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Più di anno fa ho scritto un post sulla differenza tra Owned, Bought e Earned Media. Il post è diventato il capitolo di un ebook. L’ebook è stato letto, commentato, citato, utilizzato nelle bibliografie delle tesi e di qualche corso universitario (sì, sono cose che fanno tanto piacere).

È da un po’ che non vi “spammo” e vorrei cogliere questa occasione per ringraziare tutti quelli che lo hanno letto, che lo hanno scaricato recentemente (in questo momento 3818 download) e quelli che lo segnalano agli altri.

L’occasione in questione è che a distanza di un anno tuttavia sento l'esigenza di correggere o meglio di integrare quello che ho scritto scrivendo un breve post (e non un nuovo ebook ;-) ) su quella che considero l’evoluzione di questa classificazione.

La distinzione dei media in owned, bought e earned media è nata per cercare di dare un ruolo ai social media all’interno di una strategia di comunicazione. Quella che sembrava, infatti, un tipo di visibilità ottenibile gratuitamente all’interno di siti ad altissimo traffico e tempo speso si è rivelata presto un mito da sfatare e un fenomeno da razionalizzare, sviscerare e comprendere.

I tanto bramati effetti “buzz”, “viral”, “ugc” non erano in realtà automatismi della rete ma conseguenze più o meno spontanee di azioni, iniziative, contenuti in grado di suscitare l’interesse del pubblico siano essi di pubblica utilità o di puro intrattenimento.

Quella visibilità non era quindi semplicemente gratuita bensì guadagnata, in inglese “earned”.

La classificazione tra owned, bought e earned media è stata tuttavia da molti utilizzata in maniera impropria nel tentativo di "assegnare" le varie tipologie di siti ad ognuna di queste categorie e dimenticando invece le motivazioni per le quali è stata creata.

Secondo questa catalogazione i bought media sono i siti dove è possibile acquistare spazi pubblicitari e quindi siti come portali e i motori di ricerca, gli owned media sono i siti di prodotto e i siti istituzionali ossia i siti gestiti direttamente dalle aziende e gli earned media sono i social media, blog, siti di video e photo sharing e compagnia bella.

Questa classificazione non è sbagliata ma è incompleta. Oggi pensare ai social media unicamente come un mezzo per generare earned media è limitante e può provocare disillusioni e disattese nei confronti delle sue potenzialità.

Diverse aziende utilizzano i social media anche come owned media, creando al loro interno pagine e profili con contenuti ad hoc, e come bought media, sfruttando le opportunità di pianificazione pubblicitaria offerte dai main player come YouTube e Facebook.

I SOCIAL MEDIA COME OWNED MEDIA

Se senti qualcuno chiedere “Lo troverò su Facebook?” è possibile che stia facendo riferimento non solo all’ex compagno delle elementari o al biondino conosciuto in vacanza ma anche ad un nuovo cosmetico

ad un nuovo modello di cellulare

o al nuovo catalogo Ikea

Spesso lo sviluppo di un nuovo sito di prodotto è affiancato alla creazione di contenuti ad hoc per la pagina Facebook o a video per il canale su YouTube.

Per il lancio di Toy Story 3 ad esempio, Disney non ha solo aggiornato il sito ufficiale disney.com ma ha creato una pagina ufficiale su Facebook, pagine per i singoli personaggi della storia

e contenuti video inediti pubblicati sia su Facebook sia su YouTube

(l'intervista a Ken è uno dei miei preferiti :-) )

Visto il successo riscontrato in termini di partecipazione da parte degli utenti, Disney sta iniziando ad utilizzare Facebook anche come strumento di “social commerce":

Disney has created a new Facebook app that will let users buy tickets to see Toy Story 3 right on the site, while also inviting their friends along. The application is called Disney Tickets Together and is a brilliant example of social media synergy. The app, which works in partnership with ticket-buying websites like Fandango.com, lets users pre-order tickets for the show and then invite others to join them. Users can also post what showing they are going to on their Facebook news feed. This is the type of campaign that is a perfect fit for social media. Not only does the ability to buy tickets without leaving Facebook make impulse ticket buys more likely, but the social aspect makes group planning that much easier. The nice thing about the Facebook app is that you can view what types of theaters are showing the film in your area (meaning 3D, stadium seating, IMAX 3D, etc.) and you can also invite along non-Facebook friends by entering in their e-mail address


Alcune conseguenze legate alla scelta di utilizzare i social media come owned media sono una maggiore visibiiltà nei motori di ricerca dove sempre più di frequente accanto agli owned sites sono presenti i risultati "branded" di YouTube, di Facebook, di Twitter e chi più ne ha più ne metta

e l'utilizzo degli account "social" nei media offline in aggiunta o in sostituzione al sito ufficiale.


 

I SOCIAL MEDIA COME BOUGHT MEDIA

Le opportunità di pianificazione offerte dai player come YouTube e Facebook possono essere raggruppate in due macrocategorie: quelle che abbracciano le metriche consolidate del media (impression, click, etc) e quelle che sfruttano le caratteristiche intrinseche del mezzo come nel caso degli engagement ads di Facebook (di cui avevo parlato anche qui quasi due anni fa), che fanno leva sulle dinamiche social del passaparola e delle raccomandazioni, e i promoted video di YouTube che, in quanto secondo sito di ricerca, traduce le logiche dei risultati sponsorizzati di Google in chiave video.

Anche Twitter in primavera ha annunciato ed iniziato a testare i promoted tweets; ancora una volta vi riporto il caso di Toy Story 3


In conclusione credo che ragionare in logica di owned, bought e earned media sia utile per capire il ruolo da dare ai diversi mezzi di comunicazione, siano essi online o offline, l'importante è non considerarla una mera classificazione ma piuttosto un approccio all'analisi strategica.

  • Posted by lafra

Non è sempre facile difendere la propria dipendenza da internet, dai social media, dagli amichetti della rete, ci sono momenti in cui ci sarebbe anche un po' da vergorgnarsene, in cui ti ritrovi in una rete che non ti rispecchia più.

Per fortuna ci sono persone, persone che creano iniziative, persone che partecipano ad iniziative e persone che ti chiedono di partecipare ad iniziative che sono capaci di farti sentire orgogliosa di essere parte di questa rete e di crederci.

Una di queste iniziative è My Own Private Milano

"Venti fotografi, non milanesi, che un giorno hanno preso un’immagine di Milano. Venti scrittori, milanesi per nascita o per adozione, che un giorno hanno ricevuto una fotografia, e la richiesta di scriverci sopra qualcosa, qualsiasi cosa [...] un racconto a due facce: Milano, fotografata dai non milanesi, e raccontata dagli indigeni"

(da Intro, di Sir Squonk – pag. 2)

My Own Private Milano è scaricabile gratuitamente.

Questo è lo scatto che mi è stato spedito via email senza sapere a chi appartenesse


Questo il flusso pensiero che mi ha ispirato

C’è chi prende il taxi perché non ha tempo di aspettare il bus. C’è chi prende il bus perché i taxi sono tutti occupati. C’è chi cerca una guida nella propria vita perché non è in grado di guidarla da solo. E chi ci prova raramente riesce a farlo con un solo mezzo, scegliendo una sola strada.

Io scelgo di farla pedalare, di sbandare sulle rotaie del tram, di andare contromano, di prendere una multa, di imboccare la corsia preferenziale, di sorpassare sulla sinistra, di tenere la destra, di restare senza benzina perché quando mancano pochi chilometri di autonomia i distributori sembrano distanti anni luce, di tenere il freno a mano tirato che poi si sa che si consuma ma a volte non si può proprio farne a meno, di concederle quella gita in tassì ogni tanto come Eliza Doolittle quando raggiunge la casa del professor Higgins, di farla aspettare alla fermata del tram, di chiederle di accettare un passaggio ogni tanto perché non si può guidare sempre da sole, ma soprattutto di volare in alto, sopra gli edifici, sopra i cartelloni pubblicitari, sopra la notte di Milano.

(pagg. 37-38)

La ringrazio.

  • Posted by lafra

Ieri ho partecipato all’evento di presentazione dell’applicazione Wired, US ovviamente, per iPad.

Il tema della serata "We(b) love Magazine" era la necessità e la capacità di Wired di tradurre un prodotto cartaceo, già di per sè innovativo nel design, in un prodotto digitale fruibile non solo su iPad ma in generale sui diversi tablet in commercio, sui telefoni cellulari e su tutti i PC (a differenza degli altri editori che si stanno concentrando esclusivamente sulla nuova creatura di casa Apple).

Dopo l’introduzione di Riccardo Luna relativa al primo anno di vita di Wired Italia la parola è passata a Scott Dadich e Jeremy Clark che hanno parlato del processo di trasformazione della rivista in App con una dimostrazione live delle caratteristiche del primo numero.

I due interlocutori hanno sottolineato la necessità di tenere in considerazione due aspetti nel momento in cui hanno dovuto affrontare questa sfida:

Design matters.

Details matters.

Design e Details, traducibile in maniera molto grossolana in Grafica e Contenuti, sono stati a mio avviso ben reinterpretati nell’applicazione considerando gli spazi di manovra e gli ovvi limiti con cui si sono dovuti confrontare.

Certo, si può fare molto, ma molto di più. Purtroppo non è stata prevista, o è dovuta saltare per motivi di tempo, la sessione di questions da parte del pubblico altrimenti avrei lanciato la mia mano in aria e avrei dovuto scegliere tra uno di questi temi per formulare la mia domanda:

  1. Functions
  2. Web Integration
  3. Advertising

FUNCTIONS

Per quanto riguarda le funzionalità sarei curiosa di capire se nelle evoluzioni previste o ipotizzate verranno implementati tools di bookmark e tagging, non necessariamente "social" ma "personal", una sorta di traduzione digitale dell’orecchietta che si fa alle pagine delle riviste. Mi immagino la possibilità di creare una sorta di numero personalizzato di Wired da aggiornare continuamente con i contenuti preferiti delle diverse uscite.

Sempre in merito al primo tema mi sono chiesta se e come pensano di introdurre servizi di share dei contenuti. L’app è a pagamento quindi non mi riferisco alla condivisione dell’intero numero ma di parti dello stesso, in particolare quelli creati ad hoc per la versione digitalizzata. Se da una parte si offre un servizio all’utente, dall’altra è comunque un modo per promuovere e dare visibilità alle innovazioni introdotte dall’applicazione rispetto alla versione cartacea e far crescere il desiderio di mettere le mani o meglio le dita sulla rivista formato app.

A questo proposito ho notato oggi alcuni commenti all’applicazione su iTunes tra cui questo

Digitally crippled! A mere PDF with videos :( No sharing! No bookmarking! No previous button! No copy/paste! No special layout for touch screens! No pinching or zooming!

segno del fatto che probabilmente molti altri si stanno chiedendo se "è tutto qui" o se le future evoluzioni dell’app comprenderanno funzionalità aggiuntive e non solo "design" e "details".

WEB INTEGRATION

Durante la demo non ho visto nessun tipo di rimando al sito di Wired. Dato per assunto che i due prodotti hanno una vita editoriale propria non escluderei la possibilità di creare un ponte tra i due all’interno dell’applicazione colmando tra l’altro l’assenza di alcune funzionalità come quelle descritte sopra e quindi un possibile percepito lacunoso nei confronti dell’app.

La notizia interessante comunicata ieri da Riccardo Luna è che in autunno uscirà una nuova versione del sito, e più precisamente la deadline è l’8 ottobre, giorno della consegna del Nobel per la pace a cui è candidato anche Internet.

ADVERTISING

Come stanno ripensando le creatività stampa nel passaggio da carta a app?

Probabilmente questa sarebbe stata la domanda che avrei scelto ieri perchè credo quella di maggior interesse non solo per me ma per il pubblico presente (l’evento era principalmente rivolto alla media community da quello che mi è parso di capire).

Personalmente ho tantissima aspettativa nei confronti di questo tema ed in particolare nei confronti di Condé Nast, che sta puntando molto sulla sua anima creativa, e di Wired che si è distinta per approcci innovativi nell’uso della rivista come strumento di comunicazione pubblicitaria (in particolare mi viene in mente l’advertising "tematico" presente nel numero dedicato allo sbarco sulla Luna ).

In conclusione posso dire di non aver provato personalmente l’applicazione quindi evito toni entusiastici o critici e li rimando al post-test! Se c’è qualcuno che l’ha provata mi farebbe piacere sapere quali sono state le sensazioni, le impressioni e le riflessioni sul futuro di questo prodotto. Nel frattempo aspetteremo l’uscita della versione italiana prevista per dopo l’estate.

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Puoi amarlo o odiarlo ma difficilmente si può ignorare un fenomeno come quello di Farmville, il social game con oltre 80 milioni di active users mensili che allo stato attuale è sia l’applicazione Facebook di maggiore successo sia il gioco più diffuso al mondo.

Inevitabilmente Farmville è entrato sia nella mia vita personale sia in quella professionale.

Per quanto riguarda la prima, contrariamente a quanto si possa pensare, non direttamente, ossia non giocando, non raccogliendo le patate, non andando alla ricerca di neighbours per "espandere" la farm, bensì cercandoli per mia madre.

Sì, avete capito bene.

Notare la mia farm (creata appositamente per questo screenshot) e la sua.

Grazie a lei mi sono fatta una cultura sulle dinamiche di gioco e soprattutto sulle leve che lo hanno portato ad essere così diffuso. Le spiega in maniera molto semplice Federico Fasce in una recente presentazione dedicata al gioco come elemento di innovazione nella comunicazione aziendale.

Da un punto di vista professionale Farmville è un fenomeno decisamente affascinante per molti aspetti: gaming, target, modello di business, strumento di comunicazione e advertising. A questo proposito ho pensato di condividere su Slideshare un powerpoint in cui ho raccolto alcuni key facts a mio avviso interessanti relativi a questo fenomeno.

 

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"Tu sei toro allora sei cocciuta”

“Sì è vero. Ma ti dirò un’altra cosa. I tori sono talmente testardi da avere sia la pazienza sia la capacità di spiegare le proprie ragioni”

“Forse alla fine riuscite ad avere ragione per sfinimento”

Sì, mi sa che sono fatta così. Cerco di convincere gli altri delle mie ragioni. Mi ricordo quando frequentavo l’università: io e la mia compagna di banco studiavamo insieme ed eravamo preparate allo stesso modo ma alla fine io prendevo voti più alti dei suoi perché io ero davvero convinta di quello che dicevo mentre lei tentennava alla prima obiezione del professore. La faccia convinta non è la faccia da culo, non fraintendiamo. Non c’è falsità. Non c’è finzione. La convinzione è un’altra cosa.

“Hai detto che ho ragione? Puoi ripeterlo per favore?”

“Sì, hai ragione”.

Come mi pesa dare ragione, ma l’ho fatto. Davvero. Sarà il segno zodiacale ma sono fatta così, devo sbatterci la testa, o come si suol dire le corna, e come San Tommaso se non vedo, non tocco, non credo.

Sì, sono fatta così. Non fraintendetemi, non voglio avere ragione a prescindere. Ascolto, rosico, e poi sono capace di ammettere che mi sbagliavo. Beh, magari non completamente. Ok, sto cercando di convincervi che non posso davvero aver sbagliato qualcosa. Magari qualche errore di valutazione. E poi, sto cercando di convincere voi o me?

Forse ho dato ragione perché volevo essere dalla parte della ragione. Forse non è vero che voglio avere sempre ragione, forse voglio solo essere dalla sua parte, fa vivere meglio.

“E sticazzi, chi vuole vivere dalla parte del torto?”

Eppure io qualche volta dalla parte del torto ci sono stata.

Delete.

Ctrl+Z.

Ma sì tanto vale lasciarla lì quella parolina tanto temuta, negata e schivata (anche un po’ schifata). Torto.

È vero, una donna è libera di stare con diversi uomini sbagliati fino a quando non trova quello giusto. Anche essere la donna sbagliata però. E poi diciamocelo, si può davvero essere il partner sbagliato di qualcuno? Ok, ci sto provando di nuovo. Però dai, provate a non darmi ragione.

È la dura lotta dell’essere umano, combattuto tra razionalità e passionalità. Amiamo e odiamo l’una e l’altra con la stessa intensità. In realtà riuscire ad odiarle e amarle è un lusso che pochi si possono permettere. È un lusso riuscire a farle convivere entrambe dentro di sé.

O forse è solo un’altra testardaggine della quale cercherò di convincervi.

PS E comunque oggi ho vissuto qualche piccola bella sorpresa che mi ha fatto sorridere. E tutto questo, perché in fondo in fondo, ma molto in fondo e ci aggiungo anche un forse, avevo ragione.

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Ecco, io raramente scrivo post personali, ma oggi mi prende così.

Sono una persona fortunata io, non è la prima volta che lo dico. Oggi si festeggia la festa del papà. Ho chiamato il mio papà per fargli gli auguri. Alle 1815. Scherzando mi ha detto che sicuramente l’ho fatto perché me lo ha ricordato mia madre. Aveva ragione, me lo aveva scritto su messenger già un paio di volte mentre ero in ufficio, ma non mi sarei dimenticata. Ci tengo alle feste. Sarà il mio retaggio inglese. L’economia inglese si basa sui pretesti per festeggiare. Mi ricordo quando una volta ho visto nelle vetrine di una pasticceria nel Kent delle confezioni regalo per la “festa della maestra” e mi sono chiesta se fosse fattibile una cosa del genere in Italia. Dura vita quella delle maestre.

Ho amici che oggi ricordano padri che non ci sono più. Io ho chiamato mio padre alle 1815. Sono una persona fortunata. Sì, sono fortunata.

Se ho qualcosa che non va ho sempre qualcuno che me lo fa notare. Da qualche mese sono in molti a farmelo notare. Forse quel qualcosa, o era un qualcosa diverso, si notava anche prima ma era più facile da giustificare. Facile. Che strana sensazione usare la parola facile associata a scelte così difficili. Scelte, non scelta, perché quando devi prendere una scelta quelle difficili si mettono in coda prendono il numerino e aspettano il loro turno. E io non sopporto le file. Non tollero perdere tempo.

Gli amici mi chiedono come sto e io rispondo “Si bene dai”. E dentro quel “dai” ci sono sere e sere passate a pensare a me stessa, ad ascoltare canzoni in modalità repeat fino a quando qualcosa ti distrae, a ripetermi che non mi manca assolutamente niente, e altre cose indicibili in un post personale sporadico da pubblicare in un blog che di personale ormai ha poco se non il punto di vista dell’autrice nell’affrontare temi professionalmente interessanti ed in generale il suo lavoro. Sì, anche quando tocca fare i conti con i punti di vista altrui.

Punti di vista. Punti. Sì forse quello che mi manca sono dei punti. Punti di riferimento. Punti fermi nella mia vita. O forse no. Forse mancano dei punti di sospensione. Forse manca solo un po’ di punteggiatura, una virgola qua e là, un punto a capo, un punto esclamativo, di sicuro non mancano i punti interrogativi. Per ogni punto interrogativo dovrebbe esserci almeno un punto esclamativo o un punto a capo.

La prossima volta che mi chiederai come sto e ti risponderò “Sì bene dai” sappi che sto bene. Davvero. Sì, perché sono fortunata. Lo so. Ne sono consapevole. Mi manca giusto qualche punto.

Intanto metto qualche puntino sulle i. Sono importanti. Colmano l’approssimazione e l’incertezza. Almeno quelli ogni tanto so dove piazzarli.

Punto.

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In questo ultimo periodo si è sentito tanto parlare del fenomeno iPad, il nuovo device di Apple presentato da Steve Jobs.

Ho letto diversi post sul tema per cercare di farmi un’opinione e ancora non ci sono riuscita ma proverò a riassumere comunque alcuni temi chiave e a condividere qualche riflessione.

Perchè l’iPad sta suscitando tanto interesse?

Innanzitutto perché è Apple, l’azienda che dopo aver rivoluzionato il mercato dell’hardware e quello della musica digitale ha stravolto anche quello della telefonia cellulare con il lancio dell’iPhone e del suo App Store. Quindi la seconda domanda sorge spontanea:

L’iPad sarà un altro device di successo?

Come sempre ci sono gli entusiasti e gli scettici.

Partiamo dalla prima categoria di cui il leader è ovviamente Steve Jobs. Secondo Jobs iPad è migliore di un iPhone e migliore di un computer relativamente ad una serie di task: browsing, email, photos, video, music, games, ebooks. Se da una parte, infatti, lo schermo più grande consente una migliore fruizione di pagine web, foto, video ed in generale delle applicazioni rispetto ad un telefono cellulare, dall’altra l’assenza della tastiera elimina un ingombro non necessario quando si vuole utilizzare un device principalmente per navigare, leggere, e più in generale per scopi non professionali. Jobs definisce l’esperienza di utilizzo di un iPad più "intima" rispetto ad un laptop.

Gli stessi punti di forza vengono visti dagli scettici come punti di debolezza: se una persona ha già a disposizione un iPhone e un laptop non ha bisogno di un iPad.

Il task sul quale tuttavia si stanno scornando (si fa per dire) scettici ed entusiasti è l’ultimo: ebooks.

L’iPad è un rivale di Kindle e dei suoi fratelli?

Ho recentemente lanciato una specie di sondaggio su Friendfeed per mettere a confronto i due prodotti e vedere le reazioni spontanee.

Riassumendo (e banalizzando) si potrebbe dire che le possibili risposte sono di due tipi:

  • Sì, hanno più o meno le stesse dimensioni ed entrambi permettono di leggere eBook.
  • No, sono due prodotti diversi destinati a due target diversi con bisogni diversi.

Tra i Sì abbiamo le seguenti varianti:

  • Sì, ma è meglio Kindle perchè ha la tecnologia adatta per leggere libri interi in formato digitale
  • Sì, ma è meglio iPad perché ha molte più funzionalità rispetto a Kindle, non è solo un ebook reader.

Ci sono tantissimi post e articoli che mettono a confronto i due prodotti quindi evito di dilungarmi sull’argomento.

Per quanto mi riguarda la mia risposta è “Sì hanno più o meno le stesse dimensioni ed entrambi permettono di leggere eBook” e mi sembra eccessivo affermare che si tratta di due prodotti diversi, con target diversi e in grado di soddisfare bisogni diversi.

Sono assolutamente d’accordo con chi dice che per leggere un libro di narrativa è meglio Kindle, ed in generale la categoria dei reader dotati di schermo e-ink ma è anche vero che ci sono tantissimi altri libri che si prestano ad una modalità di lettura più “snack” come ad esempio una guida di viaggio, un manuale di istruzioni, un vocabolario o un libro di normativa come il Codice Civile.

Avere la possibilità di portarsi in viaggio cinque guide non una può essere un grosso vantaggio, magari insieme ai libri di arte con la descrizione dei quadri che andremo a vedere, per non parlare dell’opportunità di cercare una legge semplicemente inserendo nel campo di ricerca il numero o la descrizione e non dovendo aprire un grosso e pesante tomo scomodo se si è in movimento.

Ho sempre pensato che gli e-reader in generale potessero avere un punto di forza rispetto alla carta in questo genere di pubblicazioni, ma ammetto che la mia convinzione è legata al fatto che in questo momento preferisco ancora leggere un libro sfogliandolo, sottolineando i passaggi che più mi colpiscono a matita e mettendo le orecchiette alle pagine per ricordarmi a che punto sono arrivata.

L’arrivo dell’iPad ha rafforzato ulteriormente il mio pensiero, facendo un passo in avanti. Se il vero successo dell’iPhone è strettamente legato al mercato delle apps, il successo dell’iPad sarà credo legato alla capacità di sviluppare un’offerta di prodotti editoriali, ed in generale di applicazioni, in grado di sfruttare al massimo le potenzialità del device.

Provo a fare qualche esempio:

  • Un libro di arte con una navigazione interattiva: toccare diversi punti del dipinto per avere ulteriori dettagli, cliccare sul nome dell’artista per vedere altri dipinti e vederli geolocalizzati (e magari scoprire mentre si è al Musée d’Orsay che a Parigi esiste un intero Museo dedicato a Picasso)
  • Una guida di viaggio con integrato Google Maps
  • Libri di storia in grado di farci rivivere davvero il passato: se mi trovo al Circo Massimo potrò vedere nello schermo del mio iPad una rappresentazione di quello che era quel prato verde duemila anni fa (mi viene voglia di tornare studente al solo pensiero) e magari vedere la corsa delle bighe di Ben Hur.
  • Libri di advertising multimediali: invece di ingegnarsi a trovare delle modalità comode per visionare i link inseriti in libri di marketing e advertising come nel caso di Invertising di Paolo Iabichino sarà possibile visionare direttamente sull’iPad i video delle campagne citate e approfondire i case study.
  • Librogame “infinito”: vi ricordate i librogame, i libri in cui la storia dipendeva da alcune scelte che si prendevano nel corso della lettura con la possibilità di avere diversi finali e diversi percorsi da seguire? Con un iPad si potrebbe costruire un librogame potenzialmente infinito, da aggiornare con nuovi percorsi e nuovi finali.
  • Comics "personalizzati": recentemente mi è capitato di notare diversi tool e attività di comunicazione in cui viene richiesto di creare personaggi dei fumetti; all’interno di un libro di comics interattivo si potrebbe dare la possibilità al lettore di creare il proprio personaggio e vederlo prendere vita all’interno di un racconto. I fumetti in generale meglio si prestano per uno schermo a colori come quello dell’iPad rispetto a quello in bianco e nero degli altri e-reader sul mercato (e a questo proposito già si parla di un futuro Kindle a colori in grado di contrastare la possibile concorrenza dell’iPad).

Non mi sono soffermata sulle possibili implicazioni “social” di un prodotto editoriale creato appositamente per l’iPad. Nel post “What, Who, Where (e When): qual è il futuro dei servizi online?” avevo immaginato un servizio in grado di segnalarmi il ristorante giusto in base ai criteri che avevo indicato (What = cucina indiana), vicino al luogo in cui mi trovato (Where), con giudizi positivi da parte dei miei amici che ci erano già stati (Who) recentemente (When).

Ora mi immagino una guida di viaggio con inserita all’interno questa applicazione. Le apps sviluppate per l’iPhone possono quindi arricchire i prodotti creati per l’iPad.

Quali possono essere quindi le opportunità legate all’arrivo di iPad? E chi può giovarne?

Le opportunità possono essere potenzialmente molte e ne possono giovare in tanti: sviluppatori, editori, brand, il mercato delle apps è “aperto” a differenza di quello editoriale.

In particolare ho letto articoli con toni speranzosi e ottimisti nei confronti di

  • Editori di magazine: l’iPad potrebbe essere il device che dà finalmente nuova vita ai magazine, grazie allo schermo a colori e alla navigazione multimediale. Condè Nast ha già annunciato lo sviluppo di un’applicazione iPad per GQ e in futuro per Wired (US ovviamente). Un articolo interessante per approfondire questo tema è “Can E-readers and Tablets Save the News?” di Mashable
  • Sviluppatori di gaming: le caratteristiche tecniche dell’iPad, in primis il touch screen, sono ideali per alcune categorie di game come i giochi di strategia, i physics games come Crayon physics e i board games (su uno schermo grande come quello dell’iPad si potrebbe giocare a Monopoli o a dama su un unico device). Vi consiglio di leggere “10 Potential iPad Games and Concepts to Build (Plus Bubble Ghost)”.

L’ultima categoria di aziende e persone che potrebbe avvantaggiarsi dell’arrivo dell’iPad è rappresentato da coloro che saranno in grado di sfruttare l’effetto “iPad fevercreando gadget e merchandising dedicato: in questo senso un caso emblematico è rappresentato da iMaxi l’iPad case a forma di assorbente creato sulla scia degli sfottò generati da uno dei possibili significati del termine Pad (non solo taccuino ma anche pannolino).

In generale il mio consiglio è di non sottovalutare l’iPad perchè i limiti tecnologici si superano e le potenzialità di sviluppo di un mercato legato a questa categoria di device e ai relativi prodotti mi sembra ci siano.

In attesa di farmi una vera e propria opinione monitoro le valutazioni e i commenti degli altri. A questo proposito ho salvato i link che ho trovato interessanti su delicious con il tag ipad delicious.com/lafra80/ipad.

  • Posted by lafra

Quando un anno fa vi ho parlato per la prima volta di quelli che secondo me sono i principali trend della comunicazione ho iniziato con l’evoluzione del brand spiegando che se da una parte lo stesso non è più relativo unicamente a prodotti e servizi dall’altra è spesso soggetto ad esperimenti di ibridazione volti a creare nuovi universi valoriali accostando due brand apparentemente molto diversi ma che in realtà possono avere in comune il target, la brand equity, codici di comunicazione, etc.

I casi che ho segnalato provengono dal mondo dell’automotive: Citroën C1 Deejay, Renault Modus Grazia e Nissan Eco Micra RDS sono modelli nati dall’accordo tra un product brand e un media brand.

Nel 2009 questo trend è stato cavalcato da Fiat e dalla sua 500 con il lancio di due modelli davvero notevoli

Fiat 500 Diesel

la 500 by DIESEL è una variazione sul tema 500, ideata per conquistare gli amanti della moda, tendenzialmente giovani, interessati ad un allestimento dell’auto ancora più ricercato e per certi versi eccentrico. A cominciare dal colore della carrozzeria, “verde DIESEL” come la livrea dell’elicottero personale di Renzo Rosso. E poi ci sono degli speciali cerchi in lega da 16 pollici caratterizzati dal logo DIESEL e che lasciano vedere tra le razze le pinze dei freni verniciate di giallo […] 

e Fiat 500 Barbie

La Fiat 500 Barbie è caratterizzata da una serie di dettagli che richiamano in maniera esplicita il personaggio Mattel e il suo mondo; a partire dalla vernice scelta per la carrozzeria, un rosa laccato che ricorda le vernici da manicure, agli interni rosa-crema con numerosi particolari “Glitterati” che impreziosiscono gli esterni e l’abitacolo, come i sedili rifiniti col lamine argentate o i tappeti con vera seta naturale.

Il 2010 invece si apre con Alfa MiTo Nine, la nuova versione speciale della MiTo che Alfa Romeo ha presentato in concomitanza con l’uscita nelle principali sale cinematografiche italiane del film ”Nine”, diretto da Rob Marshall e che vede tra i protagonisti Daniel Day-Lewis, Nicole Kidman, Penelope Cruz e Sophia Loren.

A un prezzo di listino di 1.400 euro (IVA inclusa), il Pack "Nine" prevede cerchi da 16” Elegante, tetto verniciato nero e trattamento satinato per maniglie, calotte degli specchi e cornici dei fari. Invece, nel caso dell’allestimento Distinctive e ad un prezzo di 1.700 euro (IVA inclusa), il Pack "Nine" offre cerchi da 17” Elegante, sedili in pelle, regolazione lombare del sedile del passeggero anteriore, tetto verniciato nero e trattamento satinato per maniglie, calotte degli specchi e cornici dei fari. 100119_AR_MiToNine_02.jpg E perché la versione speciale "Nine"? Alfa Romeo celebra un importante "product placement": per la pellicola americana, ambientata in gran parte in Italia, è stata "scritturata" una splendida Alfa Romeo Giulietta Spider del 1955 [fonte blogosfere.it]

Da diversi anni il settore automotive si lega al cinema per le sue attività di comunicazione, non esclusivamente di product placement, pensiamo ad esempio alla partnership tra la nuova Peugeot 5008 e L’era glaciale, tra la Mazda CX-7 e Avatar, e tra Mercedes e Sex & the city, collaborazione confermata anche per l’uscita del secondo capitolo della trilogia cinematografica; è la prima volta, invece, che noto il nome di un film sulla carrozzeria e sul listino prezzi di una vettura e non solo come tema di comunicazione di una campagna pubblicitaria.

Vorrei quindi condividere alcune considerazioni:

  • Ogni attività di comunicazione può diventare a sua volta contenuto di comunicazione: l’attività di product placement in questo caso diventa il tema centrale dello spot televisivo e del minisito dedicato al prodotto.
  • Internet è il mezzo ideale per la valorizzazione di un’attività di comunicazione nel momento in cui non solo viene utilizzato per darle ulteriore visibilità rispetto ai mezzi offline ma per veicolarla come un vero e proprio contenuto. Pensiamo ad esempio alle opportunità che offre una sponsorizzazione come ad esempio ha fatto Peroni, sponsor ufficiale della nazionale italiana di rugby, creando il sito internet tuttorugby.it.
  • Tuttorugby.it

  • Sempre di più la comunicazione richiede il coinvolgimento dell’area di product management e di innovation in modo che sia il prodotto in primis ad abbracciare i temi e i valori trasmessi: dal packaging alla carrozzeria. A questo proposito un esempio calzante è il caso delle patatine Walkers con l’iniziativa “Do us a flavour” di cui vi ho parlato l’anno scorso.
  • Walkers VOTE FOR ME

 

  • Posted by lafra

In questi giorni il mio conto corrente ha avuto un gran scossone identificabile nell’addebito delle operazioni di dicembre con carta di credito. Ovvia conseguenza di una pratica (la quale nel mio caso sta diventando sempre più una consuetudine) che è quella di comprare i regali online. Ho pensato di scrivere un post con alcuni dei miei acquisti e relativi consigli perchè oltre a poter tornare utile l’anno prossimo può dare qualche spunto per idee regalo non solo natalizie.

M&M’S personalizzate

Adoro il sito delle M&M’S, mi piace spesso segnalarlo come un ottimo esempio di Owned Media e quest’anno ne ho avuto la conferma dopo aver effettuato il mio primo ordine nello shop. In particolare ho acquistato le personalized M&M’s, personalizzabili sia nel colore (è possibile scegliere due colori), sia nel testo, sia nel packaging.

Ho comprato due formati diversi: un packaging medio con M&M’s fucsia e arancione e la scritta

:-) XMAS

Le Pine

(ve lo ricordate il regalo dell’anno scorso?)

Questo, invece, è il secondo, più piccolo, e con la scritta

:-) XMAS

LaFra

un pensierino per qualche amichetta e per i miei colleghi

Personalized M&M's

Vi consiglio di dare un’occhiata anche agli altri articoli, dalla cancelleria agli articoli casalinghi, tutti coloratissimi e divertenti.

Gadget Lego

Sia io sia il Mauri siamo grandi fan della Lego e adoriamo navigare nello shop online alla ricerca di gadget.

Per Natale ho deciso di comprargliene qualcuno. Inizialmente avevo optato per la vaschetta per il ghiaccio per creare cubetti a forma di mattoncino insieme ad alcuni articoli di cancelleria.

 

Ho effettuato l’ordine con un certo anticipo, mi è arrivata la conferma via email e dopo una settimana ho provato a controllare lo stato. Non riuscendo a trovare il tracking ho scritto alla Lego che mi ha risposto dicendomi che l’ordine era stato annullato perchè non risultava pagato. Può succedere, ma avrebbero potuto sollecitare il pagamento o comunque avvisarmi dell’annullamento.

Risultato: dopo aver insultato la Lego in tutte le lingue possibili, ho effettuato un nuovo ordine, ho rinunciato alla vaschetta per il ghiaccio (sold out!) sostituendolo con la sveglia di Star Wars, e a Natale Mauri ha ricevuto un biglietto con stampate le immagini dei regali che avrebbe ricevuto.

(22 dicembre)

(7 gennaio)

Flip & Tumble

Segnalazione di Girl Geek Life. Le Flip & Tumble bags sono shopper da portare comodamente in borsetta perchè portano via pochissimo spazio, per la donne attente all’ambiente.

Belle vero? Peccato che non siano ancora arrivate. Oltre a qualche giorno di ritardo nella consegna devo ancora pagare la tassa per la dogana, che è in più rispetto al costo della merce e di spedizione, e non si paga al momento dell’ordine ma prima della consegna.

Conseguenza: per evitare di presentarmi senza regalo ho dovuto comprare delle borsette analoghe da Moronigomma. Deciderò cosa farmene di tutte le bags ordinate!

Biglietti per il teatro

Una bella idea da tenere sempre presente è il biglietto per un concerto o per uno spettacolo teatrale. Quest’anno ho regalato i biglietti per la Bella e la Bestia (meraviglioso!)

e per We Will Rock You.

Su Ticketone è possibile anche acquistare una gift card da 50 e o da 100 euro con un codice da inserire sul sito al momento della prenotazione. Recentemente ne ho comprata una per una mia amica ed essendomi ridotta al giorno stesso del compleanno per prenderla ho cercato il punto vendita più vicino nella sezione "Dove trovare la nostra Gift Card". Mi sono recata presso due degli indirizzi indicati e ho trovato due palazzi con uffici di diverse società, commercialisti, avvocati, etc ma nessuno che avesse una vaga idea di cosa fossero queste gift card. Ho provato a chiedere anche nelle banche vicine ma niente. Per motivi di tempo non sono riuscita ad andare dentro la Ricordi dove vendono i biglietti dei singoli eventi, magari è possibile acquistare la Gift Card lì. Nel dubbio potete farvela recapitare, ovviamente è necessario qualche giorno quindi conviene giocare d’anticipo.

Abbonamento rivista

Un grande classico tra i miei regali, ne avevo parlato già due anni fa. Quest’anno ho regalato l’abbonamento a Wired: oltre ad essere una rivista che mi piace leggere l’abbonamento è decisamente conveniente rispetto al costo della singola copia.

  • Posted by lafra

In questi giorni ho letto la presentazione "2010 Social Media Influencers – Trend Predictions in 140 Characters, by TrendsSpotting" dove i cosiddetti guru della rete hanno dato la loro opinione su quali saranno i principali trend del 2010.

Tra i vincitori sul podio delle previsioni troviamo il trend “location”:

Pete Cashmore: “Fueled by the ubiquity of GPS in modern smartphones, location-sharing services may become the breakout services of the year … provided they’re not crushed by the addition of location-based features to Twitter and Facebook.”

Michael Litman “I believe that the next “big thing” will be a greater sense of personalization and location-based offerings. We’re starting to see this example in Foursquare”.

eMarketer: “The biggest near-term opportunities will come from location-aware applications.

Robert Scoble: “We’re going to see an explosion of things that use location. Cool businesses that are hip are already doing Foursquare promotions now, but that will boom in 2010. Foursquare – the “cool kids” are on it, it feeds on itself. People are going to use system all of their friends are on”.

Mi ero soffermata a pensare al cosiddetto trend “location” qualche mese fa leggendo un articolo su Adage dal titolo “Places, Please: How location changes digital marketing” dove oltre a considerare gli hard facts come la crescita del numero di dispositivi mobili dotati di GPS, l’autore ha analizzato il fenomeno da un punto di vista più contenutistico.

“To understand why people are so excited, look at the impact other digital innovations have had. Search for example, solved a big part of the “what” problem helping you find what you’re looking for. And while search didn’t know much about our social filters, social networking came in and offered up a “who” filter. Now we’re looking at the “where”.”

What, Who, Where. Tre “filtri” che ci consentono di avere informazioni più pertinenti e mirate ma soprattutto una semplificazione che ci dà la possibilità di provare ad analizzare l’evoluzione dei servizi e fare qualche ipotesi sulle future innovazioni.

What

In principio fu il “What” ossia la ricerca di “cose” nella rete, dove con “cosa” intendiamo qualunque tipo di informazione, inerente a prodotti, luoghi, persone, restituita a noi da un algoritmo (si fa per dire). Le evoluzioni più interessanti di questo filtro sono quelle relative alla ricerca semantica, ossia il passaggio da una ricerca sintattica, basata su parole chiave e slegata dal contesto in cui queste vengono utilizzate ad una ricerca che analizza il testo interpretando il significato logico delle frasi avvicinandosi quindi al meccanismo di apprendimento umano. L’importanza e la criticità di questa evoluzione è dimostrata dagli investimenti ad essa destinati dai big player come nel caso della recente acquisizione di Powerset da parte di Microsoft

Who

I social media hanno poi introdotto quello che avevo definito il “filtro sociale” ossia lasciare che sia l’aggregazione delle scelte e delle segnalazioni del nostro network di contatti a far emergere le novità e gli interventi più interessanti. Friendfeed, il social media che utilizzo con maggiore frequenza, funziona esattamente così:

  • ogni qualvolta un thread viene commentato viene riportato in alto nella homepage
  • è possibile visualizzare, e ricevere via email, il meglio del giorno, ossia i contenuti più commentati e likati dai nostri contatti
  • visualizziamo anche i contenuti di utenti che non sono nostri friends quando i nostri contatti aggiungono un commento o un like.

Mia zia una volta mi ha detto “It doesn’t matter what you know, but who you know”. Il filtro Who cambia a mio avviso questo punto di vista in: “It doesn’t matter what you know but what who you know knows” (sì lo so, la consacrazione della cacofonia).

Where

Il 2009 è stato l’anno del “Where”. L’interesse legato alla localizzazione non è legato in realtà all’introduzione di una vera e propria nuova modalità di accesso alle informazioni – i GPS che ci danno la nostra posizione e ci fanno vedere quello che ci circonda esistono da un po’ di tempo ormai – ma alla possibilità di affinare le ricerche fatte utilizzando i filtri “what” e “who”.

Prendiamo a titolo esemplificativo Brightkite, una soluzione che integra le logiche dei servizi di microblogging come Twitter con quelle di riconoscimento della propria posizione geografica e del geotagging. Si potrebbe dire che Brightkite = Who + Where.

Lo stesso Google Maps è un’evoluzione in chiave “Where” del motore di ricerca associando ai risultati di ricerca una mappa o posizionandoli direttamente al suo interno. Google Maps = What + Where.

E se provassimo ad analizzare l’ultima combinazione ossia What + Who? Otteniamo due categorie di servizi: la “People Search” e la “Social Search”.

Con “People Search" faccio riferimento al processo di ricerca in rete di persone e soprattutto di informazioni sulle stesse. Il punto di partenza di ogni ricerca, ossia Google, ci restituisce spesso tra i primi risultati la pagina di Facebook e/o la pagina di Linkedin della persona che stiamo cercando, due social network in cui siamo presenti con il nostro nome e cognome. Accanto a questa categoria di risultati ne emerge un’altra che è quella relativa agli aggregatori di informazioni su individui come Pipl e 123people che tentano da una parte di superare il “limite” dell’accesso ridotto alle informazioni a meno che tu non sia un contatto della persona che stai cercando (anche se nel caso di Facebook ad esempio le recenti modifiche alle impostazioni sulla privacy hanno reso pubblici dati personali che prima non erano visibili) dall’altra di aggregare passivamente, ossia senza il contributo dell’utente, tutte le informazioni presenti online su quest’ultimo, a differenza di Facebook e Linkedin dove è necessario aggiungere nel proprio profilo le informazioni da visualizzare, e quindi anche quelle provenienti da siti esterni come ad esempio Flickr per le foto e YouTube per i video.

Con "Social Search" intendo invece la possibilità di filtrare i risultati di ricerca “classici” (il “What”) in base alle preferenze dei miei contatti o ai contributi da essi stessi immessi nella rete. Il video recentemente caricato da Google “Social Search demonstration” spiega decisamente meglio questo concetto ossia come combinare il What e il Who. 

Nella combinazione What+Who possiamo quindi dire che Google è molto forte nel What ma deve rafforzare il Who, mentre Facebook ha una componente Who molto forte e ha delle opportunità da cogliere attraverso il miglioramento del What.

Le possibili combinazione tra What, Who e Where ci consentono quindi di "mappare" alcuni dei servizi e applicazioni realizzati in questi ultimi anni e ipotizzare quali potrebbero essere le aree di miglioramento degli stessi o le opportunità per nuovi sviluppi.

What / Who / Where: mappatura dei servizi

Se dovessi, infatti, pensare all’evoluzione dei servizi mi verrebbe spontaneo credere che la soluzione perfetta è quella che sfrutta in maniera ottimale la combinazione What+Who+Where.

Quindi vi chiedo:

  • Esiste già un servizio che sfrutta e combina le dinamiche di What+Who+Where?
  • Quale player potrebbe trarre vantaggio dalla combinazione di What+Who+Where?
  • Come ve lo immaginate il servizio ideale What+Who+Where?

Provo ad immaginarmi una situazione tipo per cercare di rispondermi: sono a Milano e mi viene un’improvvisa voglia di andare a mangiare in un ristorante indiano a Milano. Il servizio ideale dovrebbe:

  • propormi ristoranti con cucina indiana (What)
  • ristoranti vicini a dove sono in quel momento (Where)
  • segnalarmi eventuali recensioni e commenti postati da altri utenti, e indicarmi se tra questi sono presenti miei "friends" (Who).

Lo trovo. Vado fiduciosa. Ne esco un po’ delusa. L’amica che c’era stata ne aveva parlato con toni entusiastici e io mi fido ciecamente del suo gusto. La chiamo. Ecco cosa mi dice: "Ah sì era davvero eccezionale fino a un anno fa, poi ha cambiato gestione".

Nell’ipotetico serivizio ideale mancava un ulteriore filtro: il When. Se avessi ricevuto un commento dalla mia amica in tempo reale sul ristorante avrei evitato di andarci. Il Real Time Web è stato un argomento già affrontato più volte nel 2009 dando anche origine a dibattiti sulla sua effettiva utilità, ma ho l’impressione che il 2010 sarà il suo anno. Cosa ne pensate?

Chiudo con un invito: e se provassimo ad analizzare le possibili combinazioni di What, Who, Where e When? Buon divertimento :-)

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