Monthly Archives: ottobre 2008

Il mio adorato collega Mauri, mi ha segnalato un altro caso di "Personality-based marketing" davvero molto interessante che non conoscevo. Si tratta di Scott Schuman, autore del blog The Sartorialist.

Come Julia Allison anche Scott e’ diventato una web celebrity e la sua fama ha superato i confini della rete, tanto è vero che recentemente ne ha parlato anche la rivista Style del Corriere.

Chi è: Scott Schuman aveva uno showroom specializzato in vendite di collezioni di giovani designer, chiuso dopo l’11 settembre. In seguito ha iniziato a fotografare persone che lo colpivano per il loro look, e a pubblicare queste immagini in un blog: non foto dalle sfilate, non immagini patinate, ma persone che incontrava per strada, caratterizzate da accostamenti insoliti ed estrosi. Come dichiare lui stesso: "My only strategy when I began The Sartorialist was to try and shoot style in a way that I knew most designers hunted for inspiration (…). At the same time I’m also really touched when I get emails from everyday people who say they have been inspired to see themselves and others in a new and usually more accepting way."

Il successo: Il progressivo successo del suo blog lo ha portato a diventare fotografo a tempo pieno e il Time Magazine’s lo ha inserito tra i personaggi più influenti in fatto di moda e design. Il suo blog è insomma diventato un punto di riferimento sia per un pubblico di curiosi e di modaioli, ma anche per stilisti, giornalisti e venditori di moda. Attualmente Schuman ha una pagina mensile su GQ, è autore di articoli e video per style.com ed è stato ingaggiato anche da Gant per realizzare l’ultima campagna pubblicitaria.

Perchè Schuman? Schuman sta connotando l’ultima campagna Gant con un’immagine urban, young e un po’ edgy (a parere mio). Infatti non vi sono passerelle, ma strade di New York, non vi sono modelli, ma ordinary people e non vi sono nemmeno solo vestiti Gant: i ragazzi sono infatti stati invitati a scegliere i pezzi più rappresentativi della collezione da abbinare ad altri capi del proprio personale guardaroba. Credo che la scelta di Schuman sia stata dettata dal desiderio di posizionare la marca come metropolitana, giovane, versatile.

Web celebrity & brand Questo caso mi sembra interessante poichè da una parte ci mostra alcune condizioni che possono lanciare qualcuno come celebrità sul web:

  • talento (non tutti gli UGC sono uguali)

  • visibilità nei social media

  • specializzazione in un determinato ambito (la moda)

  • capacità di attrarre un pubblico specifico (appassionati di moda metropolitana)

  • coerenza con il mezzo web (scegliere contenuti non presenti su altri media, cogliere il lato "dal basso" della moda che può attrarre i navigatori)

D’altro canto l’interesse di media brand come Condè Nast (GQ e Style.com) e di brand come Gant mostrano come le web celebrity possano essere utilizzate strategicamente per connotarsi con un’immagine cool&updated, di cui la rete continua a  godere.

Grazie Mauri!

La mitica Vissia, altra collega dalle mille risorse, mi segnala invece un articolo su Glamour edizione francese dedicato alle Fashion Blogueueses, blogger che si focalizzano sulla moda e che sono diventate un punto di riferimento non solo per il pubblico, ma anche per le stesse case di moda.

 Ecco qualche esempio:

  • The cherry blossom girl: Alix ha 23 anni ed è parigina; decisamente un personaggio polivalente: disegna lei stessa dei modelli, è fotografa e ha creato la propria brand "Alix".
  • Punky B’s fashion diary: Géraldine (32 anni, residente a Metz) ha creato il suo blog nel novembre 2006. Tutto il materiale nel sito è per cosi’ direhome made (le foto sono scattate da un amico). Ora Géraldine è stilista anche nella vita reale.
  • Une fille comme moi: Garance. 33 anni, parigina, appassionata di moda fin da piccola, va a caccia di stili che riproduce nel suo sito con foto e illustrazioni. E’ spesso linkata a The Sartorialist.

Rispetto a Julia Allison questi blogger hanno cercato di far leva sulle loro passioni e le hanno sfruttate per crearsi visibilita’ e per emergere dall’ormai affollatissima blogosfera.

Sicuramente questi "case study" sono un altro chiaro segnale dell’evoluzione degli user-generated contents, in particolare dell’interesse che altri media come stampa e televisione possono avere nei loro confronti: dall’accapparamento dei contenuti amatoriali migliori (diciamo il meno peggio) allo scouting di professionalità emergenti.

Come alcuni sapranno la copertina di Agosto di Wired era dedicata ad una ragazza: Julia Allison. Ho letto i commenti nella versione online dell’articolo “Internet Famous: Julia Allison and the Secrets of Self-Promotion” e ho notato che la comunita’ della rivista si e’ diciamo spaccata in due: chi ha trovato l’articolo interessante e chi si e’ sentito offeso come lettore per la scelta di Wired di mettere una sciacquetta come Julia, un tipo alla Paris Hilton , in prima pagina.

(Julia ha risposto ai commenti alla copertina su Flickr)

Io rientro nella prima categoria. Personalmente credo che questo articolo possa portare a fare delle riflessioni e dare origine a diversi tipi di discussione.

Questa in sintesi (ehm) la mia personale revisione dell’articolo.

Il personaggio di Julia Allison e’ stato scelto come un eclatante caso di personality-based marketing e in sostanza ci “insegna” che se vuoi diventare famoso a tutti i costi in rete ci puoi riuscire, basta seguire alcune regole.

1. FARSI NOTARE (non importa come)

  • Think Big (but start small). Julia ha inizialmente individuato un “target” di riferimento ben specifico, una nicchia di persone su cui far colpo. Quando era una studentessa universitaria aveva un debole per gli studenti di medicina e per farsi notare ha iniziato a lavorare nella biblioteca della loro scuola, posto perfetto per creare un contatto. Quando arrivo’ a New York il suo obiettivo era diventare una figura “cult” e ha capito che iniziare da una “nicchia” e restarci fino a quando non vieni notata dalla stessa, sarebbe stata la sua strategia per irrompere nel mondo mediatico di manhattan. La nicchia in questo caso e’ stato il blog Gawker.com "The source for daily Manhattan media news and gossip" avente spesso come tema i VIP e i media.
  • "Be a hot woman with an exhibitionist streak" Per farsi notare dal blog Gawker Julia ha iniziato a scrivere articoli con link al blog, a commentarne i post e a flirtare con alcuni dei lettori/scrittori. Per questo motivo Gawker l’ha “bannata” dal blog (ossia le ha vietato l’inserimento di ulteriori commenti) e screditata pubblicamente. Invece di disperarsi Julia ha risposto cosi

  • “In-person” is the least common communication channel: per farsi davvero notare e sopratutto ricordare Julia ha capito che non era sufficiente essere un nickname nel web ma doveva farsi notare in carne e ossa perche’ la continua proliferazione di nuovi canali di comunicazione rende la propria persona il canale meno comune, meno scontato e piu’ memorabile. Le eccentriche (una volta si e’ vestita da preservativo) comparsate di Julia a party e gala sono state rese note dai numerosi scatti fotografici e video pubblicati da online da lei stessa e dagli utenti “paparazzi”.
  • "It’s not who you know, it’s who you’re next to": tra le piu’ celebri foto di Julia ci sono quelle accanto a celebrita’ come Richard Branson, Chris Anderson e Henry Kissinger.

2. TENERLI AL GUINZAGLIO

  • Be always their Top of The Mind: non basta farsi notare, e’ necessario che chi ti ha notato si ricordi di te, e per farlo Julia usa i social media come il suo blog, aggiornato costantemente con foto e video (caricati su YouTube), e Twitter, il famoso servizio di microblogging dove alterna messaggi sulla sua vita quotidiana come “At sushi”, “In the car on the way to the Hamptons”, etc a link al suo blog. I contenuti non saranno particolarmente interessanti ma catturano ugualmente l’attenzione.
  • Embrace Enigma: Una volta Julia ha comunicato che l’odio dimostrato nei suoi confronti da diverse persone nella rete la stava distruggendo e che non avrebbe mai piu scritto sul suo blog. Il giorno dopo ha reiniziato a scrivere. Narcisismo o Satira personale? Non si sa, ma la voglia di scoprirlo e’ cio’ che spinge molti fans a continuare a seguirla.
  • Let your fans fight your battles: Julia e’ amata quanto odiata ma questo le giova in ogni caso; da una parte vale la vecchia regola del “non importa come se ne parli, l’importante e’ che se parli”, dall’altra i fans hanno la possibilita’ di dimostrarle il suo affetto difendendola dagli attacchi nemici.

3. EXTEND YOUR BRAND Recentemente Julia ha lanciato un nuovo sito all’indirizzo www.nonsociety.com insieme ad altre due ragazze visibili non appena si accede all’homepage. Perche correre il rischio di abbassare le luci dei riflettori perennemente puntati su di lei per accenderli su altre due donne? Perche’ si tratta di due amiche che grazie a lei, e solo grazie a lei, stanno diventando due web celebrities. Ormai la notorieta’ di Julia e’ talmente forte da poter essere utilizzata per rendere celebri altre persone, come se fossero due subrands del motherbrand Julia Allison.

Alcune riflessioni iniziali:

  • Best (and worse) branding practises: il punto 3 evidenzia come Julia sia ormai paragonabile ad un brand ed in quanto tale credo sia interessante analizzarne l’evoluzione perche’ le sue “tattiche” sono in qualche maniera assimilabili ad operazioni di marketing: pensiamo ad esempio al tentativo di inserirsi all’interno di una nicchia (di mercato) o di connotare la propria immagine di esibizionismo e protagonismo, mi vengono in mente diversi brand che hanno messo in pratica le stesse tattiche di Julia con successo e altri invece che non ci sono riusciti. Uno dei lettori di Wired ha scritto un post in risposta all’articolo di Wired dove spiega che la storia su Julia Allison e’ un chiaro esempio di:

1. How not to do PR

2. How not to use web 2.0 social media tools

3. How not to run a magazine Siete d’accordo?

  • Web Celebrities vs Real celebrities: magari Julia non ispirera’ nessun brand ma potrebbe stimolare i “veri” VIP; pensiamo ad esempio a Britney Spears e a come abbia deciso di puntare sui social media per ricostruire la propria immagine.
  • Nuovi testimonial (o nuove opportunita’ di co-branding): la ricerca da parte di un brand di un testimonial e’ spesso un’impresa difficile: da una parte ci sono “sempre le stesse facce”, dall’altra e’ difficile per il proprio target identificarsi con questi personaggi, e poi beh costano parecchio. Persone come Julia ma in generale le web celebrities non rappresentano in questo contesto delle nuove opportunita’? (e in quanto brand il legarsi a questi personaggi non e’ un po’ come dar vita ad azioni di co-branding? :-) )

Queste sono le prime considerazioni che mi vengono in mente. Voi cosa ne pensate?

Ho letto un paio di giorni fa che Pizza Hut ha esteso le possibilita’ di “order online” anche a Facebook integrando all’interno della sua brand page il sistema di prenotazione e/o acquisto.

Non mi sorprende, Pizza Hut aveva gia’ attivato tutta una serie di canali e Facebook non poteva mancare per due motivi:

  • La brand page conta piu’ di 300.000 iscritti (314.055 in questo momento), anche se non so in percentuale quanti di questi possono davvero usufruire del servizio visto che pur essendo un brand globale non e’ "distribuita" ovunque
  • L’obiettivo di Pizza Hut e’ "Any way they want to order from us, we’ll be there for them” Ipoteticamente a prescindere dal numero di ordini effettuato attraverso quel determinato a canale.

Per aumentare il numero di fans Pizza Hut ha lanciato "Lotta Pizza Lotto" : qualunque utente decida di diventare fan di Pizza Hut prima della fine dell’anno puo’ vincere ogni settimana una gift card di 50 dollari.

L’aspetto che trovo potenzialmente interessante in questa notizia e’ che Pizza Hut non e’ ovviamente l’unico retailer a decidere di utilizzare Facebook come strumento di comunicazione e/o vendita.

Secondo un recente studio di Rosetta, agenzia di interactive marketing, il 59% dei retailer US ha una fan page su Facebook

Rosetta found that 29 of the retailers surveyed had added a Facebook page in the past four months, including Wal-Mart, Toys R Us, Best Buy and Kohl’s. Rosetta suggests that the sharp increase means Facebook and retailers have reached a so-called tipping point, with the pages soon becoming de rigueur.

In Italia come siamo messi? Ci sono segnali che fanno pensare che anche il nostro retailing possa andare in questa direzione?

Per concludere: il titolo fa riferimento alla recente comunicazione da parte di Pizza Hut di cambiare il proprio brand in Pasta Hut allo scopo di attrarre anche la clientela piu’ salutista. Passato lo shock iniziale (ho fotografato anche la freepress con la campagna stampa sul treno) mi sono fermata a pensarci su ipotizzando che possa trattarsi di un’abile mossa mediatica e dando una lettura in giro ai vari articoli / post sul tema non sono la sola.

Pizza Hut diventa Pasta Hut?

In questo post ad esempio si discute sulla scelta di Pizza Hut di lanciare un sondaggio sul sito volto a testare l’opinione dei fan: restare Pizza Hut o diventare Pasta Hut? Qualche giorno fa ho partecipato e questi erano i risultati.

Pasta Hut daily poll (17 October 2008)

I risultati purtroppo sono giornalieri quindi decisamente non rappresentativi del pensiero comune. Teoricamente per sapere il totalone e’ necessario iscriversi ad un concorso: FATTO?! (alla Art Attack) . Io si’, vediamo se me li mandano.

Comunque il dubbio relativo a questa iniziativa e’ ovviamente questo: perche’ lanciare un sondaggio se la decisione e’ gia’ stata presa?

Comunque da un punto di vista comunicazionale l’operazione mi sembra molto ben riuscita, mi ricorda molto il "Whopper Freak Out" di Burger King il cui obiettivo era sostanzialmente "make them show their love" ossia lascia che i tuoi brand lovers dimostrino quanto amano i tuoi prodotti portandoglieli via. Date un’occhiata al numero di "discussioni" aperte sul tema "Pasta Hut" su Yahoo Answers tanto per fare un esempio.

Voi cosa ne pensate?

Ultimamente parlavo con un collega dei film Disney di cui sono una fan da quando ero bambina e ci siamo chiesti quale personaggio disneiano potrei essere (diciamo che abbiamo umanizzato una delle tante applicazioni di Facebook sul tema): ne e’ emerso che potrei essere un po’ Belle, perche’ anch’io come lei sento il bisogno di scoprire cosa c’e’ al di fuori del mio paesino per soddisfare la mia continua ricerca di nuovi stimoli e come lei anch’io sono considerata un pochino strana dalle persone che mi conoscono. Come lei a volte e’ difficile spiegare le proprie passioni agli altri, fino quasi a rinunciarci. Adora i suoi familiari perche la rendono la persona che e’ e si arricchisce grazie alle nuove persone che incontra durante i suoi "viaggi". Ultima cosa in comune? Gaston non e’ decisamente il mio uomo ideale ;-) ).

Se Belle stimola la propria immaginazione leggendo e rileggendo i libri, io ho probabilmente dato questo ruolo alla cosiddetta vita virtuale fino a farla diventare parte della mia realta’.

I test su Facebook pero’ (eh si li ho fatti ovviamente) mi dicono che la Disney Princess che e’ in me e’ in realta’ l’avventurosa Ariel, ma non sono molto d’accordo, mentre in generale il personaggio Disney che meglio mi rappresenta e’ Alice nel Paese delle Meraviglie.

Facebook - What Disney Character are you?

Questo risultato mi ha fatto sorridere perche’ spesso mi sono ritrovata a dire che mi sento un po’ Alice e in questo periodo di vita londinese in particolare. Sara’ che tante cose mi sorprendono, mi meravigliano, anche quelle che le persone considerano scontate e ovvie, sara’ che come Alice sono curiosa e ogni tanto il mio atteggiamento denota un po’ di ingenuita’. Sul fatto che mi faccio gli affari altrui, beh e’ vero, se questi me lo consentono, e’ proprio dalle persone che ricevo le sorprese piu’ grandi.

E tu quale personaggio della Disney sei? :-)

Settimana scorsa sono stata ad Amsterdam due giorni per lavoro.

Era la prima volta. Non sono riuscita a vedere un granche’ perche’ non ho avuto il tempo di gironzolare ma ne sono rimasta ugualmente affascinata. L’ufficio che mi ha ospitata e’ in una delle strade che costeggiano i canali non lontana dal centro.

Che meraviglia! Tutti in giro in bicicletta, biciclette all’apparenza vecchie visto che in alcuni casi si tratta solo di look e non di eta’ del mezzo, e pochissime macchine.

amsterdam 020

amsterdam 021

Su Flickr ho caricato un po’ di foto, anch’esse scattate di fretta senza dedicarci troppo tempo ma che rimangono ugualmente un bel ricordo di questa trasferta olandese.

Ma veniamo al titolo del post: come spesso succede le discussioni piu’ improbabili e le curiosita’ piu’ bizzarre nascono e vengono fuori mentre si mangia (mannaggia ai miei colleghi inglesi che non hanno questa cultura, passano tutte le pause pranzo in ufficio sigh).

La curiosita’ che vorrei condividere con voi e’ l’espressione inglese Tit Monday. C’e’ un giorno dell’anno non predefinito ma che cade generalmente in primavera dove le donne la mattina si svegliano e dato un improvviso aumento della temperatura decidono di lasciare a casa il cappotto pesante e di scoprirsi un pochino. Quel giorno si chiama appunto “Tit Monday” ed e’ un’espressione che ormai fa parte del vocabolario linguistico di molti inglesi (a quanto mi e’ stato detto), uomini e donne. Visto che su queste cose sono come san tommaso, se non googlo non credo, ho cercato l’espressione ed effettivamente esiste eheh! Vi riporto un estratto di un articolo dedicato a questo “fenomeno”.

That glorious day when, heading into work on the bus, or walking to the tube, or sitting on the train, you find yourself suddenly chirpier than you have been in months. You find yourself smiling at strangers again. […] And then you get a text around lunchtime from a mate which says: "At last, Tit Monday!" And you instantly understand why you are so happy. For Tit Monday is that special day in the year when, for the first time, the temperature rises above that magical point which causes girls getting dressed in the morning to decide to show a bit of skin.

Dopo questa chicca mi rimetto a lavorare :-)

Buona giornata a tutti.

Due weekend fa (eh si il tempismo non e’ il mio forte) ho lasciato la gelida (e a volte perfida) albione per tornare in patria, ed in particolare per partecipare all’Internet Tour come ospite.

Marco mi ha invitato per parlare ai “giovani” della mia esperienza da blogger e io ho accettato molto volentieri… c’era solo una cosa che temevo: il palcoscenico! Fatemi ballare, fatemi recitare, fatemi anche cantare (che showgirl) ma l’improvvisazione munita di microfono non e’ il mio forte, mi impegno ma non garantisco risultati ahah. E infatti, di fronte alle domande di Stefano Gallarini, le mie risposte sono state abbastanza tentennanti e dalla costruzione sintattica incerta, ma cercando di essere ottimista mi dico che forse e’ stato un bene avere qualcuno sul palco che non si trovava completamente a suo agio in quella situazione, perlomeno era chiaro che non e’ una cosa che faccio tutti i giorni. Magra consolazione lo so.

Mi rifarò nel pomeriggio con i workshop” mi sono detta. Una location a me più congeniale: il foyer del teatro, con puff colorati, uno schermo, una lavagna con fogli su cui scrivere, e un tema di cui potrei parlare per ore con ogni genere di pubblico “Ascoltare le conversazioni online”. Peccato che i workshop siano saltati perchè al Teatro dell’Arte l’affluenza e’ stata credo più bassa del previsto e inevitabilmente il pubblico si e’ concentrato in Sala.

E quindi, esperienza negativa? Affatto. Personalmente ho trascorso una giornata bellissima, ho rivisto vecchi amici (soprattutto amichette), ho visto in carne e ossa amicizie fino al quel momento “virtuali”, ho conosciuto persone nuove, alcune Very Important. Il mio tag “faccioni” su Flickr si e’ arricchito di foto nuove, alcune mooolto prestigiose (vi lascio scegliere quali):

con Kay Rush

Foto Faccioni: Kay Rush e LaFra

con Domitilla Ferrari (autrice di questi due articoli su Menstyle)

Foto Faccioni: Domitilla Ferrari e LaFra

con David Weinberger

Foto Faccioni: David Weinberger e LaFra

con la dolcissima figlia di Marco Zamperini

codiceinternet 001

Ho fatto anche un “video faccione”, chiamato così non per la modalità di ripresa ma perchè il mio faccione effettivamente riempie tutto lo schermo!

Sì ma Codice Internet? Ho letto tanti post con tanti commenti negativi e devo dire che condivido alcuni dei limiti segnalati come la scarsa visibilità data all’evento sui media tradizionali, speaker adatti per un pubblico di “addetti ai lavori” e non per la massa, l’organizzazione degli incontri in settimana quando la maggior parte delle persone lavora o studia.

Altre critiche invece non le condivido pienamente perchè secondo me per ognuna di esse si può vedere il rovescio della medaglia. Ricorrere a personaggi come Daniele Bossari e la tanto amata / odiata Selvaggia Lucarelli la cui conoscenza del mezzo si sostiene sia alquanto grossolana (a dirla tutta a me l’intervista di Selvaggia e’ piaciuta, chiara e senza fronzoli) e’ deleterio per la diffusione di una cultura digitale di qualità? E io mi chiedo: quanti “non internet users” conoscono David Weinberger e quanti Albertino?

Invitare Weinberger e’ inutile perchè i “non internet users” non hanno la piu’ pallida idea di chi sia e non capirebbero le sue teorie? E io mi chiedo: quante volte si parla del fatto che le scuole dovrebbero rivedere i programmi scolastici per inserire teorie e modelli di riferimento più in linea con il ventunesimo secolo? In sala erano presenti molti studenti e immagino che qualche domanda sul perchè questo simpatico vecchietto creasse agitazione anche nei due presentatori se la saranno fatta. Forse no. Chissà.

E ancora “c’erano sempre i soliti noti”: e dite poco? Credo che coinvolgere i fantomatici “soliti noti” stia diventando un’impresa a dir poco ardua, se consideriamo il numero di eventi e impegni a cui sono invitati a partecipare; dar loro contenuto di cui parlare nei diversi social media lo è ancora di piu’. Io non ci vedo niente di male ad invitare i soliti noti, anzi, penso che la loro presenza sia indispensabile. Codice Internet e’ un progetto di sensibilizzazione e credo che i primi a dover essere sensibilizzati sono proprio i soliti noti, in cui mi ci metto dentro anch’io.

Ho letto in un post, o in un commento ad un post, ora purtroppo non mi ricordo quale e mi scuso in anticipo, che il modo per portare internet nelle case degli italiani e’ andarci di persona (se non sbaglio la proposta era di mandarci Montemagno :-)). Sono d’accordo. Mia madre ha imparato ad “usare” Flickr il weekend scorso perchè eravamo una vicina all’altra davanti al computer. Nel contesto del mio lavoro faccio corsi di formazione per spiegare ai miei “colleghi dell’offline” come usare strumenti come i feed reader e i siti di social bookmarking per migliorare il proprio lavoro e se non possono venire al corso cerco di ritagliarmi un momento per spiegarlo di nuovo. Se non facessi questi corsi in pochi credo che li proverebbero ma non per mancanza di volontà, semplicemente perchè non ne conoscono l’utilità, nessuno prima gliel’aveva spiegata.

Quante persone sono in grado di spiegare cosa sono i feed senza vedere dei grandi punti interrogativi dipinti sulle facce dei relativi interlocutori? Io riscontro sempre difficoltà ma a forza di provarci sto affinando la tecnica, e mal che vada ci sono sempre i video di Commoncraft eheh.

Ok proviamo ad arrivare a delle conclusioni. Codice Internet sta riscontrando i primi problemi e sta manifestando i primi limiti. I problemi si possono risolvere e i limiti possono essere superati se c’è la volontà per farlo. Da quello che ho potuto vedere di volontà ce n’è parecchia. Mi piacerebbe leggere più post volti a rendere questa volontà produttiva piuttosto che a distruggerla (non dura per sempre), e da parte di codice internet la giusta predisposizione ad accettare le critiche (fin dove possibile ovviamente), a tirarne fuori degli insegnamenti per continuare a crescere (perchè ci puo’ essere una crescita, anche se meno repentina di quanto ci si poteva aspettare) e a pensare che il silenzio sarebbe un commento decisamente peggiore.

Sei passato da queste parti e hai notato dei cambiamenti?

Allora forse ti interesserà sapere che questo blog è stato hackerato da un pirata informatico ignoto e successivamente salvato da un Peter Pan del web, ma che dico da un Robin Hood della blogosfera, da un Doctor House de no artri.

Il suo nome è Pascucci, Mario Pascucci.

Lasciando il mondo Disney / Tv Series, i richiami a James Bond e tornando al mondo reale, rimane Mario, un professionista decisamente competente e affidabile (e anche molto paziente) che ha salvato il mio blog da morte certa. Va beh forse sono un po’ melodrammatica ma questo blog era seriamente malato e il doctor Pascucci lo ha fatto guarire senza traumi nè per lo stesso nè per la sua mamma eheh.

Sarò una cosiddetta geek girl, ma per molte cose faccio parte anch’io della categoria dei Dummies, e ho avuto bisogno che qualcuno mi spiegasse come ad una bambina di 5 anni la "malattia" del mio blog per comprenderne la gravità.

Ma ora è guarito. L’unica conseguenza visibile è che ho dovuto rinunciare al mio vecchio template (uno degli elementi più impestati dal nemico) e per il momento ne sto usando uno provvisorio in attesa di regalare al mio blog un nuovo vestito.

Nel frattempo non posso che ringraziare Mario ancora una volta per il suo lavoro.

PASCUCCI IS MY RESCUER! :-D

Ultimamente mi e’ capitato di leggere su Twitter e su Friendfeed messaggi di lamentela nei confronti delle dinamiche di Facebook, relative sia al numero di richieste di amicizia ricevute ogni giorno (di cui purtroppo mi lamento anch’io), sia alle persone che inviano queste richieste.

Un grande classico in questo senso sono proprio le richieste dei compagni di scuola, dai piu’ recenti come i compagni di universita’ fino a quelli che credevamo sepolti nel dimenticatoio come gli amichetti delle medie e addirittura delle elementari.

A me diverte un sacco ritrovarli, vedere cosa sono diventati, che lavoro fanno, se sono sposati, se hanno dei figli, e soprattutto mi piace quel meccanismo mentale che si scatena ogni qualvolta leggo nella mia casella di posta uno dei nomi di quei registri tanto temuti, ossia lo scatenarsi di un insieme di ricordi legati a quel periodo remoto della propria vita.

Ho aggiunto un compagno che faceva delle facce buffissime e mi distraeva durante le lezioni di matematica, ne ho aggiunto un altro che era un vero teppista ma che comunque mi ritrovavo a difendere sempre perche’ uno dei miei migliori amici; ho aggiunto la mia "amica del cuore" delle elementari e ho scoperto che abbiamo un’amicizia in comune: una mia compagna di universita.

Perche’ vi sto annoiando con questi discorsi? Innanzitutto perchè mi piace cogliere quelle occasioni che mi consentono di dimostrare che Internet da solo non distrugge niente, non sgretola la socialità, piuttosto crea delle opportunità, ovviamente solo per coloro che le desiderano e che hanno voglia di cavalcarle. In secondo luogo, anche se in realtà è il vero motivo per cui sto scrivendo questo post, è proprio per cogliere una di queste opportunità: parlarvi del progetto Obiettivo Scuola di Terre des Hommes in qualità di blogger testimonial.

 

Milioni di bambini vivono e lavorano in strada. Milioni di bambini a cui sono negate l’infanzia e la speranza in un futuro migliore. Ogni bambino ha diritto all’istruzione. Per milioni di bambini la scuola è un sogno, aiutaci a realizzarlo.

Quando si è piccoli la scuola è un incubo, quando si è grandi è un bel ricordo… per noi. Per altri è appunto un sogno e TDH cerca di avverarlo. Come? Proponendoti di rivivere quel ricordo, il ricordo dei banchi di scuola: trova una foto di quando eri uno scolaretto, inseriscila sul tuo blog o su Flickr (ma anche su Facebook, su Messenger, etc), linkala alla pagina dell’iniziativa e taggala così: bloggerpresente.

 

E non finisce qui. Vi piace la mia foto da blogger testimonial?

 

Foto di: Alessandro Romiti:
Via A.Vannucci, 5 20135 Milano
Studio +39 02/58307806 Mobile +39 338/6559837

Beh sappiate che potrete averne una anche voi: presto verrà organizzato un aperitivo-evento dove potrete farvi scattare anche voi una foto sul banco di scuola.

Vi piace proprio QUESTA foto? Beh in quella occasione potrete vederla in versione gigantografia (formato 100 x 70) e potrete addirittura portavela a casa. Il mio ritratto è quello degli altri blogger testimonial saranno infatti in vendita a offerta libera e tutto il ricavato sarà devoluto a TDH.

Se non riuscirete ad aggiudicarvi uno dei ritratti potrete (anzi potete!) dare ugualmente il vostro contributo economico donando online.

E ora allontanatevi dal pc, lasciate questo mondo 2.0 per vivere un po’ di ricordi nella modalità più 1.0 che ci sia: le vecchie fotografie :-)