera ottimale la combinazione What+Who+Where.

Quindi vi chiedo:

  • Esiste già un servizio che sfrutta e combina le dinamiche di What+Who+Where?
  • Quale player potrebbe trarre vantaggio dalla combinazione di What+Who+Where?
  • Come ve lo immaginate il servizio ideale What+Who+Where?

Provo ad immaginarmi una situazione tipo per cercare di rispondermi: sono a Milano e mi viene un’improvvisa voglia di andare a mangiare in un ristorante indiano a Milano. Il servizio ideale dovrebbe:

  • propormi ristoranti con cucina indiana (What)
  • ristoranti vicini a dove sono in quel momento (Where)
  • segnalarmi eventuali recensioni e commenti postati da altri utenti, e indicarmi se tra questi sono presenti miei "friends" (Who).

Lo trovo. Vado fiduciosa. Ne esco un po’ delusa. L’amica che c’era stata ne aveva parlato con toni entusiastici e io mi fido ciecamente del suo gusto. La chiamo. Ecco cosa mi dice: "Ah sì era davvero eccezionale fino a un anno fa, poi ha cambiato gestione".

Nell’ipotetico serivizio ideale mancava un ulteriore filtro: il When. Se avessi ricevuto un commento dalla mia amica in tempo reale sul ristorante avrei evitato di andarci. Il Real Time Web è stato un argomento già affrontato più volte nel 2009 dando anche origine a dibattiti sulla sua effettiva utilità, ma ho l’impressione che il 2010 sarà il suo anno. Cosa ne pensate?

Chiudo con un invito: e se provassimo ad analizzare le possibili combinazioni di What, Who, Where e When? Buon divertimento :-)

  • Posted by lafra

Venerdì scorso, 30 ottobre, ho partecipato alla quarta Girl Geek Dinner bolognese, per la prima volta non solo come partecipante ma come speaker.

Il tema della serata era l’ebook e il team di Bologna mi ha invitato a parlare de I trucchi di una digital strategist.

Per l’occasione ho preparato una presentazione in cui ho descritto brevemente il contenuto dell’ebook e come è nato per poi soffermarmi su come ho cercato di renderlo visibile online attraverso l’utilizzo dei miei spazi social.

L’evento ha rappresentato anche il momento ideale per "ufficializzare" il mio editore: ovviamente Simplicissimus Book Farm che è stato anche sponsor della GGD.

Il mio intervento si è chiuso con un video in cui racconto alcune tecniche di promozione 1.0 di un ebook. In realtà il video è molto meno serio di quanto il titolo possa far pensare, ve ne accorgerete guardandolo.

I materiali a cui faccio riferimento nel video sono scaricabili qui:

Ovviamente se qualche pazzo come me volesse provare ad utilizzarli mandatemi qualche prova fotografica o un video della pazzia che ci facciamo due risate.

Eccone due ;-)

Un doveroso ringraziamento va ad Antonio Tombolini e Marco Croella di SBF, alle ragazze del team della GGD di Bologna per avermi invitato, ad Anna per aver reso possibile questa trasferta (ero stampellata e avevo bisogno di assistenza :-) ), a Maurizio per il brainstorming 1.0 e a Laura per i disegni.

  • Posted by lafra

Un mese fa circa, Christian, mio caro amico conosciuto a Londra, mi dice di avere avuto un’idea insieme ad altre persone in merito a come portare la voce collettiva della rete alla Copenhagen Climate Conference (7-18 dicembre 2009) e "metterla nelle mani" dei delegates.

L’idea in sè è semplice e quindi potenzialmente efficace, la sua diffusione, come spesso succede, difficile e un tantino ambiziosa, a tal punto da farmi pensare che avrebbero presto abbandonato il progetto.

Mi sbagliavo.

Così nasce This Place.

L’idea è questa: usare Twitter per rispondere ad una domanda?

What’s
 worth
 saving 
in 
#thisplace?

tradotto in italiano sarebbe: Cosa vale la pena salvare su questo pianeta?

Tutto qui. O meglio questo è quello che gli utenti devono fare. Scrivere un twit, possibilmente in inglese, con la risposta a questa domanda e ricordarsi d inserire l’hashtag #thisplace.

Quello che faranno Christian, David e Becky sarà stampare i twit e pubblicarli in un libro che metteranno nelle mani dei delegates a Copenhagen.


“Climate 
change 
is
 such a
 big 
and 
complex 
issue 
we
 wondered 
if 
there 
was
  a 
way 
to
 somehow 
squeeze 
it 
all 
into 
something 
small 
and 
simple
 that 
could
 make 
a
 difference
 at 
Copenhagen.” [Christian]

To
 lots 
of 
people 
Climate
 change 
seems 
like 
a
 remote 
issue 
‐ 
we
 wanted 
to 
capture 
personal
 stories 
of 
the 
impact 
it’s 
having 
on
 peoples 
lives
 today
 or
 in
 the
 near 
future.” [David]

Per partecipare all’iniziativa e restare aggiornati sulla sua evoluzione i ragazzi hanno creato www.thisplace09.com dove è possibile vedere l’aggiornamento del Twitter Feed con gli ultimi twit pubblicati, iscriversi all’account di Twitter, leggere il blog e diventare fan della pagina su Facebook.

Ovviamente i numeri in questo momento sono molto molto bassi, conoscendo uno degli ideatori del progetto sono una delle prime persone a parlarne, ma da qualche parte bisogna pur iniziare.

Non so se riusciranno nel loro intento ma io faccio un grosso in bocca al lupo.

Qui i loro contatti personali

David@thisplace09.com

Christian@thisplace09.com

Becky@thisplace09.com

Christian mette a disposizione anche il suo numero di cellulare per chi volesse parlarne con lui a voce +44 787 655 6469.

  • Posted by lafra

Recentemente sul numero di Ottobre di Wired Italia ho letto “Ode allo Spreco” di Chris Anderson, direttore di Wired US.

“La tecnologia tende a somigliare sempre di più alla natura. Abbondare è l’unico modo per prosperare e assicurarsi una chance di sopravvivenza. Nella dura vita delle nuove economie, meglio imparare la lezione del libero arbitrio di YouTube”

In sintesi i principali concetti dell’articolo:

  • A differenza della natura che è portata a sprecare vita per cercare vita migliore noi esseri umani non siamo predisposti positivamente verso lo spreco, lo consideriamo eticamente sbagliato (pensiamo al senso di colpa che proviamo nei confronti del cibo: se dovessi cucinare una torta e questa non mi soddisfa pienamente non la butterei via per provare a farne una migliore, ma mangerei quella mediocre perchè sarebbe un peccato gettarla nella spazzatura).
  • Il concetto di spreco è soggettivo e muta nel tempo perchè cambia il valore economico di alcuni prodotti e servizi; Anderson fa l’esempio della differente percezione di una chiamata interurbana tra nonni e nipoti: i primi la vivono come qualcosa da fare in fretta senza perdere tempo perchè dispendiosa nonostante oggi il costo delle telefonate si sia drasticamente ridotto, i secondi quasi non si pongono il problema.
  • La tecnologia oggi ci consente di sprecare proprio come avviene in natura perchè il costo dello spazio che occupiamo con i nostri sprechi (dati, file, etc) è prossimo allo zero.
  • YouTube è un esempio concreto di sfruttamento dello spreco: una specie di esperimento collettivo per esplorare lo spazio potenziale dell’immagine in movimento “sprecando video” in cerca di video migliori.
  • YouTube mette in crisi il concetto di qualità, scardinandolo da ogni valenza oggettiva per lasciare posto a quelle soggettive: è risaputo che YouTube è pieno di cosiddetta spazzatura, ma non lo è nel momento in cui un video come il piccolo panda che starnutisce totalizza oltre 40 milioni di views. Anderson fa l’esempio dei suoi figli appassionati di Star Wars che preferiscono le animazioni in stop motion ricreate con il Lego da bambini di nove anni loro coetanei rispetto al dvd HD. “La spazzatura è negli occhi di chi la guarda”.
  • YouTube cambia le logiche del marketing facendo emergere un mercato prima invisibile in cui la domanda è spesso inespressa o ignorata e l’offerta va ricercata all’interno dello spreco. Riprendendo l’esempio dei suoi figli, Anderson dice che “dev’esserci sempre stata una domanda di Star Wars in stop motion, ma era invisibile perchè nessun esperto di marketing aveva avuto l’idea di offrire un prodotto del genere”. YouTube stravolge le logiche del media introducendo una logica di abbondanza in un settore fortemente caratterizzato dalla gestione della scarsità. Riprendo un passaggio dell’articolo: “Se controlliamo risorse scarse (per esempio la TV in prima serata), dobbiamo scegliere attentamente. Quelle mezz’ore di trasmissione hanno costi reali, e se non si raggiungono le decine di milioni di spettatori si paga con soldi bruciati e carriere distrutte. Non stupisce che i dirigenti televisivi si affidino alle sit-com e alle celebrità: una scommessa sicura in un gioco costoso. Ma se potete sfruttare risorse abbondanti, potete correre rischi perchè il costo del fallimento è basso. Nessuno viene licenziato se la vostra clip su YouTube viene vista solo da vostra madre.
  • In un mondo in cui scarsità e abbondanza coesistono è necessario “perseguire simultaneamente controllo e caos”.

Mi sembra un punto di vista molto interessante ma a tratti incompleto.

Non ho letto gli eventuali approfondimenti su questo tema ma vorrei condividere alcuni pensieri su alcuni passaggi dell’articolo che ovviamente mi interessano quando devo considerare l’Economia dell’abbondanza nel mio ambito lavorativo.

Anche internet è gestita in logica di scarsità.

Ovviamente non “internet” globalmente, solo alcuni dei suoi ambienti, ma credo sia opportuno ricordarlo perchè nell’articolo di Anderson mi sembra che i media classici vengano analizzati come se avessero logiche totalmente differenti dai digital media.

Anche quest’ultimi sono interessati da una logica di scarsità, pensiamo ai portali e alle testate giornalistiche online. La visibilità si paga, non tanto quanto sui mezzi classici come la TV, ma non è gratis.

La stessa homepage di YouTube richiede un investimento spesso non marginale in termini di quote di budget.

Di conseguenza procedere per tentativi, sperimentare sprecando con l’obiettivo di cercare la soluzione migliore può essere oneroso se il video in questione è appunto nella homepage di YouTube o del Corriere (a questo proposito vado un po’ OT ma vi ricordo alcune discussioni “roventi” su Friendfeed in merito alla sponsorizzazione di Lancia Delta appunto sul Corriere).

Il rovescio della medaglia è che l’economia della scarsità online si trascina gli stessi atteggiamenti prudenziali e sbagliati tipici dei media classici. Anderson dice che i dirigenti televisivi puntano sulle celebrità per non “sbagliare”, io vedo web marketing manager che per lo stesso motivo, andare sul sicuro, decidono di riproporre online lo spot televisivo, tale e quale, o perchè hanno paura di puntare su qualcosa di diverso o perchè nella loro percezione è il contenuto di maggiore qualità che hanno a disposizione (quello che è costato di più produrre). Potrebbero avere contenuti inediti, magari banalmente i dietro alle quinte dello spot con episodi divertenti delle riprese o i commenti a caldo dei protagonisti, ma preferire lo spot andato in onda, perchè gli altri contenuti non sono qualitativamente adeguati.

Qui ovviamente ha ragione Anderson quando dice che la spazzatura è negli occhi di chi la guarda e che c’è una domanda che il marketing non vede e a cui quindi non può rispondere.

Internet ha una memoria che lascia molte tracce. Caotica, ma potenzialmente infinita.

Sì è vero, il costo dello spazio occupato dai dati oggi si avvicina allo zero, ma è anche vero che questo rende possibile immagazzinarne la memoria storica.

Arriverò al dunque: se metti online una cavolata è molto difficile farla sparire. Puoi eliminarla dalla tua macchina ma questo non esclude che qualcuno l’abbia salvata e ripubblicata in altri spazi della rete. Quindi anche in questo caso sprecare per andare alla ricerca del contenuto perfetto può essere controproducente perchè nulla esclude che l’utente arrivi al tuo spreco prima di arrivare al tuo contenuto perfetto.

Anche nel caso in cui l’utente scopra il contenuto perfetto non è escluso che per approfondirlo non arrivi agli sprechi che lo hanno preceduto.

Questo ragionamento vale ovviamente per le aziende, per le celebrities, ma anche per le persone comuni: vogliamo davvero che il nostro potenziale datore di lavoro cercando informazioni su di noi arrivi a quel famoso video che ha fatto tanto scompisciare i nostri amici? Anche questo è un tema che richiederebbe un approfondimento ma in questo post eviterei (vi suggerisco la sempre valida presentazione di Sara al Parmaworkcamp "Quando anche il tuo capo è online", qui ripresa in video da Elena).

Attenzione, non voglio censurare un determinato tipo di comportamento online, io stessa ho vita morte e miracoli di me stessa nei vari social media ma ad ognuno dò un ruolo e li tengo per quanto possibile sotto controllo.

Vorrei solo suggerire un po’ di prudenza verso la cosiddetta Economia dell’Abbondanza e approfondire un aspetto solo accennato da Anderson nell’articolo che è quello di perseguire simultaneamente controllo e caos.

L’approccio all’Economia dell’abbondanza dovrebbe iniziare non dallo spreco ma dal monitoraggio.

In conclusione posso dire che a mio avviso il miglior modo per sfruttare questa abbondanza è iniziare da subito a monitorarla.

Il monitoraggio dovrebbe interessare quattro categorie di contenuti:

  1. I tuoI contenuti per avere una visione d’insieme degli “sprechi” già pubblicati e ricostruirne uno storico. Come sono stati recepiti? Come sono stati riutilizzati da parte degli utenti? Sono davvero degli sprechi inutili o se modificati possono evitare di sprecare ulteriormente generandone di nuovi?
  2. I contenuti che parlano di te per capire come controllarli ed eventualmente gestirli. Internet ha il vantaggio rispetto agli altri mezzi di poter modificare, taggare, commentare, linkare, aggregare ciò che viene distribuito in rete. Se qualcuno pubblica un video su un nostro prodotto è scontato dirlo ma è importante essere il primo a saperlo in modo da decidere se e come reagire. Se gli utenti ad esempio pubblicano video tutorial sui nostri device potrebbe essere una buona idea creare un ambiente dove aggregarli piuttosto che crearne di nuovi (ed evitare ancora una volta “sprechi”).
  3. I contenuti degli altri per controllare cosa è già disponibile in rete per evitare di aggiungere “sprechi” già realizzati. Anderson afferma che “presto o tardi ogni video realizzabile sarà realizzato”: a mio avviso sarà più tardi che presto perchè la cultura del Remix può portare alla generazione di infinite versioni di uno stesso contenuto, ed è opportuno monitorare la rete per evitare di investire risorse nella creazione di qualcosa che esiste già se non è necessario.
  4. I commenti ai contenuti: per cercare di capire cos’è la qualità oggi. Non voglio dire che il video del panda che starnutisce sia un video eccelso ma se ha totalizzato così tante views forse è meglio farsi delle domande su cosa è possibile offrire oggi ed esplorare il web alla ricerca di stimoli che stravolgano magari i canoni tradizionali di qualità.

Voi cosa ne pensate? Secondo voi qual è il giusto modo di approcciare questa Economia dell’Abbondanza? Avete esempi interessanti di gestione dello "spreco"?

  • Posted by lafra

Oggi è stata pubblicata su TPBlog, il blog di TP Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti, l’intervista che mi ha fatto Flavia Brevi, che conosco grazie al suo blog Simply ADdicted.

Intervista TPBlog

Le domande che mi ha fatto sono:

  • Come sei diventata digital strategist?
  • Quanto ha contato per la tua esperienza professionale il tuo blog?
  • Torniamo a scuola e fingi di trovarti di fronte alla maestra che ti chiede di riassumere il tuo e-book

Grazie Flavia, non è stato facile rispondere, è sempre complesso parlare del mio lavoro e nelle domande spero di aver espresso con chiarezza il mio punto di vista sia su cosa vuol dire per me essere digital strategist sia sull’importanza di essere blogger anche sul piano professionale.

Oltre all’intervista su TPBlog volevo cogliere l’occasione di questo post per rispondere a coloro che mi stanno chiedendo o che magari nei prossimi giorni mi chiederanno "Ma sei tu quella che balla su l’Espresso di questa settimana?".

Sì sono io e sì è stata un sorpresa anche per me.

Non voglio dilungarmi ulteriormente su cosa penso di questo scatto o meglio della pubblicazione di questa foto nell’articolo di Alessandro Gilioli relativo alla Blogfest a Riva del Garda.

Il tema è già stato sufficientemente sviscerato in questa discussione su Friendfeed quindi mi limito ad embeddarla.

 

 

AGGIORNAMENTO DEL 20 OTTOBRE 2009

Successivamente alla pubblicazione di questo post ho scritto al Direttore de L’Espresso Daniela Hamaui per segnalarle la discussione e chiederle gentilmente di garantirmi che lo scatto in questione non sarebbe rientrato tra le immagini di repertorio, in sostanza volevo assicurarmi che non venisse più utilizzata. Mi ha risposto il photo editor chiedendomi di inoltrare la richiesta direttamente al fotografo Frazzetta. Andrea è stato davvero molto gentile e professionale e oltre a scusarsi mi ha spiegato le ragioni dell’utilizzo della foto. Mi fa quindi molto piacere pubblicare la sua email e ringraziarlo.

Cara Francesca, Sono Andrea, fotografo, autore del servizio sul Blogfest per l’Espresso.

Innanzitutto, doverosamente, e davvero con molta sincerità: scusa. Non era proprio mia intenzione metterti in imbarazzo con questa immagine, e in sostanza, senza dilungarmi troppo, hai ragione su tutta la linea.

In secondo luogo ti garantisco che la foto non verrà mai più usata, non sarà archiviata nè da me nè dall’Espresso e provvederò oggi stesso ad eliminare il file (è uno scatto digitale) dall’Hard Disk.

Detto questo mi piacerebbe spiegarti come sono andate le cose, soprattutto per chiarire che non c’è stata da parte mia nessuna cattiva intenzione.

Sono stato incaricato dall’Espresso di seguire l’evento del Blogfest, nei giorni di sabato e domenica, insieme ad Alessandro Giglioli. Ti confesso che sin dall’inizio mi sono trovato un po’ difficoltà, l’evento in sé, interessantissimo nei contenuti, era davvero difficile da trasporre fotograficamente… Parlando e consultandomi un po’ con Alessandro, Gianluca Neri, e facendo amicizia poi con un po’ di ragazzi al blogfest, ho deciso di cercare di riportare, fotograficamente, l’attenzione sull’elemento più “umano”… sui blogger, sui ritratti, e sul clima di festa e confronto che erano nello spirito di questo evento. Quanto alle foto della festa sinceramente non pensavo neanch’io sarebbero state usate… ma credo di capire il senso della scelta.

Per noi “profani” la figura del blogger è un qualcosa di molto vicino a una sorta di “nerd”, un’appassionato “internettofilo” richino sulla sua tastiera e chiuso in casa davanti al monitor. Ora queste immagini della festa, molto vitali, credo siano piaciute alla redazione proprio perché un po’ spiazzanti rispetto all’argomento… Per la serie: ehi i blogger sono socievoli non solo on-line, e sono pure belli… Ecco io ho inserito queste foto un po’ per questo motivo…

Detto questo è stato un mio errore non averti chiesto il consenso preciso. È una cosa che non faccio mai, ti prego di credermi, ho un grandissimo rispetto per tutte le persone che fotografo, la mia mancanza è stata un po’ accidentale ed è stata una leggerezza… Come ti dicevo non immaginavo che le foto della festa alla fine sarebbero state usate, (fra l’altro sono passato alla festa anch’io un po’ per caso e fuori programma…).

Mi son reso conto che le immagini sarebbero state tutto sommato interessanti da inserire nel servizio solo il mattino dopo, domenica… e proprio domenica mattina ho cercato di trovarti “nel tendone” e nei paraggi… ma non ti ho più visto… ho incontrato invece Lawrence e Guido anche loro “protagonisti” di una foto di ballo che non è stata poi scelta, e a Guido ho chiesto il permesso per poter fare anche un altro ritratto (quello con gli occhiali finti, pubblicato poi vicino alla tua immagine…)

Insomma non ti ho incrociato più e poi ho lasciato correre un po’ così, non pensando che la foto sarebbe stata pubblicata e confidando eventualmente nella tua comprensione e nella chiarezza delle buone intenzioni di questo articolo.

Insomma, lo ribadisco, ho sbagliato a non dirtelo (e anche non cercare di contattarti dopo) e sono sinceramente dispiaciuto… E ti ribadisco anche tutta la mia buona fede… ho dovuto “allargare” il servizio con queste immagini proprio per riuscire a far “reggere” fotograficamente il reportage che rischiava altrimenti di saltare o di diventare molto più stringato… insomma di fronte a questa possibilità ho deciso piuttosto di rischiare.

Ti chiedo ancora scusa. Quanto all’immagine nello specifico il mio poco obiettivo parere di autore e che sia una bella foto… e spero che in qualche modo questo abbia limitato un po’ i danni, ovvero il fastidio che ti ha inevitabilmente provocato… il mio era un tentativo di rendere omaggio al “mood” dell’evento e all’allegria del momento (in fondo era una festa, lo dice anche il nome no? blogfest, no blog-symposium, o blog-award-ceremony…) non volevo davvero strumentalizzare la tua bellezza.

Spero in qualche modo di aver recuperato un po’ e ti ringrazio davvero per aver reagito in maniera così intelligente e comunque gentile a uno sgarbo innegabile che ho fatto nei tuoi confronti… Ti lascio per qualsiasi ulteriore informazione e chiarimento il mio numero di telefono [...]

Ho letto poi la discussione generatasi su FriendFeed (fra l’atro davvero molto interessante e “istruttiva” per me e per chi fa il mio lavoro…), ho deciso di risponderti privatamente perché mi sembrava doveroso e più opportuno.

Gradirei comunque farti delle scuse pubbliche anche per chiarire la mia posizione rispetto agli altri partecipanti, se lo ritieni quindi pubblica pure questa mail, o fammi sapere e nel caso sarò contento di lasciare un mio piccolo post.

Grazie per la tua attenzione e comprensione.

A presto

Andrea

Grazie ancora.

  • Posted by lafra

Qualche giorno dopo aver pubblicato l’ebook "I Trucchi di una digital strategist" mi ha scritto Edoardo Ambrosini responsabile comunicazione di Museum, una marca di abbigliamento.

Mi ha fatto molto piacere leggere la sua email, è stata non solo gratificante ma soprattutto stimolante e quindi gli ho chiesto se potevo pubblicarla per condividerla qui sul blog.

Ciao LaFra, seguo il tuo blog da parecchio ormai e mi sono appena letto il tuo ebook.

Faccio il responsabile comunicazione di una linea di abbigliamento (giubbotti) di famiglia che si chiama MUSEUM e mi piace molto il mondo dell’online.

Leggendo il tuo ebook mi sono reso conto (con molta modestia ;-) ) che alla fine credo di aver creato una buona base di presenza on-line del brand di cui mi occupo.

Sito Internet: www.museumtheoriginal.com

Banner: dalla settimana prossima comincerà una campagna banner su luxgallery.it e menstyle.it

SEO: siamo ben posizionati (ma stiamo lavorando per posizionarci sempre meglio)

Social: www.facebook.com/museumtheoriginal pagina che aggiorno quasi ogni giorno con qualche notizia

Campagna offline: oltre ovviamente alla presenza del sito ho voluto inserire il QR code, codice che permette di connettersi al sito mobile museumtheoriginal.mobi dai telefonini di nuova generazione.

Inoltre sul sito vedrai la collaborazione che stiamo portando avanti con la Bradipo Travel Designer come esempio di co-marketing

E per finire su www.desiderantes.com puoi vedere i cortometraggi MUSEUM che abbiamo realizzato e che stiamo pubblicizzando su vari siti quali Yalp.it, Bestmovie.it, Movieplayer.it, ecc ecc

Non so perché ti dico questo. Forse è solo per condividere con te un mio pensiero come tu fai con i tuoi post sul blog.

Ciao e grazie dell’attenzione (se sei arrivata fin qui :-) ).

Devo ammettere che prima di questa email non conoscevo Museum ma dev’essere una carenza mia perchè su Facebook questo brand ha una fan page con più di 3000 iscritti

Ho apprezzato molto l’email di Edoardo soprattutto per due motivi:

  • Si è fermato per razionalizzare quello che è già stato fatto e per costruire una visione d’insieme della presenza online del brand
  • Ha sottolineato in più punti che si può sempre migliorare senza necessariamente stravolgere il lavoro svolto fino ad oggi e vanificare gli sforzi

Sembra banale ma per esperienza vedo spesso aziende che di fronte ad un ipotetico fallimento decidono di buttare via un intero progetto per ripartire da zero con uno nuovo quando a volte un’accurata analisi e un’impostazione strategica sono sufficienti per individuare le leve da attivare per ottenere dei risultati significativi (anche se altre volte sono proprio i risultati e i KPI che si vogliono raggiungere ad essere sbagliati, ma questo è ancora un altro discorso).

Complimenti Edoardo e grazie a te per avermi scritto.

  • Posted by lafra

Sì lo so, è da tanto che non scrivo, in molti me l’avete fatto notare. L’ultima tirata di orecchie l’ho avuta venerdì scorsa e così mi sono decisa "Pubblico l’ebook", così recupero in parte la latitanza dalla blogosfera di questa estate.

L’ebook, se così vogliamo chiamarlo, è l’aggregazione e l’arricchimento sia contenutistico che grafico dei tre trend della comunicazione pubblicati all’inizio di quest’anno.

Un’idea nata non da me per la verità ma da uno che di ebook se ne intende visto che il primo che ha scritto è ora un vero e proprio libro di carta:

Oggetto: ebook?

Perche’ non fai un pdf con i tre post sulla comunicazione digitale? secondo me dovresti. [...]

E così ho fatto. O meglio, ho cercato di fare di più: ho unito i tre post ma ho cercato anche di approfondirli e di renderne più piacevole la lettura con esempi e immagini un po’ geek  e decisamente un po’ blonde, ma che possono aiutare a comprendere meglio il senso dei tre trend (o almeno così spero).

Mi sono quindi confrontata con Maurizio e i miei colleghi di deepblue per condividere gli approfondimenti dell’ebook, ho chiesto ad Enrico di controllarlo e di editarlo e a Laura di abbellirlo con le sue illustrazioni.

Ora tocca a voi leggerlo e dirmi cosa ne pensate.

Buona lettura!

Download di "I Trucchi di una digital strategist" (formato .pdf 3.4 mb)

  • Posted by lafra

Proprio come un anno fa mi ritrovo a scrivere un post in treno durante il viaggio di ritorno da Cannes. Gli ho dato lo stesso titolo, cambiando solo l’anno, perchè se confronto questa esperienza con quella dell’anno scorso noto che molte cose non sono cambiate.

Proprio come un anno fa ho conosciuto persone a cui mi sono affezionata in pochissimi giorni e con cui ho condiviso pensieri e riflessioni ma soprattutto tante emozioni. Non me lo so spiegare ma a Cannes tutto si amplifica: i tempi, le sensazioni, le relazioni, si dilatano e si intensificano in modo quasi innaturale, o almeno questo è quello che provo io.

(eh sì, si trova anche il tempo per fare un pisolino)

Proprio come un anno fa ritorno a casa con la testa che mi scoppia per i mille pensieri che si accalcano l’uno sull’altro cercando di farsi posto e con la voglia di fare, di cambiare, di trasformare e di realizzare mille propositi diversi senza sapere bene da dove cominciare.

Proprio come un anno fa mi ci vorrà qualche giorno per riprendermi completamente dai ritmi di questa settimana, dove la voglia di non perdere nessun aspetto di questo evento, dai seminari ai party serali, ti porta

  • a dormire 4-5 ore per notte perché è davanti ad una birra (facciamo anche due, ok tre) che spesso scopri il lato umano dei leoni di Cannes;

  • a portare avanti e indietro un borsone con portatile, telefoni, fotocamere (e relativi caricabatterie), moleskine, moo cards per non correre il rischio di non riuscire ad appuntare e immortalare dettagli importanti;

  • a “metterti giù da gara” tutte le sere perchè su la Croisette ci sono tante di quelle belle ragazze che tu non vuoi assolutamente sentirti da meno.

 

Qualche differenza rispetto all’anno scorso c’è.

Come ho ripetuto a tutti quelli che mi chiedevano come mai fossi lì, quest’anno non ho partecipato a nessuna competition e quindi non sono tornata a casa come vincitrice ma solo come spettatrice di tante vittorie, e un po’ di invidia lo ammetto c’è stata. Ma è una sensazione positiva.

Non mi hanno rubato la fotocamera, anzi le fotocamere (compatta e reflex) e quindi ho diversi giga di foto, soprattutto delle creatività esposte e delle presentazioni dei relatori durante i convegni che mi serviranno per parlarvi di cosa è emerso di interessante dagli incontri a cui ho partecipato. Quelle scattate invece alle persone che ho incontrato e ad alcuni momenti e situazioni vissute a Cannes ho già iniziato a caricarle su Flickr e su Facebook.

Quest’anno sono andata “collaudata” e credo di aver vissuto questa settimana nel migliore dei modi con la voglia di incanalare quanta più esperienza possibile. Avrei voluto condividerla di più con coloro che non sono riusciti a venire postando di più nel tumblr dedicato ai Cannes Lions 2009 che ho aperto prima di partire, purtroppo il wifi era quasi tutto a pagamento e quindi non è stato così semplice ma cercherò di rimediare nei prossimi giorni.

Cos’altro aggiungere? Come ho scritto su Friendfeed quando sono ai Cannes Lions mi sento piccola piccola, ed è una sensazione piacevolissima perché quando torni hai voglia di vivere una vita alla grande.

  • Posted by lafra

Nel precedente post ho parlato di come la crisi economica possa essere vissuta non solo come una minaccia ma anche come un’opportunità, in particolare per la comunicazione.

Avevo citato casi di aziende come Coca Cola e Kellogg’s che hanno dato vita ad iniziative pubblicitarie legate alla crisi, in maniera diretta o indiretta, con il rischio di non essere gradite dai consumatori (mi riferisco in particolare al caso "Spot Coca Cola : Giulia e la crisi").

Avevo anche scritto che a mio avviso le aziende che hanno colto maggiormente questa opportunità sono quelle operanti nel retail che possono in questo contesto di crisi economica far leva su due aspetti ovviamente rilevanti per la categoria: la vicinanza al consumatore e la convenienza.

Durante il mio soggiorno londinese ho potuto notare e anche approfittare di alcune iniziative di catene molto note in UK.

TESCO "CHEAPER ALTERNATIVES"

Tesco ha creato all’interno del suo sito un’area dedicata alla ricerca di "alternative più economiche".

Basta navigare all’interno dello store online e cliccare, dove presente, sul link See Cheaper Alternatives! per visualizzare lo stesso prodotto di un brand diverso (generalmente la private label di Tesco) ad un costo inferiore e aggiungerlo nel carrello (seguono screenshot dalla demo in flash presente sul sito).

Questa iniziativa è stata promossa su diversi media tra cui una campagna banner "interattiva": passando sopra ai prodotti era possibile visualizzare la "cheaper alternative" di ciascuno e alla fine conoscere il totale di pounds risparmiati scegliendo le alternative più convenienti proposte da Tesco.

Le Cheaper Alternatives sono state anche inserite all’interno dei 6 consigli di Tesco per risparmiare quando si fa la spesa.

 A quanto pare queste iniziative hanno premiato Tesco che ha chiuso il 2008 con un +15.1% sulle vendite.

MARKS & SPENCER "DINE IN FOR £10"

Marks & Spencer con una certa periodicità lancia la promozione "Dine in for £10" dove con dieci sterline è possibile acquistare 

A MAIN MEAL

SIDE DISH

DESSERT

+

A BOTTLE OF WINE

per due persone tutto a dieci sterline.

Vi assicuro che come offerta è assolutamente conveniente e apprezzata da molti consumatori, sia considerando i prezzi del food in UK, sia considerando la catena che non ha mai puntato sul low cost. A questo proposito mi sento di dire che l’iniziativa è anche molto coerente con i valori del brand che non vuole svalorizzare la sua immagine di qualità puntando esclusivamente sulla leva prezzo ma che preferisce piuttosto parlare di una scelta efficiente, qualità e convenienza insieme.

SAINSBURY’S "FEED YOUR FAMILY FOR A FIVER"

Sainsbury’s ha lanciato la campagna "Feed your family for a fiver" ossia "dai da mangiare alla tua famiglia con cinque sterline" (fiver è una tipica espressione inglese che si potrebbe tradurre nel nostro "cinquino" o ai tempi della lira lo "scudo" che a quanto pare non si usa più da quando siamo passati all’euro).

Qui potete vedere il recente spot tv con il testimonial Jamie Oliver, noto chef inglese.

L’iniziativa è in questo momento anche oggetto di discussione nella community del sito di Sainsbury’s.

E IN ITALIA?

Anche in Italia alcuni retailer hanno unito all’interno delle campagne di comunicazione i due aspetti di vicinanza al consumatore e convenienza.

Ne sono un esempio la campagna di Coop "Come sarà il 2009?", in cui è chiaro il riferimento al periodo di crisi economica ma senza esplicitarlo come nel caso di Coca Cola,

Lidl che dopo aver sostituito le offertone della settimana con lo spot "Ogni giorno è speso bene" (dove si tenta di adottare dei codici di comunicazione più emozionali legati all’immagine della nuova famiglia italiana)

ha deciso poi di integrare nello spot entrambi questi due aspetti: spot "emozionale" + offerta della settimana.

Direi di fermarmi qui, sicuramente ci sono altri esempi di comunicazione molto interessanti nel comparto del retail nati in risposta al periodo di crisi economica, ne volete segnalare qualcuno?

Cosa ne pensate di quelli che ho citato? 

 

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